Indipendente, romano e pop. Ecco il nuovo anno dei Morgan con la i

Una chiacchierata con i "Morgan con la I" tra bilanci, nuovi progetti e live in giro per l'Italia: «Le nostre canzoni non sono complicate, siamo diretti e in questo pop”.


Dopo l’EP 21 metri e il disco d’esordio Blu (edito da FioriRari, l’etichetta di Roberto Angelini, e classificatosi tra i dieci esordi di musica indipendente più ascoltati su Spotify dell’annata 2014/2015), Morgan Colaianni torna insieme a i Morgan con la I ad animare i locali romani. Il collettivo di musicisti è nato e cresciuto nella capitale. Poi intonando i testi semplici e diretti del suo pop d’autore è arrivato ben al di fuori del Raccordo anulare. Ed è con Morgan che parliamo dopo il live nel salotto intimo del Blackmarket di San Lorenzo, per farci raccontare la strada percorsa e quella che invece li aspetta proprio dietro l’angolo.

Il nuovo anno ha portato nuovi brani, live e un nuovo album?

«Esatto, abbiamo suonato diverse canzoni del disco nuovo, ma in realtà in via del tutto eccezionale: dobbiamo ancora entrare in sala di registrazione. Di solito scrivo parecchie canzoni poi molte strada facendo le scarto. Devo inoltre ancora capire quale sia il filo conduttore che lega i nuovi brani: so che c’è qualcosa che li tiene insieme, devo solo capirlo. L’album uscirà entro la fine del 2017, credo che in autunno possa essere pronto.
Per quanto riguarda la produzione artistica, proseguiremo come già fatto con il singolo Noi due e tanti altri insieme, uscito a maggio 2016. Registreremo dunque da soli nello Studio Nero con la produzione artistica di Marta Venturini, per il resto vedremo».

Al Blackmarket vi siete esibiti in due, tu e Alessandro Cardinale con il sassofono. Nell’album nuovo che formazione dobbiamo aspettarci invece? La stessa che per Blu?

«Oltre ad Alessandro ci saranno di nuovo il basso di Giacomo Nardelli e la batteria di Paolo Volpini. Non sarà presente invece la cantante Chiara Monaldi ma avremo una new entry: Edoardo Petretti, un bravissimo pianista e tastierista».

Quindi i Morgan perdono la voce femminile.

«Con Chiara abbiamo scelto di prendere strade diverse, ma continuiamo ovviamente a essere buoni amici».

La storia dei Morgani con la I prende il via nel 2011. Che tipo di evoluzione musicale e artistica c’è stata nel vostro gruppo in questi quasi sei anni di attività?

«Una cosa che si è evoluta sicuramente è stata la mia voce, divenuta più sicura. Anche i contenuti sono cambiati. Vuoi o non vuoi, quando scrivi delle canzoni queste rispecchiano il periodo della vita che stai vivendo: fino ad ora ho scritto testi piuttosto ironici, mentre quelli del nuovo album hanno perso un po’ di quell'ironia. Credo però che il sottofondo sia lo stesso, ossia una visione della vita tutto sommato positiva».

Il tuo gruppo è nato a Roma e la vostra attività è molto legata alla città. Credi che le tue canzoni risentano di questo attaccamento alla capitale? 

«Credo che le nostre canzoni possano essere tranquillamente apprezzate in tutta Italia. Sicuramente qui a San Lorenzo abbiamo tanti amici che sentono i nostri brani. Nei nostri video, poi, il quartiere è molto presente, quasi protagonista».

Come definiresti la vostra musica?

«Sicuramente c’è del cantautorato perché nelle nostre canzoni i testi hanno una certa importanza, ma credo comunque si tratti di musica pop: è una musica che può piacere anche a un primo ascolto. Soprattutto, la nostra è una musica che comunica qualcosa: le cose complicate fine a sé stesse a me non piacciono molto. In questo senso, forse, nell’essere così diretta, è pop, popolare».

Sono molte le esperienze che avete avuto modo di fare in questi sei anni di attività. Quale tra queste ricordi con più piacere?

«Tra i ricordi più belli non può che esserci il suonare allo Sziget Festival di Budapest: un’esperienza bellissima che ci ha permesso di stare immersi nella musica per sette giorni di fila. Un’altra cosa che mi piace molto è che quando andiamo a suonare da qualche parte posso conoscere tante realtà diverse, piccoli circoli che magari ti ospitano per un live di trenta persone. Si ha modo di toccare quell’Italia fatta di paesi, con i giovani che decidono di restarci e di creare un loro panorama musicale. In questo modo mi sono confrontato anche con chi ha fatto un’esperienza diversa dalla mia, che è quella di un ragazzo che è andato via dal proprio luogo di origine, che è Formia, per sentirsi a proprio agio in una grande città come Roma».

Ci sono degli artisti che hai come riferimento, che ti influenzano nei tuoi testi e nella tua musica?

«Sono molti gli artisti che amo, anche del mondo della letteratura, come ad esempio García Lorca: spesso nei brani inserisco citazioni dalle sue poesie, come in Canzone d’autunno».

Che parere hai della scena musicale italiana attuale?

«Credo che ora sia un bel periodo per la scena musicale italiana: c’è un’attenzione maggiore nei confronti di tanti artisti che prima erano ignorati. Vuol dire che qualcosa si sta muovendo, che non per forza debba circolare la solita roba che gira da tempo. Insomma, c’è spazio anche per delle belle canzoni».

 

 

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