Giorgio Griffa, la pittura come scrittura o numero aureo che supera il tempo

Alla galleria Lorcan O'Neill la mostra dell'artista torinese che ha accostato alla pittura analitica, al minimalismo e all’arte concettuale una sua ricerca artistica indipendente.


Nelle belle sale della galleria Lorcan O’Neill di Roma ha inaugurato martedì 21 febbraio una sintetica ma esaustiva retrospettiva, Paintings 1970-2017, dedicata a Giorgio Griffa, artista di rilievo nell’ambito della ricerca pittorica contemporanea, dagli anni ’60 a oggi. La mostra sarà visitabile sino a maggio.

Con questa seconda esposizione dedicata all’artista la galleria vuole dare il peso che merita ad una figura molto apprezzata in passato che sta vivendo oggi una felice riscoperta. I suoi lavori, infatti, stanno suscitando negli ultimi anni un notevole interesse: la Tate Modern di Londra ha acquistato una sua opera per la collezione permanente, il Museo Castello di Rivoli ha comprato un nucleo di opere e si susseguono retrospettive tra Europa e Stati Uniti. L’artista è stato anche chiamato a rappresentare l’Italia alla Biennale di Venezia 2017, più di trent’anni dopo le sue due partecipazioni alle edizioni del 1978 e del 1980. 

Giorgio Griffa è un artista torinese, classe ’36. Attivo tra gli anni ’60 e ’70 nella città piemontese prende parte al movimento dell’Arte Povera dando vita però sin da subito a una ricerca del tutto personale, incentrata sull’indagine pittorica. Accostato alla pittura analitica, al minimalismo e all’arte concettuale, sviluppa una sua ricerca artistica indipendente. 

Alla fine degli anni ’60 abbandona la pittura figurativa e inizia un percorso diverso con l’inserimento sulla tela di quei segni elementari che caratterizzeranno in seguito tutto il suo lavoro. La pittura diventa la registrazione dei colori stesi sulla tela, dei quali l’artista segue l’andamento, il ritmo, il ripetersi, la capacità di assorbimento sul supporto, lo spessore. La pittura non è più rappresentazione del mondo ma è essa stessa un mondo che l’artista esplora indagandone le infinite possibilità. Griffa adopera la pittura come se fosse scrittura e attraverso le componenti basilari di tela, colore e segno crea un linguaggio mai definitivo.
La stessa interruzione improvvisa del tratto del pennello in molte sue opere, che va a spezzare una sequenzialità e ripetitività del segno, sta a significare la consapevolezza che non può esistere qualcosa di definitivo e che quindi l’opera rimane un processo continuo e aperto. Anche le tele non incorniciate che utilizza a partire dal ’69, quando per necessità inizia a dipingere con la tela posizionata in orizzontale, sul pavimento, individuano uno spazio libero dove l’opera non ha né un inizio né una fine. Inoltre, come hanno raccontato gli organizzatori della mostra a Ril, le opere di Griffa, una volta concluse e asciugate, sono riavvolte per essere conservate. Le pieghe che ne derivano allo loro riapertura non costituiscono un elemento di intralcio ma entrano a far parte della composizione in modo casuale e imprevedibile.

Alla Galleria Lorcan O’ Neill sono in mostra una serie di opere che vanno dagli anni ’60 ad oggi, le ultime, recentissime, sono datate 2017. Nelle sale della galleria Lorcan O’ Neill le opere  sono esposte senza un ordine cronologico e prive di didascalie, così che lo spettatore posso fare un suo libero percorso. 

Le opere della fine degli anni ‘60 si caratterizzano per segni primari, essenziali, che si ripetono sempre uguali sulla tela, ma allo stesso tempo sempre diversi, poiché la stesura è legata al gesto, alla mano che determina imperfezioni e sbavature. Semplici linee di colore o campiture che variamente accostate generano ritmo. È il caso di Rosa e grigio (1969) che troviamo in mostra, dove linee scure orizzontali si ripetono verticalmente creando degli spazi limitati, una sorta di griglia, dove ad alternanza, secondo un ordine irregolare, si posizionano macchie di colore rosa.

Le opere della prima metà degli anni ‘70, in particolare tra il 1972  e il 1975, sono eseguite, invece, quasi esclusivamente con linee continue orizzontali che si ripetono. In mostra possiamo ammirare Linee orizzontali (1973),  Orizzontale (1973) e Obliquo (1973). Negli anni successivi appaiono sulla tela segni differenti – orizzontali, verticali, obliqui, spessi, sottili - che iniziano a dialogare tra loro e a combinarsi in sequenze più variegate, avviando così il ciclo definito delle Connessioni o Contaminazioni. A testimoniare queste novità troviamo esposte le opere Tre segni (1979) e Orizzontale verticale (1978). 

Tre linee con arabesco n. 866 (1993) è un’opera che nasce dall’omonimo ciclo avviato dall’artista nel 1991, dove ogni lavoro contiene diversi segni tra cui la costante di tre linee e un arabesco. Le opere più recenti esposte alla Galleria Lorcan O’ Neill sono molto d’impatto, per esempio l’opera dal titolo Canone aureo (2017) è realizzata su un grande supporto di lino disposto verticalmente sulle pareti della galleria ed è sostenuta da semplici chiodini come una stoffa appesa. La bellezza di quest’opera consiste nella brillantezza e nella dinamicità del segno-colore che si intreccia in varie combinazioni mentre la sequenza di numeri determina un segno più compatto e ornamentale.

Canone aureo 365 (2016), opera di grandi dimensioni ma di impianto orizzontale, presenta una serie di spesse linee oblique a gruppi di tre, tranne l’ultima, linee che si distinguono per la diversità del colore e della dimensione e per la sequenza di numeri che le accompagnano e identificano. Le linee oblique sono continue così come i numeri e entrambi si interrompono al finire della tela dando però l’impressione di proseguire al di là. Queste opere appartengono al ciclo Sezione Aurea che l’artista realizza negli anni 2000. Tale ciclo può essere interpretato come una sintesi del suo lavoro: il segno-colore e i numeri che continuano all’infinito mettendo in relazione arte e scienza. Il numero aureo per Griffa rappresenta il simbolo dell’arte che continua al di là del tempo, rimanendo indecifrabile e inafferrabile.

In copertina "Linee orizzontali" (Griffa, 1973), le foto ci sono state gentilmente concesse dalla Galleria Lorcan O’ Neill

 

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