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Il Misantropo

Dal 30 marzo al 10 aprile Il Misantropo di Molière è in scena al Teatro Belli di Roma. Una commedia sempre attuale sugli eccessi e le contraddizioni che fanno parte della vita di ognuno di noi.

Il Misantropo, commedia in cinque atti del drammaturgo francese Molière, è in scena al Teatro Belli di Roma dal 30 marzo al 10 aprile. Nel ruolo del protagonista c’è David Gallarello, insieme a lui sul palco Flavia Mancinelli, Luigi Pisani, Valentina Martino Ghiglia, Alessandra Muccioli, Giovanni Carta, Mauro Racanati e Nicolas Zappa. La regista Adriana Martino propone una rilettura in chiave contemporanea di una vicenda umana che in realtà rappresenta gli eccessi e le contraddizioni tipiche della società di ogni epoca. Per questo Il Misantropo, presentato per la prima volta a Parigi nel 1666, resta ancora oggi un testo appassionante e attuale.

Alceste, il protagonista, uomo onesto e coretto, disprezza arditamente l’ipocrisia e tutte le falsità della società in cui vive. Ha il vizio di dire sempre e comunque la verità e non si biasima mai di questo, neppure quando è costretto a pagarne le conseguenze. I rigidi principi che incarna fino all’eccesso finiscono per renderlo vulnerabile e preda delle furiose repliche altrui. Invano l’amico Filinte cerca di dissuaderlo dal suo smisurato atteggiamento polemico e distaccato dalla realtà, soprattutto perché Alceste non è parimenti ragionevole e irremovibile quando si tratta dei suoi stessi sentimenti. Alceste, infatti, è innamorato di Cèlimène, una giovane donna capricciosa, frivola e molto furba. Gli eventi porteranno il protagonista all’amara constatazione che anche il suo amore per Cèlimène, che lui asseriva essere pienamente ricambiato, è in verità macchiato da quegli stessi intrighi e falsità che irrimediabilmente contraddistinguono il genere umano.

Il protagonista incarna universalmente l’immagine dell’uomo incapace di adattarsi ai meccanismi dissimulatori della società del suo tempo, che sia quella di ieri come quella di oggi. Alceste, quindi, non può far altro che ritirarsi in solitudine, lontano da tutto ciò che profondamente disdegna, perché per lui è ormai insostenibile restare tra coloro che definisce “acrobati del vivere sociale”. Tra la farsa e la tragedia, Il Misantropo racconta le ragioni, le nevrosi, gli eccessi e i compromessi dell’uomo, mostrando e allo stesso tempo ridicolizzando le convinzioni umane, che troppo spesso celano altrettante ipocrisie e incoerenze.

 

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