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Letizia Battaglia © Shobha

La Battaglia di una donna dietro l'obiettivo

Il fotogiornalismo e l'impegno politico e sociale di Letizia Battaglia raccontato attraverso gli scatti e i documenti in mostra al MAXXI di Roma

Questa mattina il pubblico del MAXXI era principalmente femminile. Il museo ha aderito all’apertura gratuita promossa dal MiBACT in occasione della Giornata internazionale delle donne.

In mostra le fotografie di Letizia Battaglia, ormai riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea sia per i suoi preziosi scatti che per il valore civile ed etico della sua ricerca.

Attraverso un corpus di oltre duecento immagini, l’esposizione ripercorre le tappe salienti del percorso dell’artista, dalla fotografia all’editoria, dal teatro sperimentale alla politica.

La particolarità del linguaggio fotografico di Letizia Battaglia risiede tutto nell’attenzione che lei stessa rivolge alle persone che ritrae, sia che si tratti di figure importanti del mondo della politica e della cultura sia di persone comuni; lo sguardo della Battaglia resta sempre lo stesso, concentrato nel ritrarre il soggetto e la sua storia, aprendo una sorta di “dialogo” con esso.

Il primo contributo della Battaglia come fotogiornalista, nel 1969, è il servizio dedicato alla prostituta Enza Montoro, pubblicato su “L’Ora” di Palermo. Tra il 1971 e il 1974, Letizia si trasferisce a Milano, dove inizia a frequentare i circoli intellettuali del momento; qui incontra Pier Paolo Pasolini, Franca Rame e Dario Fo. Tornata in Sicilia, dalla fine degli anni Settanta documenta la Palermo immobilizzata dalla seconda guerra di mafia.

Nelle foto d’inchiesta sulla mafia, Battaglia ritrae giudici, politici, poliziotti, uomini delle istituzioni in prima linea contro Cosa Nostra, come il Generale Dalla Chiesa e Giovanni Falcone. Non mancano però immagini piene di speranza e desiderio di riscatto, come i volti delle bambine dei rioni storici della città. Interessanti anche le fotografie che testimoniano il suo impegno sociale, come le immagini che ritraggono i pazienti dell’ospedale psichiatrico di via Pindemonte a Palermo.

Negli scatti della Battaglia la donna è spesso protagonista. È la madre, la moglie, la figlia di una vittima della mafia, è una giovane costretta dalla povertà alla prostituzione, è un’anziana in processione durante le feste patronali, è una bambina che gioca in strada sperando in una Palermo migliore.

Paolo Falcone, uno dei curatori della mostra, ha risposto alle nostre domande:

Ormai le donne ricoprono spesso ruoli considerati “maschili”, ma negli anni Settanta e Ottanta una fotoraporter donna era una novità assoluta. Quali ostacoli ha incontrato Letizia Battaglia agli esordi della sua professione?

«Quando Letizia ha esordito come fotografa a Palermo, di certo non fu la prima volta nella Storia che una donna si occupò di reportage, ci sono state fotografe famose già durante la seconda guerra mondiale.

Però per l’Italia e la Sicilia soprattutto è stata una vera antesignana. Gli inizi sono stati pieni di difficoltà perché, in quanto donna, veniva considerata poco “credibile”, e come se non bastasse era una bella donna che vestiva alla moda.

Fino a quando, stanca di sentirsi presa poco sul serio, lanciò un urlo di frustrazione sulla scena di un omicidio in cui le impedirono di entrare mentre agli uomini era concesso. Il suo urlo di dolore fu raccolto da Giorgio Boris Giuliano, il capo della squadra mobile di Palermo, che non solo la fece accomodare, ma da quel momento fu sempre accreditata come fotoreporter de l’Ora e grazie alla sua tenacia, determinazione e coraggio divenne la testimone di uno dei periodi più cruenti per la città di Palermo, dove si contarono centinaia morti, una vera carneficina.

Successivamente anche grazie alla collaborazione di Franco Zecchin ha organizzato delle mostre fotografiche per testimoniare gli accadimenti di quegli anni e per far sapere a tutti cosa stava succedendo, un esempio ne fu l’esposizione nella piazza di Corleone fulcro delle contese mafiose».

Nell’esposizione al MAXXI si ha l’impressione che attraverso lo sguardo fotografico di una donna si racconti una nuova pagina di storia dal punto di vista femminile, viene dato risalto anche alle donne, figure ai margini delle “guerre” maschili: vedove, madri disperate, orfane e prostitute. In che modo la donna è protagonista dei suoi scatti?

«Naturalmente Letizia Battaglia è sempre stata una donna che guarda in maniera particolare alle donne, una donna a favore delle donne, che ha combattuto per le donne, oltre che per l’essere umano in generale. Letizia non è stata solo una fotografa ma una vera militante politica, una combattente civile, e un’editrice. Ha lavorato in un ospedale psichiatrico, si è occupata di teatro, di cinema… aveva una curiosità e un’espressione che ha toccato tanti elementi intimi della cultura. Eppure non bisogna commettere l'errore di sottovalutare il suo lavoro rilegandola in una "opera di genere".

La sua sensibilità di donna l'ha portata ad avere un occhio di riguardo verso il mondo femminile, soprattutto verso il mondo dell'infanzia, con un intento quasi autobiografico. Attraverso le immagini delle bambine cerca di ritrovare la sua innocenza perduta a Palermo, quando è costretta a farvi ritorno dopo un’infanzia spensierata a Trieste. A dieci anni perse parte della sua libertà a causa dei commenti scurrili  dei palermitani, che costrinsero il padre a limitare le sue uscite».

 

Letizia Battaglia. Per pura passione
Roma, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni, 4a
24 novembre 2016 – 17 aprile 2017
A cura di Paolo Falcone Margherita Guccione, Bartolomeo Pietromarchi

 

 

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