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TEDx Tiburtino: musica, muri colorati, start up e storie. Ecco chi sono i Trailblazers

Ril è stato al TEDx Tiburtino: ecco la cronaca della serata. Quattro ore di storie, idee e spettacolo.

TEDx Tiburtino è riuscito, la platea era piena - qualcuno seduto per terra sui cuscini - attenta e partecipe. Non era facile tenere alto l'interesse per quattro ore di fila (con una breve pausa che ha reso felici i "pique assiette", i mangiatori seriali di buffet) ma la diversità delle storie ha aiutato: musica, vita di start up volate oltreoceano, esibizioni di calcio free style, riflessioni sul giornalismo e risate.

Il Trailblazer è il tracciatore di strade non percorse, l'innovatore che ha inventato nuove rotte nonostante i venti avversi. Riccardo Luna ha organizzato e presentato l'evento aprendo con il ricordo di un Ted ad Oxford nel 2009: «Era un mondo diverso da quello di oggi, da quell'esperienza mi sono riportato a casa la consapevolezza che chi vuole cambiare il mondo non aspetta».

Il primo intervento è di Paolo Schianchi con la sua chitarra tripla, suonata anche in orizzontale come una percussione o come un'arpa. E poi è la volta del giovanissimo Emanuele Fasano, pianista che dalle esibizioni in stazione è arrivato sul palco dell'Ariston. «In realtà la prima volta che hai suonato un piano in stazione eri alla centrale di Amsterdam» gli dice Luna.

«Sì, ero in vacanza con gli amici in Olanda, per visitare la città...» spiega Fasano.

«Sì sappiamo bene cosa si va a fare» ironizza Luna.

«E lì i miei amici mi hanno spinto a suonare» - continua il pianista - «un signore aveva in mano una bottiglia di vino che doveva regalare ma ha deciso di lasciarla sul piano, per me, come ringraziamento».

E poi Emanuele ha suonato in stazione centrale a Milano e lì è stato filmato, il video è diventato virale e le visualizzazioni si sono trasformate in un invito sul palco dell'Ariston e proposte di contratti. Dopo le note è salita sul palco l'archeologa Marina Clementini, chi se non un archeologo è un esploratore? A pochi passi dalla stazione c'era un antico insediamento: «Erano case rurali ma c'era anche una cava e una necropoli. Ma il ritrovamento più affascinante lo abbiamo avuto qui davanti in via della Lega lombarda dove c'era un santuario. Speriamo si possa visitare un giorno, noi stiamo lavorando al restauro».

Il suo studio non è molto distante dalla stazione ma fa strano pensarla tra quattro mura perché le sue tele sono i muri di tutto il mondo: Alice Pasquini racconta come è arrivata a fare della sua arte la sua vita. «Un giorno ero in New Jersey e stavo dipingendo un murales con una scritta che giocava sulle parole "Jersey" e "journey", la scritta diceva "i sogni sono l'inizio di un nuovo viaggio". Una signora mi ha visto e mi ha detto che non voleva quel dipinto. Poi il giorno dopo è tornata, si è scusata, mi ha raccontato che stava passando momenti difficili per via dell'autismo di suo figlio. Il dipinto alla fine gli è piaciuto perché c'era un bambino che indicava un aeroplano e lei ci vedeva suo figlio e un gesto di speranza».
Alice, mentre alle sue spalle scorrono i suoi muri, racconta anche che un giorno mentre era a New York gli è arrivata una mail da Campo Marano in Molise, la chiamavano per dipingere un paesino spopolato. «Chi ha mandato la mail non sapeva che mio nonno veniva da quel paese. Sono partita e ho dipinto e poi hanno iniziato ad andare turisti e il posto ha ripreso vita».

«La chiamano street art ma io preferisco arte contestuale perché il contorno conta e non è lo stesso da Sidney a Mosca. Spesso sono le persone a dirmi cosa dipingere: cani, madonne, nipoti. Oggi i muri sono al centro dell'attualità ma per me hanno una valenza diversa: per me dipingere su un muro vuol dire anche attraversarlo». 

Poi Ferzan Ozpetek nelle sale con Rosso Instanbul dove torna a casa e mette sullo schermo la sua famiglia. Ci racconta di una madre che, uscita dal coma, è assistita da un fisioterapista 25enne, nessuno l'aveva mai trattata così dolcemente, confessa al figlio. E il giorno dopo gli chiede di comprarle un rossetto e una tuta rossa nuova. Di che colore gli chiede lui e lei risponde: «Rosso Instanbul». 

Carlo Mattei ci porta nella Tiburtino Valley, altro che Silicon. Presenta Toonz il software che è dietro ai migliori film di animazione. «Per produrre le prime sigle per filmati di animazioni usavamo macchine gigantesche, c'era un mercato ma anche un problema di economicità di gestione: il macchinario occupava metà della nostra sede e aveva bisognondi un'alimentazione esagerata ».
Toonz fino a poco fa si basava sulla vendita di licenze software, una copia costava 5mila euro, oggi è un prodotto higt grade open source: «Siamo passati dalla vendita del prodotto ai servizi e dopo un anno direi che l'obiettivo è stato centrato, abbiamo dato a Toonz una vita oltre noi stessi».

Swann Ritossa ha raccontato il suo percorso da calciatore freestyle e come scartare con un trick dalle strade già battute. Diva Tommei è partita da Prati Fiscali poi è arrivata un'idea, poi la Nasa e la California. La sua start up Solenica è dovuta andare oltreoceano per sbocciare. Diva parla del fallimento e di quanto solo a forza di cadere e rialzarsi si aggiusta il tiro. Quando hanno investito sulla sua start up le hanno detto: «Il percorso della start up è pieno di insidie noi infatti non abbiamo scommesso sulla start up ma su di voi perché sappiamo che vi adatterete». Gabriella Greison ci parla di fisica partendo dalla foto con la più alta concentrazione di Nobel della storia, la fisica raccontata come una storia appassiona più delle formule.

Elena Favilli e Francesca Cavalli salgono sul palco con il loro "Storie della buona notte per bambine ribelli": le favole condizionano e allora perché solo il 16% dei personaggi femminili ha un'aspirazione professionale? Anche i "C'era una volta" vanno aggiornati e loro lo hanno fatto preferendo storie femminili di coraggio e fantasia, da leggere anche ai bambini.

E ancora Wanderio e le risate di Edoardo Ferrario con la sua serie Esami. E Enrico Mentana che commenta un giornalismo "chiuso in una torre d'avorio" che deve spiegare e smontare pazientemente le panzane del web senza però restare élite lontana dal mondo.

Il finale è in musica con La piccola orchestra di Torpignattara.

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