Terracava, viaggio nell'elettronica dell'altro mondo

Quattro chiacchiere con Ubik che ci porta nel mondo sommerso dell'elettronica come narrazione. Appuntamento al Monk giovedì 26 gennaio per quattro live imperdibili


Secondo la teoria della Terra cava sotto un primo strato si nascondono altri mondi e che non siano reali poco importa, quel che conta è partire all’avventura per scoprirli. L’appuntamento è al Monk per giovedì 26 gennaio dove il festival Terracava regalerà ad occhi ma sopratutto orecchie un assaggio di elettronica indipendente. Marco Bonini, romano classe '81, spiega a Ril come è nato un appuntamento che dal 2014, a fasi alterne, porta gli abitanti della Capitale dentro la musica elettroacustica ma non solo.

«La teoria della Terra cava è stato il nostro espediente narrativo per andare all'arrembaggio utopico di un genere poco conosciuto. Nella storia della scienza ci sono un sacco di teorie astruse, ovviamente false, ma che hanno ispirato poi la fantascienza con esiti geniali. Nel nostro caso ispirano una narrazione musicale».

E se a dirlo è uno che suona sotto lo pseudonimo dickesiano di Ubik ci crediamo. Ma a voler tirare giù qualche altro volume dallo scaffale, la lista si arricchisce: da Jules Verne che mette la Terra Cava in Viaggio al centro della Terra, fino a Poe, Burroughs l’allucinato e addirittura la Valentina di Crepax, la letteratura sfrutta la credenza di un pianeta stratificato in cui ad ogni livello possono abitare esseri differenti.

Terracava nasce dalla voglia di fare un festival che riunisse il sottobosco della ricerca elettro acustica. Parliamo di una musica che ha poco a che vedere con l’elettronica da ballo. Bonini e Franz Rosati si chiedono però che cornice dare a questa loro idea di ricerche sonore, installazioni e sound art.

«Franz nel 2014 aveva fatto un “mirror” del Main Off di Palermo e la cornice era stata il cinema Palazzo a San Lorenzo. E così anche Terracava è partito dall’occupazione di piazza dei Sanniti per poi replicare all’Esc. Con tre euro si aveva accesso a entrambe le serate: ne è venuta fuori una grande festa con musicisti che stimavamo. Lo stesso anno il festival raddoppiò in una versione estiva dell’Animal social club. Poi ci siamo fermati per non fare una cosa da impiegati, per così dire, non volevamo sentirci obbligati a farlo ogni anno ma solo quando trovavamo la struttura e i musicisti. Quest’anno siamo al Monk», racconta Ubik-Bonini.


L’utopia non è solo legata al nome dell’evento concepito come un arrembaggio ad una Terra che non c’è. Il viaggio verso i sotterranei vuole discostarsi da note più conosciute per far scoprire quello che «per alcuni non può neanche definirsi è musica», prosegue Bonini:

«Si tratta di un suono che si presta ad impieghi diversi, alla sonorizzazione di videogame per esempio. Noi con questa serata vogliamo slegarlo da questo utilizzo più commerciale per farlo scoprire in quanto arte, una musica che ha un aspetto immaginifico. Potremmo definirla una scultura sonora».

Un evento dal basso, con una mentalità un po’ punk che vuole essere una scoperta dell’invisibile. Un appuntamento che nella sua diversità fa pensare alla Roma dei tempi d’oro dell’elettronica (di altro genere - ça va sans dire - ma che faceva forse da rampa di lancio alla famiglia intesa in senso ampio) di Squarepusher davanti alla stazione Termini. A Enzimi e Dissonanze o alle installazioni del giapponese Ryoji Ikeda come ricorda Bonini che aggiunge «livelli alti, chiamiamoli così, per cui serve un’assistenza di stato oggi scomparsa». Terracava si muove su un altro piano e non porterà al Monk solo musica:

«Franz Rosati fa una musica legata al visual. Solitamente la musica fa da sottofondo; pensiamo ad un atelier in cui prima guardiamo e poi ascoltando qualcosa, solo in seconda battuta. Qui ribaltiamo la gerarchia, c’è la musica al centro, protagonista, poi accompagnata dal segno e da opere grafiche».

Questo anche perché questa musica nasce con software in consonanza con quelli che usa chi si occupa di grafica. E secondo la stessa logica “crossmediale” c’è Lorenzo Vecchio che sperimenta un’arte che digitalizza la fotografia analogica. E a suonare oltre ad Ubik, Anacleto Vitolo e Giuseppe Ielasi. Appuntamento al Monk, al livello Terra -1, là dove il cielo è cavo e l’elettronica è una storia dell’altro mondo.


https://www.youtube.com/watch?v=LCFasD2wlTA


Qui potete ascoltare La città morta (Many feet under) ultimo disco di Ubik, un lavoro con suoni d'ambiente dalle città abbandonate di Canale monterano, antica città di Galeria e le Necropoli di Cerveteri e Barbarano romano.

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