Bibliodiversità e territorio: Alegre, la libreria-casa editrice cuore del Pigneto

«Avere una libreria come base d’appoggio nel quartiere ci dà la possibilità di avere un rapporto vero con la cittadinanza tutta per non fomentare guerre fra poveri ma collaborare» spiega Pietro De Vivo che consiglia “Al palo della morte” di Giuliano Santoro.


La crisi del settore editoriale italiano è ormai un dato di fatto: cala costantemente il numero di lettori, case editrici e librerie chiudono i battenti, ci si agita al grido nostalgico di un ritorno alla centralità della cultura come motore per far ripartire il Paese e poi, di solito, si raccoglie ben poco. Ma non sempre.

Un esempio di come reagire a questo stato degenerativo è la libreria-casa editrice Alegre, situata nel cuore del Pigneto a Roma, dove il centro comincia a occhieggiare la periferia e la molteplicità di etnie rappresenta una normalità non sempre serena. Il progetto di Alegre è imperniato su due aspetti fondativi: la presenza sul territorio e l’editoria militante come armi per disinnescare le micce dell’odio sociale e del degrado. 

A tal proposito abbiamo chiesto a Pietro De Vivo di Alegre di dettagliare meglio questi aspetti:

«Abbiamo pensato che avere come sede della redazione un luogo che fosse aperto al pubblico in un quartiere popolare come il Pigneto potesse essere il modo per avere un rapporto diretto col territorio e col pubblico, anche perché crediamo che il lavoro di librai o quello strettamente editoriale non possano limitarsi al pubblicare e vendere libri, ma debbano invece alimentarsi di iniziative sul campo, incontri culturali, dibattiti, presentazioni. Questo sia per far vivere nei quartieri delle città la cultura che produciamo sia per ravvivare lo spirito di elaborazione collettiva». 

Ma che vuol dire avere una libreria indipendente in una zona della città come questa? Il Pigneto nasce come quartiere di estrazione popolare, non esattamente una borgata ma un quadrante urbano situato al confine con gli estremi della città e popolato da ferrovieri e tranvieri, essendo la sede di un vallo ferroviario molto importante. Successivamente la zona, dopo una prima riqualificazione urbanistica sociale e culturale, ha subito intensi processi di gentrificazione e speculazione immobiliare. Il Pigneto a causa di queste problematiche relative alla sua evoluzione mantiene un alto tasso di criticità, soprattutto per questioni legate allo sviluppo di una movida basata essenzialmente sulla somministrazione di alcolici, allo spaccio e al consumo di droga.

Quali sono allora gli strumenti concreti in mano a un libraio-editore per mettere all’angolo questi ostacoli?

«Avere una libreria come base d’appoggio nel quartiere ci dà la possibilità di avere un rapporto vero con la cittadinanza tutta, quindi i comitati di quartiere, le realtà associate o i semplici cittadini per incontrarsi e toccare anche temi specifici che riguardano tutti. L’obiettivo è quello di essere un presidio culturale per riuscire a leggere i problemi del quartiere insieme ai chi lo vive quotidianamente e per non fomentare guerre fra poveri ma incitare alla collaborazione collettiva e allo sviluppo di una coscienza critica rispetto alle cause e alle possibili soluzione dei problemi».

In questo senso si inserisce l’iniziativa – Pigneto da leggere.

«Sì, Pigneto da leggere è un progetto che nasce grazie a un bando della Regione Lazio per incentivare la lettura che abbiamo vinto. Il fulcro del progetto è l’invasione del quartiere da parte degli editori indipendenti per quattro sabati, uno al mese, da marzo a giugno. La mostra-mercato degli indipendenti è un modo per mettere in evidenza piccole e medie realtà spesso estromesse dal mercato librario e avvicinare la cultura critica al territorio. Ma non solo, anche reading, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, concerti, laboratori per bambini.

L’obiettivo è ripopolare il quartiere con la cultura e il riappropriarsi delle strade da parte dei cittadini, suggerire una gestione dal basso contro i processi di gentrificazione e speculazione di cui si parlava. L’iniziativa è in collaborazione con Pigneto social club (associazione dedita alla consapevolizzazione rispetto al consumo di droga) e con la Biblioteca comunale di quartiere dove ha sede una mostra delle realtà indipendenti che hanno donato cinque volumi del proprio catalogo. La cornice dell’iniziativa è la bibliodiversità: cioè il concetto per cui la produzione e il consumo di libri, che  sono una merce atipica, non subiscano gli stessi meccanismi di monopolio del mercato editoriale ma favoriscano la varietà che garantiscono realtà editoriali di qualità, a prescindere dalle dimensioni. E che quindi queste piccole e medie case editrici abbiano visibilità, perché i cittadini e i lettori sfruttino un ventaglio sempre più ampio e non si ritrovino costretti a consumare solo prodotti mainstream o dei grandi marchi».

Per quanto riguarda la casa editrice, all’interno del catalogo c’è un libro che salda in modo esemplare l’attenzione al territorio e la proposta di indagine della realtà da un punto di vista critico: Al palo della morte di Giuliano Santoro. Si tratta di un saggio-inchiesta della collana – Quinto tipo – diretta da Wu Ming 1 che non rinuncia a incursioni di fiction, nel solco di quell’ibrido narrativo che intreccia diverse tipologie testuali. Il libro ripercorre le vicende legate all’uccisone del 18 settembre 2014 di un giovane pakistano da parte di un minorenne romano incitato dal padre al grido «ammazzalo». Al palo della morte prende spunto dall’omicidio per ricostruire la storia urbanistica e sociale di Torpignattara, quartiere di Roma che è la naturale estensione del Pigneto. 

«L’obiettivo di quelli che Wu Ming 1 definisce “oggetti narrativi non identificati” è quello di assumere una prospettiva estraniante sul mondo tramite la fusione di generi o forme di scrittura diversi come il saggio, la cosiddetta “letteratura sociale”, narrativa classica, non-fiction, fiction creativa, documenti d’archivio, reportage giornalistici, biografie, racconti storici. In questo modo si riesce a dare luce ad alcuni aspetti della realtà a cui non si avrebbe accesso sfruttando un solo genere o una sola forma narrativa. Al palo della morte così riesce a indagare una periferia romana ben situata in una maniera universale, che può essere estesa a moltissime città nel mondo. Perché le problematiche e le forme di disagio sono costanti in questi contesti urbani. La bravura di Santoro poi è di fare tutto questo anche attraverso una lente di ingrandimento pop, con particolare  riferimento ai film di Carlo Verdone e agli aspetti massmediologici della narrazione restituendo, al contempo, il clima che si respira nel quartiere». 

© Riproduzione riservata

Il luogo di questo articolo