Quattro Sassi, la grande bellezza sconosciuta dei siti periferici rivive con l’archeologia al femminile

Le ragazze dell’Associazione culturale Quattro Sassi, “le Sasse”, come simpaticamente si fanno chiamare, hanno deciso nel 2015 di dedicare le loro competenze professionali e il loro tempo al recupero di una Roma dimenticata


Colosseo, Fori, Pantheon, San Pietro. Sono alcuni dei simboli di Roma, il cuore della città, presi d’assalto ogni giorno da migliaia di turisti. C’è però una “grande bellezza”, spesso sconosciuta al grande pubblico, che si sviluppa tra i palazzoni delle periferie, negli spazi ancora intatti dell’agro romano, in luoghi insospettabili fuori dai grandi circuiti turistici ma non per questo meno affascinanti. Sono i tanti siti periferici della città eterna: mausolei, ville, torri medievali, luoghi carichi di storia che spesso per incuria o mancanza di fondi sono abbandonati o nel degrado.
Nel IV Municipio, periferia est della Capitale, c’è chi ha deciso di rimboccarsi le maniche e mettersi in gioco in prima persona per recuperare alcuni di questi incredibili posti. Sono le ragazze dell’Associazione culturale Quattro Sassi: Marta di Berti, Laura Leopardi, Francesca Di Ronza, “le Sasse”, come simpaticamente si fanno chiamare, che hanno deciso nel 2015 di dedicare le loro competenze professionali e il loro tempo al recupero di questa Roma dimenticata. Oggi gestiscono, dopo un accordo (valido fino al 2018) con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma, la Villa Romana di Podere Anna, e collaborano, sempre nel IV Municipio, alle attività dell’area archeologica di Settecamini (al IX miglio della via Tiburtina), del Museo di Casal de Pazzi (quello con i resti dell’antico elefante riprodotto da Zerocalcare alla fermata di Rebibbia) e del Museo archeologico Rodolfo Lanciani di Guidonia.

«Come prima iniziativa – racconta Laura Leopardiorganizzammo a Settecamini, in occasione delle giornate europee del patrimonio, un evento in onore di Khaled al Asaad, il direttore dell’area archeologica di Palmira, barbaramente ucciso dall’Isis. Tuttavia la risposta delle persone non fu all’altezza delle nostre aspettative. Questo perché le persone non avevano preso un’abitudine a frequentare quel posto. È cambiato tutto quando la gente ha iniziato a sentire suo quel sito».

La loro è un’associazione giovane e tutta al femminile e forse è proprio questo il segreto del loro successo:

«L’archeologia al femminile – spiega la presidente Marta di Berti – è molto determinata: come tutte le donne quando ci mettiamo in testa una cosa la portiamo fino in fondo. Se ci dicono “no, non si può fare”, noi comunque non ci arrendiamo e le proviamo tutte prima di arrenderci».

Le ragazze non si sono limitate ad un lavoro da archeologhe, ma hanno pensato a come riportare le persone in questi luoghi. Così hanno elaborato un progetto che avesse come mission quella di avvicinare le persone al sito archeologico facendo entrare il sito all’interno della loro quotidianità. Per questo hanno usato tanta fantasia: hanno creato laboratori di trucco e di cosmesi antica, per far avvicinare le signore, o creato laboratori che coinvolgessero i bambini, come quelli di scavo archeologico o di affresco. Il loro obiettivo è quello di porsi come ponte tra l’istituzione, che detiene il bene, e il cittadino, che ha il bene sotto casa ma che spesso guarda quel bene con indifferenza se non con ostilità.
Un fiore all’occhiello dell’associazione è la gestione di Villa Romana Podere Anna: un impianto termale molto ben conservato di una villa oggi incastonata tra i palazzi di via Nomentana e via del Casale di San Basilio. L’impianto termale è stato datato dal I secolo a.C. al V secolo d.C., ma è rimasto in funzione fino al III – IV secolo, successivamente è stato adattato a magazzino. La villa è affascinante: gli ambienti si sono conservati molto bene, la tecnica dell’opus reticulatum è ben visibile sui muri e diversi mosaici sono giunti fino ai giorni nostri in buone condizioni.

«La particolarità di questo sito – spiega Marta di Berti – è che ha avuto una vita lunga. Le terme hanno una struttura classica: con calidarium, tepidarium e frigidarium. Il calidarium ha conservato perfettamente il sistema utilizzato per costruire le terme, quello dell’ipocausto (dal greco: brucio da sotto). Il calore alimentato da un forno si propagava al di sotto di una camera».

Le principali attività delle ‘Sasse’ consistono in didattica per adulti e bambini, ricerca e comunicazione scientifica e organizzazione di tutta una serie di eventi: dalla piccola visita guidata a eventi gastronomici legati ai siti archeologici. I numeri sembrano essere dalla loro parte: all’inaugurazione di Villa Podere Anna, lo scorso 19 febbraio, hanno contato 300 ingressi e anche nelle altre aperture (il sito apre al pubblico ogni prima domenica del mese), gli accessi sono stati numerosi.

«Qui a Villa Podere Anna – spiega Laura Leopardi – il quartiere si è stretto attorno a noi. Il sito è stato adottato dall’Istituto Comprensivo Nicola Maria Nicolai, ma fino a febbraio era chiuso a pubblico. I bambini venivano a vederlo, restando fuori dalla recinzione. Quando l’abbiamo aperto c’è stata grande partecipazione e molti ci hanno dato una mano a risolvere i problemi logistici che abbiamo incontrato. Quando vedi le persone che si riappropriano di questi siti è quasi commovente: si stringono insieme a te per riprendersi un pezzo di città che hanno sempre sentito loro pur non avendolo mai vissuto».

All’orizzonte ci sono appuntamenti importanti: oltre alla terza domenica del mese, dedicata ai laboratori per bambini, nella prima settimana di maggio partono gli eventi in occasione delle “invasioni digitali”, una manifestazione nazionale in cui si invitano tutte le persone ad ‘invadere’ i siti archeologici. L’obiettivo è fotografare il sito e rilanciarlo sui social a colpi di hashtag.

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