I sogni della borgata romana vanno in scena ne La Spallata: la città, come uno spettacolo, può sempre migliorarsi

La Spallata andrà in scena a partire da venerdì 17 febbraio al teatro Agorà. Il testo è di Gianni Clementi per la regia di Alessandra Ferro che ha raccontato a RIL il dietro le quinte dello spettacolo e il suo percorso.


Misurare la distanza fra «la vita reale e l’ideale umano» o tra «le nostre aspirazioni e le nostre debolezze e miserie» scriveva Pirandello sull'umorismo. E in quello spazio, diceva, nasce il riso. Qualcosa di simile accade ne La Spallata, commedia ad ambientazione romana che andrà in scena a partire da venerdì 17 febbraio al teatro Agorà. Il testo è di Gianni Clementi per la regia di Alessandra Ferro che ha raccontato a RIL il dietro le quinte dello spettacolo e il suo percorso.

Il sipario si apre in una casa di borgata romana, nell’estate del 1963. Qui quattro giovani inseguono le loro aspirazioni e cercano di riscattarsi dalla vita di sacrifici e fatica dei loro genitori. I giovani sono i figli di Assunta e Lucia, due sorelle molto legate. La prima, interpretata dalla regista Alessandra Ferro, è una donna del popolo che alla morte del marito e del cognato entra in crisi. Il figlio Romolo (Lorenzo D’Agata) è un carabiniere insoddisfatto. L’ansia di Lucia (Laura Nardi), si trasforma a un certo punto in rabbia costruttiva. E poi c'è Cosimo (Fabio Di Valentino), personaggio fuori dalle righe, che è uno scapolone chepunta a sistemarsi con una delle due vedove.

I suoi tre figli sono completamente diversi l’uno dall’altro. Tito (Fabrizio Stefan) è il tipico personaggio da commedia scanzonato e dalle mille idee e finirà con l’aprire un’agenzia funebre. Vittorio, l’altro figlio (Salvatore Iermano), porta invece in famiglia la realtà che è fuori con le sue mille possibilità, vorrebbe spaccare il mondo. Infine Edda (Katia Maglione) è una sognatrice che vorrebbe fare cinema e teatro.

Ed è forse a lei che somiglia la regista e attrice Alessandra Ferro, è  maestra nella vita e nella finzione scenica. Lei ha il teatro nel cuore, tanto da aver fondato nella sua Roma l’associazione Serpiria, aperta a tutti  gli amanti della recitazione. Voleva fare l’attrice fin da ragazza, ma i genitori la osteggiavano. A cinquanta anni ha ripreso la sua aspirazione, dopo aver cresciuto fino ad allora i suoi figli. Ha fatto un provino, l’ha superato e non ha più smesso di recitare. Ha scritto commedie: L’inconsolabile, Storie banali di donne per bene. È stata premiata più volte come migliore attrice protagonista al teatro delle Muse e anche al Premio  Colosseo, e ha un film all'attivo, I sorci verdi.

Passano  gli anni e la sua è un’incolmabile passione che la mantiene giovane nella voce  e nell'agire per la città  di Roma e nel quartiere Trastevere. Il testo stesso de La Spallata sembra suggerire proprio l’importanza di seguire le proprie inclinazioni, nonostante le difficoltà. Ed oggi che la situazione lavorativa dei giovani non è una passeggiata questo suggerimento è più difficile da seguire ma non certo meno importante. Per questo chiediamo ad Alessandra Ferro se la passione è più legata alla gioventù o, come è stato nel suo caso, all'età adulta.

«Per quanto mi riguarda non ha età, io nel mio insegnamento la vedo passare da me ai miei allievi con la stessa intensità, “vecchi” o giovani che siano. I miei figli mi vedono come la sognatrice di casa, la bambina che bisogna tenere a freno! Ma credo anche che bisogna battersi affinché i giovani – anche e soprattutto loro - continuino a sognare. E poi il teatro è sempre uno stimolo a migliorare: una cosa che si rappresenta, può essere sempre sottoposta a modifiche, aggiustamenti o variazioni».

Una città come Roma aiuta in tal senso?  

«Sicuramente sì. Anche se avrebbe bisogno di un'evoluzione culturale, che riporti  alla scoperta delle sue tradizioni. Roma è unica e questa unicità ciascuno la scopre a suo modo, come hanno fatto e continuano a fare i giovani attori che recitano con me e Laura Nardi.  Questi ragazzi sono tutti attivi e preparati, con studi accademici e con progetti futuri di teatro molto impegnativi. Sognano come i personaggi che interpretano, ma sono molto più determinati».

Qual è il loro rapporto con la città eterna?  

«Il loro è un rapporto di amore per l’incomparabile bellezza di Roma e di odio per le cose che non vanno nel quotidiano. Ma il primo aspetto prevale sicuramente sul secondo. Io ai giovani suggerisco sempre di lottare  con determinazione, anche in questa città dove a volte sembra non funzionare niente».

 

Lo spettacolo rimarrà in scena fino al 19 febbraio

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Nato a Roma nel '65. Giornalista pubblicista dal '93. Addetto stampa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E’ un appassionato di teatro. Ama viaggiare sia per lavoro che per piacere per scoprire mondi nuovi.

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