A casa di Napoleone. C’è un pezzo di Francia nel cuore di Roma

Dopo la caduta dell’Impero molti componenti della famiglia Bonaparte chiesero asilo a Papa Pio VII e si stabilirono nella Capitale. Ecco la loro storia attraverso gli oggetti del quotidiano: abiti, quadri e giochi da tavolo.


Roma nasconde molte perle all’interno dei suoi vicoli e dei suoi palazzi. C’è uno spaccato, poco noto al grande pubblico, che ci porta direttamente alla Francia di Napoleone Bonaparte, nonostante il generale corso non abbia mai messo piede nella città eterna.

Dal lontano 1927 esiste infatti un museo poco conosciuto, ma carico di storia e di bellezze, in cui tante cose parlano dell’uomo che mise in scacco l’Europa intera: si tratta del Museo Napoleonico che occupa il piano terra di Palazzo Primoli, palazzo nobiliare risalente al XVI secolo sedicesimo, ristrutturato nel 1911. Il palazzo è già di per sé un unicum, completamente votato all’arte: al piano terra ospita il Museo Napoleonico, al primo piano la Fondazione e la Biblioteca Primoli, al terzo il Museo Mario Praz, una casa-museo che raccoglie un migliaio di opere raccolte dall’anglista e critico d’arte. Spesso sono i volontari del servizio civile o quelli del Fai ad illustrare ai visitatori le bellezze del Museo, dal 2014 ad ingresso gratuito.

«Il nome del museo può trarre in inganno, perché in realtà più che di museo Napoleonico si dovrebbe parlare di museo della famiglia Bonaparte», spiega la volontaria Fai e critica d’arte Ginevra Odone.

La creazione del museo è merito del conte Giuseppe Primoli, figlio del conte Pietro Primoli e della principessa Carlotta Bonaparte, che donò alla città di Roma la sua importante collezione di opere d’arte, cimeli napoleonici, memorie familiari. La collezione nacque proprio dalla volontà di documentare gli intensi rapporti che legarono i Bonaparte a Roma. Basta pensare che, dopo la caduta dell’Impero, quasi tutti i componenti della famiglia Bonaparte chiesero asilo a Papa Pio VII e si stabilirono a Roma: la madre di Napoleone Letizia Ramolino, i fratelli Luigi e Girolamo, la sorella Paolina.

Il museo è una meravigliosa raccolta di oggetti, gioielli, quadri, libri, busti, vestiti appartenuti al ramo romano dei Bonaparte. Una collezione unica, un pezzo di storia francese nel cuore di Roma, custodito per uno scherzo della storia a Roma invece che in Francia.

Può capitare così di imbattersi nel velocipede appartenuto al principe imperatore Napoleone Eugenio, figlio di Napoleone III, regalo che il ragazzo ebbe per il 14esimo compleanno. Oppure in una parte dei volumi che Napoleone Bonaparte aveva portato con sé nell’esilio di Sant’Elena (tra le sue letture Gli uomini illustri di Plutarco e diversi libri sulla caduta dell’Impero romano). Ma anche qualche pezzo pregiato, come un ritratto ufficiale di Napoleone copia dell’originale andato perduto in occasione dell’incendio che distrusse nel 1870 le Tuileries. E un quadro di David che, a parte un autoritratto, è l’unico dipinto del pittore francese conservato in Italia. David ne produsse tre esemplari: uno è negli Usa nella collezione Getty e uno a Tolone. Sono appartenuti tutti e tre alla famiglia Bonaparte. La critica è ancora incerta sullo stabilire qual è il primo da cui derivano gli altri tutto.

Il museo è un susseguirsi di saloni decorati, ritratti solenni dei membri della famiglia Bonaparte, ma anche di oggetti particolari come un gioco da tavola appartenuto a Napoleone a Sant’Elena o i vestiti appartenuti alle donne della famiglia.

«La particolarità di questo museo» spiega Ginevra Odone, «è che racconta una storia diversa: non solo la grande storia immortalata nei dipinti o nelle sculture ma la vita vissuta da queste persone, come abiti, ciocche di capelli, giochi da tavola, libri. È molto affascinante perché si possono vedere gli oggetti della vita quotidiana dei Bonaparte. In questo museo c’è la Francia ma anche un po’ tutta l’Europa dell’epoca».

 

LA MOSTRA MINUTE VISIONI


All’interno del museo, c’è un gioiello nel gioiello. È la mostra Minute visioni  – che è possibile visitare fino al 7 maggio 2017 – che espone micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli.

Tecnica tipicamente romana, il micromosaico raggiunse il suo apice tra la fine del XVIII e la metà del secolo seguente, quando in città operavano decine di botteghe specializzate, la cui produzione era in massima parte destinata ai viaggiatori stranieri del Grand Tour. Tra i maestri più affermati Giacomo Raffaelli (forse l’inventore di questa tecnica), Antonio Aguatti, Clemente Ciuli.

È possibile vedere circa cento oggetti – tra quadri, tavoli, tabacchiere, placchette, gioielli e fermacarte – che mostrano l’evoluzione del mosaico minuto attraverso le tematiche più diffuse: vedute romane, paesaggi del Grand Tour, nature morte, raffigurazioni di animali. Spettacolare anche un micro mosaico che ritrae il Pantheon quando aveva ancora i due campanili del Bernini poi abbattuti. Per fare un’opera di questo tipo poteva occorrere anche un anno. Ogni rettangolino comportava un giorno di lavoro.

 

LA BIBLIOTECA PRIMOLI


Al primo piano dell’edificio sorge la Fondazione Primoli, fra le più antiche di Roma, nata con lo scopo di promuovere relazioni di cultura letteraria fra l’Italia e la Francia. All’interno la biblioteca, aperta agli studiosi, conta oltre 30mila volumi e il Gabinetto Fotografico, che comprende circa 15.000 lastre e fotografie, quasi tutte eseguite dallo stesso Conte Primoli, e in parte da suo fratello Luigi.

Ma a rendere speciale questo luogo è la presenza di un quadro, detto Monna Vanna o Gioconda nuda. È un originale degli inizi del ‘500, quasi certamente opera di Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì, allievo di Leonardo. Secondo una leggenda il dipinto sarebbe dello stesso Leonardo e rappresenterebbe una prostituta di Cremona. Resta comunque un dipinto enigmatico: difficile non scorgere sul volto il famoso sorriso della Gioconda, anche se il resto del corpo è privo di femminilità e la figura sembra quasi possedere la doppia natura di uomo e di donna. Tutte le ipotesi sono ancora in campo.

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Per approfondire

Museo Napoleonico


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Nato e cresciuto a Roma, sono giornalista professionista dal 2012. Da sempre appassionato di storia, perché non possiamo capire il presente se non conosciamo il passato.