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Il laboratorio dei Gottscher dove i libri antichi tornano in vita

Il restauro di libri antichi è una preziosa attività artigianale ma non solo. Leandro e Carola Gottscher hanno aperto a Ril le porte del proprio laboratorio: uno studio pieno di meraviglie pieno di volumi e utensili creati ad hoc per restaurarli.


Papiri, coperte, telai, pennelli, colle, taglierine, spaghi.

Se non vedessimo sulle pareti e nei tavoli alcuni oggetti tecnologici sembrerebbe di essere all’interno di una bottega in pieno Rinascimento. Ci troviamo nel laboratorio di Leandro e Carola Gottscher, dove si restaurano libri antichi. La bottega nella quale operano i Gottscher si potrebbe pensare ubicata nel centro storico di Roma e invece la troviamo nel quartiere Appio-Tuscolano, in via Muzio Scevola tra l’Appia e la Tuscolana, tra un multisala e i negozi del quartiere. Un punto della zona che, strano a dirsi, è riparato dai rumori della città. In mezzo alle due arterie stradali più trafficate, si trova quel silenzio necessario al mestiere di restauratore

Il laboratorio ha acquistato negli anni un prestigio sempre più vasto: i loro clienti sono l’Archivio di Stato Centrale alla Biblioteca Nazionale, la Biblioteca del Senato, la Biblioteca di Archeologia e storia dell’arte di Roma, le università italiane e diverse istituzioni religiose.

Leandro, papà di Carola, ha iniziato, per caso, ben cinquanta anni fa e oggi è uno dei più esperti del settore. Vanta committenti importanti come l’Unesco, ad esempio, che gli ha affidato un incarico di collaborazione con la biblioteca di Alessandria di Egitto e con il governo di Cuba. La madre di Leandro, socia e assidua frequentatrice di una fondazione culturale - che aveva nei suoi spazi una biblioteca - ha contribuito a circondarlo di libri antichi sin dall'infanzia. La curiosità si tramuta gradualmente in passione fino poi a diventare ragione di vita. 

La passione per il libro antico inizia da autodidatta: quando Leandro vedeva un volume malmesso, cominciava a ripararlo. Ci confida che apprese le prime tecniche di restauro, gli capitava di fare errori d’inesperienza perché a quel tempo scuole di restauro non ce n’erano. Ora, invece, il restauro è diventato una disciplina scientifica e la comunità internazionale europea ha approfondito questo settore dando regole precise da seguire.

Carola, co-titolare del laboratorio, appartiene proprio a quest'altra generazione: oltre ad apprendere direttamente dal padre, ha frequentato l’università della Tuscia di Viterbo e ora è docente a contratto presso l’università di Tor Vergata di Roma per il laboratorio di restauro. Carola ci racconta che il lavoro è affascinante già solo per quanti mestieri comprende in una volta sola.

Muovendoci per questo grande spazio incontriamo curiosi oggetti del mestiere. Gli utensili costruiti negli anni proprio da Leandro, ci fanno comprendere ancora di più  il significato di bottega artigianale. Enormi vasche ci ricordano la nostalgica darkroom dei fotografi, anche questa un’arte che pian piano si dimentica, e poi rastrelliere, essiccatrici, infine altre bizzarre “diavolerie”.

Chiediamo a Leandro e Carola, che sorridono, a cosa serviranno?

«A lavare il libro! Spesso ci arrivano mangiati dai tarli o magari rovinati da muffe o acqua. Uno dei primi interventi di recupero sta proprio nel lavaggio. Per esempio, le lacune nei fogli o nel retro delle coperte che troviamo causate dal tarlo possono smembrare il libro. Nel lavaggio una delle cose che facciamo è quella di ricollocare carta nelle lacune. In alcune pagine a causa dei buchi, troviamo testi scritti mozzati al tal punto da essere incomprensibili».

Cosa si fa in questi casi?

«Niente, oltre a recuperare l’oggetto libro non si fa niente di più di questo. Siamo restauratori del libro, prendiamo cura dell’oggetto libro. Portiamo il dorso, la coperta, le pagine, la legatura, in condizioni più prossime allo stato originale dell’oggetto, non recuperiamo nessun testo mancante, a quello spetta un altro tipo di restauro».

Perché è importante recuperare un libro?

«Prendendo a esempio la cultura della città di Roma, il libro è sempre stato, dal Rinascimento, un’arte importante. La legatura figlia minore del libro è sempre stata connessa a essa. La corte pontificia e quella delle grandi famiglie romane hanno sempre conferito alla legatura e al libro una sorta di solennità monumentale.

Il libro, oggi inteso come manufatto artigianale, è testimonianza storica e culturale di un paese, esulando dal testo scritto. Questo è il motivo per cui dobbiamo comprendere e tutelare la storia del libro. Ogni paese ha una sua tecnica, un inizio e uno sviluppo, e spesso questo sviluppo è stato influenzato da altre culture».

A questo punto, Leandro si alza e aprendo una porta ci introduce nel suo luogo segreto, il suo prezioso studio pieno di meraviglie, dove troviamo una collezione di libri antichi e di diversi manufatti. Libri francesi, tedeschi arabi, bizantini, collezionati nel tempo e acquistati nei mercati:

«Io so riconoscere i libri che valgono. Spesso chi vende non sa quello che ha e così non solo compro quello che mi appassiona, ma alcune volte mi diverto a fare affari».

Tra queste opere preziose, ci mostra un libro non rilegato dello Stato Pontificio in cui è descritta tutta l’opera architettonica e ingegneristica di San Pietro. Mentre racconta le sue storie ci accorgiamo che il ragazzo autodidatta è diventato professore. E che questo luogo è unico e sacro è anche il suo rifugio. 

Le fotografie sono di Stefano D'Amadio 

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