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Ecco le idee del futuro, 45 designer under 40 in mostra all'Acquario romano

Tra recupero della tradizione, stampanti 3d e nuovi bisogni, prendono vita le invenzioni di oggi, la mostra Prossimo Futuro con gli oggetti di design selezionati, dopo una call sui social, è aperta fino al 23 marzo.


Culle che si trasformano accompagnandoci fino all’età adulta, lampade magnetiche che si passano la luce come per magia e una mensola o sedile per i pali dei cartelli stradali. C’è un po’ di tutto al primo piano dell’Aquario romano, a due passi dalla stazione Termini, nella sede dell’ordine degli architetti. Ed è qui che ieri è stata inaugurata la mostra “Prossimo futuro” che ha dato spazio a 45 designer italiani under 40.

La mostra è nata per caso, Luigi Prestinenza Puglisi, curatore insieme a Monica A. G. Scanu, racconta di aver risposto ad un amico che gli aveva chiesto il nome di un paio di designer emergenti. Lui ha pubblicato un post su Facebook ed è stato inondato da autocandidature, la mostra dell’amico poi è saltata e lui, con tutti quei nomi, ha deciso di farne una ex novo.

«Oggi c’è una grande varietà di gusto ma anche molta difficoltà a sperimentare. E a relazionarsi con i produttori» spiega Prestinenza Puglisi. L’epoca d’oro del design è alle spalle ed è sempre più difficile incontrare l’industria e il produttore. Anche Monica A. G Scanu è dello stesso parere ma identifica anche delle nuove tendenze. C’è chi si cimenta lo stesso e lo fa «nella direzione del recupero delle tradizioni artigianali o attraverso progetti riproducibili con le stampanti 3d».

Il progetto-mostra dopo aver sostato a Roma fino al 23 marzo (è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 19, weekend esclusi) inizierà un tour per l’Italia. A muoversi non saranno immagini, foto o pannelli esplicativi ma proprio gli oggetti in sé. L’allestimento è stato curato da fratelli architetti Matassoni che hanno appositamente studiato una forma leggera, facilmente trasportabile ed economica.

«Abbiamo reinventato i libri creando oggetti che hanno l’ambizione di essere inclusivi: con questi “pannelli sfogliabili” si costringe il visitatore ad un’azione: aprirli ci ricorda la mazzetta di colori. E l’imballo in polietilene espanso fa da supporto durante all’esposizione» spiegano.

Ocra architetti ha applicato il design a qualcosa di inedito: una consolle per dj. Il progetto nasce come una sfida per dare un guscio diverso che andasse oltre al solito cavalletto. Ed è proprio con il  loro macchinario che la mostra prosegue con buffet e musica all’Interno 14.

 

 

 

 

Fabrizio Belluzzi spiega il suo progetto nato durante una progettazione: il cliente voleva riutilizzare tutti i materiali già esistenti in un’abitazione al centro storico di Jesi. E così è nato l'appendiabiti "birch branch", rami di betulla, fatto con i tubolari di scarto di carpenteria. Il nome viene invece da un albero di betulla cresciuto nel giardino della casa. 

 

 

 Il piatto che ironizza sulle foto che tutti noi scattiamo in preda al food porn da social è a firma di Paolo Emilio Bellisario: «sono partito  dall’analisi di questo gesto ormai diventato abitudine, è un piatto a forma di V che può essere usato in 2 modi: come svuota tasche e come "set" su cui impiantare e scattare».

 



Il colpo di fulmine di Ril è stato per la lampada "magica" D-Twelve di Plato Design. Caterina Naglieri e Alessandro Mattei, architetti romani, hanno iniziato a produrre - grazie al fondo per la creatività della Regione Lazio e a una campagna di crowfounding - un dodecaedro che unito ad altri, tramite magneti conduttori, dà vita a un alveare di luce personalizzabile. «L'idea è nata mentre Alessandro era sepolto nella neve di Varsavia ed io ero in Spagna - spiega Caterina - La lampada è nata manualmente, provando a modellare il legno, poi siamo entrambi tornati a Roma per concretizzare il tutto». La scelta nella gamma D-Twelve è tra diversi legni, il cemento o un rivestimento in tessuto.

 

 

 Massimiliano Alberto Ravidà, architetto siciliano che vive e lavora a Firenze inventato Top: «Una mensola per cartelli stradali, l’idea era quella di fare un oggetto che poteva entrare in tutte le città attraverso qualcosa che già c'era. Un oggetto parassita incompleto che si completa solo con l'esistente. Un tavolino o una seduta. Può essere usato da tavolino da aperitivo poi è leggero e trasportabile. alla fermata bus per creare una sorta di vedetta rialzata per vedere se arriva l'autobus! O ancora una sorta di trampolino o ai concerti». Un piccolo oggetto dai mille, e divertenti, usi.

Anelo 1997 sconfina nell'artistico con i suoi reticolati ferrosi: «Partiamo da storie di persone poi con il committente decidiamo l’uso. Ne sono uscite scenografie, punti luce per una galleria, non ci siamo mai posti in modo funzionale al progetto. Tutto è nato rappresentando storie di coppie e avventure che ci venivano raccontate e noi gli davamo forma in piccolo, poi ognuno ci metteva un libro o un fiore o quello che voleva. Alla mostra abbiamo portato paesaggi urbani che è la storia di una città intera: gomitoli di strade».

E poi ancora Carmelo Zocco con i suoi Mici portabici che abbelliranno un comune ligure e Jennifer Balsamo, giovanissima romana, che declina il design nell'arazzo come alcuni grandi del passato: «Ho voluto mostrarlo in una teca trasparente per rendere visibile anche il retro, la parte che mostra il lavoro del tessitore». 

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