È cambiato il mondo e noi non eravamo pronti

Lucio Leoni
Lucio Leoni "A me mi"

Ecco qui un ragazzo romano classe ’81 che si trova proprio lì, al centro del passaggio storico che ha travolto una generazione stordendola e che deve fare i conti con i nati negli anni novanta.

Lucio Leoni in bianco e nero funziona alla grande sulla scena del video multicolor di A me mi. L’impatto fa pensare a un’evoluzione delle sperimentazioni grafiche anni ottanta, un ritorno a quella semplicità rudimentale riproposta in chiave “intelligente”, da tutorial del nuovo millennio. E Lucio sembra stia parlando dallo speakers’corner di britannica memoria – chissà se esiste ancora. Parla di un tema caro alla generazione dei nati negli anni ottanta (e, mi permetto, anche in buona parte dei settanta). Noi fino a vent’anni mannavamo le lettere figurati se sapemo fa’ n’evento. Cioè, più o meno, siamo nati analogici ma a un certo punto siamo stati catapultati nel digitale. Il tema è quasi un classico ormai ma non si può dire metabolizzato.

Ecco qui un ragazzo romano classe ’81 che si trova proprio lì, al centro del passaggio storico che ha travolto una generazione stordendola e che deve fare i conti con i nati negli anni novanta. Quelli dopo de noi già ce stanno a magna’ in testa. L’età media dei nuovi manager può far paura a chi si è trovato la pappa pronta. Lucio affronta la questione con una narrazione, neanche troppo distante da quella che facevano un tempo i nonni: della serie parliamone, come non si fa quasi più. Si intuisce che dietro al fiume di parole tra rap e stornello c’è una formazione scenica, dovuta anche alla frequentazione della facoltà di Scienze dello spettacolo della Sapienza e a una tesi di laurea su voce e drammaturgia teatrale.

Nel racconto di Lucio ci sono sentimenti, affanni, poesia. Sarà questo il ‘disagio’ che spesso si sente nominare? Intanto ci si aggrappa a una Roma sparita fatta di botteghe e persone e si prende una boccata d’aria nella nostalgia dilatata della Domenica, canzone che ricorda l’indulgenza di certe ballate di Daniele Silvestri. Come A me mi, fa parte del secondo album Lorem Ipsum, uscito alla fine del 2015 per l’etichetta romana Lapidarie Incisioni (ma il primo, Baracca e Burattini, in realtà era una musicassetta). Il titolo dell’album fa riferimento al termine usato dai grafici in fase di impaginazione e indica quel groviglio di parole latine assemblate in maniera casuale che sostituiscono il testo definitivo. Perché il nonsense conta per Lucio Leoni. Il testo ha una musicalità a prescindere dal significato, come nel grammelot, linguaggio scenico che comunica attraverso termini inventati. Quell’inglese maccheronico che usava Adriano Celentano in Prisencolinensinainciusol, per capirci.
Ma c’è una cosa che invece ha davvero senso in tutta questa storia generazionale di sogni infranti ed è che la pappa questo ragazzo se l’è preparata da solo ed è pure saporita. Testa per aria ma piedi sulla Terra. Si capisce sin dall’attacco di Lorem Ipsum, in Luna: Luna io ti voglio bene ma se permetti voglio più bene alla Terra e ti dirò di più quella luce non è tua è riflessa per cui sei proprio uno specchietto pe’ le allodole.

 

 

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Si occupa di editoria da tanto e ascolta musica da sempre. Ha lasciato Roma per Milano per dire che vive tra due città. Una canzone: Edge of Seventeen di Stevie Nicks. Una parola: pizza. Il suo blog personale è 6 canzoni prima di colazione.