Annette Messager – e il suo femminismo rivoluzionario – apre “Une”, il ciclo della vitalità delle donne artiste

A Villa Medici, fino al 23 aprile, la prima mostra personale in Italia di Annette Messager, una delle artiste francesi più anticonformiste del panorama contemporaneo. “È una scultrice che con grande capacità teatrale riesce ad animare luoghi e persone, utilizzando pochi elementi perfettamente dosati” commenta Chiara Parisi, curatrice dell’esposizione.


«Mi chiamo Messager, certo, ma non rilascio alcun messaggio. È lo spettatore a delineare la strada con la propria storia e la propria immaginazione».

La splendida Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma, ospita fino al 23 aprile la prima mostra personale in Italia di Annette Messager, una delle artiste francesi più anticonformiste del panorama contemporaneo, vincitrice di numerosi riconoscimenti e ospitata dai più importanti centri mondiali, dal MoMa al Centre Pompidou.
Messager conduce in un viaggio onirico fuori e dentro la villa, crea vivide immagini perturbanti nel loro storpiare i riferimenti familiari e rassicuranti. Scultura, pittura, fotografia, scrittura, ricamo: ogni mezzo espressivo e materico è sfruttato per esplorare il complesso mondo psicologico femminile. Si guardano in faccia – seppur travestendole – le paure, le discriminazioni, le fantasie e i cliché femminili. Pareti ricoperti di vagine come fossero fiori, il Mercurio del Giambologna che brandisce una selvaggia chioma femminile, una stanza piena di cuscini e di incubi di Histoire de traversins (2004-2005), animali imbalsamati dalle teste di pupazzo appesi su specchi di Eux et Nous, Nous et Eux (2000), serpenti giocattolo attorno alla Fontana della Loggia: la fantasia viaggia libera, ognuno può vivere e rivivere i propri pensieri.
L’esibizione sarà la prima di una serie di mostre d’arte contemporanea di artiste dalla grande forza espressiva: a maggio Yoko Ono e Claire Tabouret, in ottobre Camille Claudel e Elizabeth Peyton, all’inizio del 2018 Tatiana Trouvé. 
Une sarà interamente curata da Chiara Parisi, tornata in Italia dopo cinque anni alla direzione de La Monnaie di Parigi e dopo aver diretto fino al 2011 il Centre international d’art et du paysage de l’île de Vassivière.



Chiara Parisi, come mai la scelta di ritornare a lavorare in Italia?

«Sono felicissima di questa possibilità di lavorare di nuovo in Italia. Adoro Roma in modo particolare, è la città più incredibile che esista. Quando ti trovi a Roma, è come se viaggiassi costantemente nel tempo, in un contesto ricco di stimoli e di idee. Quando Muriel Mayette mi ha proposto di accompagnare la sua visione di una Villa Medici aperta e dinamica, con un progetto di mostre ideate ad hoc, ho accettato con grande slancio».

Come è costruito il ciclo Une che sta prendendo vita a Villa Medici? Come sono state scelte le artiste?

«Une è nata dal desiderio di lavorare con artiste che utilizzano soprattutto l’installazione come mezzo espressivo, in modo da creare una Villa Medici con l’effetto teatrale. Sono mostre monografiche o incontri di due artiste che da anni sognavano di lavorare insieme, come nel caso di Katharina Grosse e Tatiana Trouvé, oppure di realizzare un fantasie – una “fantasia” – come quella di Elizabeth Peyton con Camille Claudel. O ancora, l’incontro di due generazioni completamente diverse, come nel caso di Claire Tabouret che si unisce a Yoko Ono».

Perché Annette Messager è stata la prima artista ad essere presentata? Come definirebbe il suo lavoro?

«Annette Messager è la più grande artista francese, adorata in Francia e a livello internazionale. Femminista in modo rivoluzionario dagli anni Settanta, perspicace e ironica. È una scultrice che con grande capacità teatrale riesce ad animare luoghi e persone, utilizzando pochi elementi perfettamente dosati. L’opera di Annette Messager è riconosciuta e amata da pubblico e critica per il suo sguardo così lungimirante, da far sembrare il futuro già accaduto. Il suo modo di entrare in contatto con l’umano è uno stile. Il suo linguaggio radicale non dimentica mai la bellezza, la ricercatezza e il dialogo con il figurativo. Negli anni Settanta rivendica il diritto a essere artista, ruolo che troppo a lungo è stato appannaggio solo maschile. E ancora oggi è una ribelle».

Quali sono le opere di Annette Messager ideate appositamente per Villa Medici e come sono nate?

«Tutta la mostra è stata concepita da Annette Messager appositamente per Villa Medici, luogo che l’artista ha visitato e vissuto, esplorando gli spazi interni ed esterni e confrontandosi con l’architettura rinascimentale. È partita dal giardino, dove ha trasformato i cespugli di bosso in curiosi animali, animato di serpenti la Fontana della Loggia, appeso uno scalpo alla mano del Mercurio del Giambologna. Presenza imprescindibile a Villa Medici è Balthus: in quello che fu il suo atelier, Annette Messager ha prodotto un’opera ironica e irriverente».

Come percepisce il panorama artistico contemporaneo italiano, in particolare quello romano, comparandolo anche a quello francese?

«Lo percepisco con la vitalità, la creatività e l’eleganza che caratterizzano tutta la nostra cultura. Ci sono momenti in cui la scrittura o il cinema sembrano essere i linguaggi più potenti, in altri periodi è l’arte ad emergere, in altre fasi ancora sembra che tutto sia fermo e immobile. Le difficoltà che si possono trovare in Italia sono le stesse che si riscontrano in altri paesi.
Trovare Boltanski con Kounellis in un caffè, poteva accadere a Parigi come a Roma. Se vedi parlare Rosa Barba con Micol Assaël, non sai se sei ad Atene, a Berlino o a Milano. Gli artisti viaggiano, si spostano, vivono periodi sempre più brevi in una città, e sempre più raramente in una grande città.
La tristezza è quella di sapere che non si può più prendere un caffè e fumare una sigaretta insieme a Kounellis, andare a visitare Emilio Prini o farsi incantare da Carla Accardi. E allora, se non ci sono più loro, c’è sicuramente un amico che può ancora raccontarli».

Annette Messager a Villa Medici, a cura di Chiara Parisi
fino al 23 aprile 2017
Villa Medici – Accademia di Francia
Roma, Viale della Trinità dei monti
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