Termini tv. La purezza del racconto nelle storie della stazione-mondo

“Termini” deriva dalla parola terme, è il centro di Roma, intorno c’è tutto e ogni luogo da qui è raggiungibile facilmente, racconta Francesco Conte, fondatore della “tv dei binari”.


Ho viaggiato abbastanza, tanto da dire che voglio ancora binari luccicanti da vedere. E scendere in altre stazioni, in cui perdermi per ritrovarmi in una tazza di caffè da condividere negli occhi di passanti che si fanno trascinare da valige.

La metro mi ferma a Termini. È un’altra Roma: tanti tipi di gente, da qualsiasi posto del mondo, di qualsiasi etnia religione e dai diversi orientamenti. Ci sono quelli che la vita la raccolgono in una ventiquattro ore e quelli che la rovesciano a terra su coperte benedette da un cielo che si mischia allo smog e all’odore del soffritto dei negozi di via Giolitti. Come tanti passanti, numerose saranno state le volte in cui uscivo o entravo da quella stazione. Ma, forse, mai come oggi, l’ho guardata per la prima volta. “Roma Termini” la eco da lontano insieme agli orari di partenza e di arrivo. E tra questi rumori finalmente arriva Francesco Conte, fondatore di Termini Tv.  RIL lo ha incontrato per capire meglio chi ci fosse dietro un canale di comunicazione che ha come fine quello di raccontare, senza alcun filtro e giudizio, le vite dei passanti tra un arrivo ed una partenza.

«La prima cosa interessante di questo posto è che dal punto di vista toponomastico ha a che fare con l’Ottocento. Ma non tutti lo sanno, o quanto meno la gente se lo dimentica. Per esempio il nome “Termini” deriva da “terme”. Termini è il centro di Roma. Intorno c’è tutto, tutto il centro è raggiungibile facilmente».

Dopo uno storico cappello introduttivo ci raggiunge Alessandro Lanti, altro giornalista che scrive sul un blog osservatorio che si chiama Populismi ed insieme mi fanno notare quanto Termini sia sempre in continuo divenire: dal mercato centrale, ai paletti nuovi, e al progetto di un futuro parcheggio sopraelevato a metà binari di circa mille e cinquecento posti che eliminerà una parte visibile del cielo. «A molti, forse, non interesserà di non poter vedere più il cielo. A me sì!» Esclama Francesco Conte che sta cercando di documentare tutto come archivio per un domani. D’altronde è un giornalista ma atipico. Ha gli occhi aperti su tutto e in particolare sul mondo concentrato in una stazione dalle molteplici realtà.E spiega:

«Termini tv, progetto autofinanziato, senza sponsor alcuno se non la propria caparbietà e voglia di andare avanti, vede la luce il 25 aprile 2015. Ha la presunzione di far vedere la stazione come centro nevralgico di tutta la città. E questo perché fondamentalmente, è dimenticata, o considerata solo perché ci sono i clochard. Siamo nati che avevamo una sede: uno studio di danza, sotto i binari del treno. Portavo i musicisti a suonare, in fondo al binario 29. Fino a quando ci hanno cacciato, perché senza permessi».

C’è dell’incredibile e del paradossale:

«Termini tv sembra semplice da fuori. Affascina l’idea di una persona che giri per la stazione con una telecamera e punti l’occhio laddove non sai, dove non conosci; una persona che ha il coraggio di girare per sera perché a quell’ora, senza falsi termini, la stazione non è il luogo che tutti frequenterebbero. Eppure senza permesso non puoi. La curiosità ha un prezzo e la devi pagare. L’ultima sera che siamo stati sul binario 29 avevo portato con me un gruppo di musicisti di San Lorenzo che avevano dedicato una canzone a Termini con una citazione di Diocleziano e ci hanno mandati via. Questo è l’assurdo, capisci? Non c’è visione di niente. Alla fine che stiano in stazione o in banca, è lo stesso, e non si ha un legame con il territorio: è una multinazionale».

Mentre al contrario Termini ha bisogno di una propria identità territoriale, di un riecheggio che parta dalla sua nascita ai giorni nostri, nel quotidiano.

Mentre camminiamo, ogni tanto Francesco Conte si ferma e saluta qualche “personaggio”, in realtà persone che si sono dimenticate della propria essenza. Ma lui gliela ricorda con la battuta «ciao, ti ho visto su Termini tv». È contagioso con il suo entusiasmo ed il suo non arrendersi. Mai. Lunga vita a Termini tv e a realtà simili che cercano di raccontare la storia attraverso le vite e gli occhi degli altri con la purezza di un bambino che ha voglia di ascoltare i racconti di un nonno.

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