La farfalla più bella è quella che ancora non hai visto. Apre nel Parco dell’Appia la casa per le farfalle

[ph] Luca Allegrezza 
[ph] Luca Allegrezza 

Le farfalle tropicali arrivano sull’Appia. Siamo andati a capire come funziona un progetto fatto per grandi e piccoli, per insegnare a conoscere (e proteggere) questi coloratissimi ed eleganti animali.


Nel cuore del polmone verde di Roma, in quel parco che alterna distese solitarie e fitta vegetazione, è nato un piccolo regno. Dal 25 marzo al 4 giugno, a via Appia Pignatelli 450 è visitabile la “Casa delle Farfalle”: installazione temporanea di una serra tropicale dove crescono e vengono allevate decine di specie di farfalle. La struttura si trova in una proprietà privata immersa nel verde, dove si trovano anche un mercatino e un negozio di bricolage. Patrocinato dal Parco dell’Appia Antica e dal Municipio VIII che la ospita, questa oasi di verde si presta anche a visite didattiche per le scuole elementari e medie di Roma e dintorni. Il progetto è fortemente educativo e insegna, a grandi e piccoli, a conoscere e proteggere l’ecosistema. Per Ril, abbiamo chiesto agli organizzatori di accompagnarci nella serra e spiegarci qualcosa del mondo delle farfalle. Risponde Eleonora Alescio, biologa:

Come nasce questo progetto? 

«Le farfalle  fino a qualche decennio fa erano più comuni nei nostri ambienti, anche nelle città;  adesso, è difficile che trovino punti di ristoro. Creare dei piccoli corridoi ecologici dove le farfalle possano nutrirsi è sicuramente un tentativo che potrebbe dare più spazio a questi importanti insetti impollinatori, utili per l’ecosistema. Ogni animale nell’ecosistema ha un ruolo, ma le farfalle, nello specifico, sono indicatori di molti fattori. Non sono solo belle, sono belle e brave! Le farfalle che sono esposte sono tutte tropicali: ai Tropici, non c’è una divisione netta delle stagioni, come le intendiamo noi, così abbiamo ricreato un ambiente naturale, mantenendo un certo grado di umidità e una specifica temperatura (28°/80% umidità)». 

È stata fatta una selezione di farfalle? Perché il progetto è stato creato proprio in questo periodo? 

«Sì. Una selezione per una questione di clima è stata fatta. Farlo in un periodo troppo rigido sarebbe stato più complicato. Le farfalle tropicali sono le più appariscenti e le più grandi. Questo è solo un modo per far conoscere la vita e l’affascinante ciclo vitale di questi animali. Ma noi non facciamo differenze. Spesso mi chiedono: “Quale è  la farfalla più bella? O quella più rara?”  Io rispondo:  “La farfalla più bella è quella che non hai mai visto”. E qui, non ci sono farfalle rare, sono tutte allevate nei loro paesi d’origine e non ci interessa farne una selezione di rarità. Il messaggio che noi vogliamo veicolare non è selettivo». 

Come in ogni casa che si rispetti ci sono delle regole, quali sono?

«Nella casa delle farfalle non si parla ad alta voce,bisogna badare bene a dove mettere i piedi per non calpestarne alcune. Noi non possiamo toccarle, ma viceversa sì. Loro ci possono toccare e “usare” per poggiarsi, a quel punto ci piace dire che bisogna esprimere un desiderio».

Ai più piccoli viene proposta una passeggiata tra le fronde della caldissima serra attraverso la quale si arriva ad uno stagno artificiale dove vivono piccolissimi pesci. Accanto, la “nursery”, una teca dove le crisalidi si trasformano e crescono. In un altro banco ci sono diversi contenitori che ripropongono ambienti naturali: qui vivono l’insetto stecco, la blatta, l’insetto foglia e alcune specie di formiche. Le farfalle qui volano in libertà e in totale sintonia con l’ambiente. Veniamo a scoprire poi che la farfalla attua, nella sua crescita, degli stratagemmi ottici per depistare i predatori: lo sapevate che gli occhi disegnati sulle loro ali sono depistanti per uccelli predatori, come la civetta? 

Nel percorso didattico per le scuole si parla dell’orto “dal punto di vista del bruco”: che cosa si intende? Se ne occupa Alessia Maretto, esperta di pratiche educative ambientali e di orti didattici. 

«Questo laboratorio è pensato per i bambini al fine di far scoprire che tutto, in natura, è necessario e tutto è trasformazione.  Se il contadino, tempo fa, era abituato ad estirpare le erbacce intorno al campo, oggi ci sono erbette infestanti intorno alla verdure, fortemente nettarifere che attirano le farfalle. Così spieghiamo che la farfalla, che è l’ultimo stadio, si può posare sull’erbetta infestante o quelle che facciamo nascere noi, con i semi di questi fiori. Il bruco, anziché mangiare la foglia della fava, mangiarla per trasformarsi, può nutrirsi e svilupparsi su queste. Ogni elemento si trasforma in sinergia. Alla fine del laboratorio noi pianteremo un semino insieme ai bambini che darà vita ad una piantina nettarifera, che attirerà le farfalle. Così uniamo i due filoni, da una parte quello dell’orto urbano che va molto di moda, dall’altra la scoperta del ciclo vitale delle farfalle». 

Sono attività molto educative per i bambini, e spesso sono legate a percorsi specifici per disturbi psicofisici e psichiatrici. Risponde la psicologa Vittoria Botta, specializzata in attività educative legate all’orto terapia.

«Queste attività sono utili. Toccare, annusare, un percorso sensoriale. In altri ambiti, l’orto terapia ha grandi capacità: stimola l’autonomia e la coordinazione dal punto di vista psicomotorio. La terapia con i giardini si usa da molto tempo in case per anziani, per disabili o comunità per tossicodipendenti. Poi si sono diffuse, in altri ambiti, con persone sempre più specializzate, con psicologi o educatori che fanno terapie occupazionali. È una pratica che si utilizza dagli anni ’60 ed ha valenze fortemente educative. Si cerca di sviluppare ambiti che sono carenti, in base alla patologia psichiatrica. È un tipo di attività che stimola anche la relazione sociale perché spesso si svolge in gruppo, così si contrasta l’isolamento e in alcuni casi partecipano anche le famiglie».

 

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