Tutta un'altra musica, il "vecchio" vinile ha incantato la città

Chi compra i vinili? E cosa preferisce ascoltare? Radiografia di un mercato vintage in crescita attraverso la voce dei negozianti storici della Capitale


Mai come in questo periodo il vinile ha avuto così tanta fortuna. Se ne parla, si legge, torna di moda il vintage e con sé tutto quell’apparato di strumenti che, fisicamente, risultano obsoleti e anacronistici. Il caro giradischi dei Sixties, andato di moda fino alla fine degli anni Ottanta, era uscito dal commercio e, di conseguenza, dall’immaginario collettivo, per fare spazio alla novità tecnologica dei primi cd, compact disc, che aprivano le porte al suono digitale. La cultura digitale, che dalla metà degli anni Novanta fino ai primi anni del 2000, sarebbe stato il web 2.0 e poi 3.0, aveva lasciato alle spalle la musica registrata in analogico. Quindi, le tracce incise in versione digitale, cambiavano forma, erano “moderne”.

A partire da quegli anni, la frontiera del digitale aveva permesso la rimasterizzazione di album classici del rock degli anni Settanta. I vinili, per questo motivo, per un motivo commerciale, ma anche perché considerati un ingombro in termini di spazio, cominciavano a diventare rari nei negozi. Ma sul finire degli anni Novanta, le frontiere del digitale affrontano, di nuovo, lo storico supporto in vinile. Oggi quindi, il mercato del disco è un fenomeno più ampio, perché anche le ultime novità vengono stampate in vinile. Tornano quindi di moda il disco e il mercato del giradischi, usato e nuovo, sempre più spesso disponibile anche nelle grandi catene di elettrodomestici.

Il 5 febbraio, a Roma si è svolta la fiera del disco Music Day Roma. Basata sin dalle prime edizione sul concetto di appuntamento culturale in cui espositori e appassionati di musica possono scambiarsi dischi e informazioni, con un programma di prestigiosi. La fiera, con le sue tre edizioni stagionali, sta assumendo un ruolo di rilevanza nazionale: è la dimostrazione di come il vinile sia diventato un bene di consumo, tornato nelle case degli italiani.
Dal confronto con operatori commerciali del settore di Roma è emerso quanto il fenomeno vinile sia tornato di moda, anche se, alcuni ci confermano, «il collezionismo non è mai calato, anzi, è sempre stato costante».

Ril ha è chiesto ad alcuni commercianti storici di Roma quali sono le caratteristiche di un cliente medio: chi compra? E che cosa compra? La fascia d’età risulta piuttosto elastica: dai 25 anni in su, con alcune risposte più coraggiose: «Dai quindici ai sessantacinque anni». Il 70% è rappresentato dal genere maschile, 30% da quello femminile. C’è chi superati gli ottanta, compra ancora i singoli in 45 giri. La media appartiene, però, alla fascia centrale, dai trenta anni in su, persone che hanno da sempre avuto il giradischi in casa. Oppure «c’è chi ruba gli impianti ai genitori», afferma il proprietario di Pink Moon, accogliendo nel target di clienti la fascia più giovanile. Lo storico negozio romano di dischi, cd e dvd, sito in Via Portuense, zona Marconi, è una vera e propria disco-nastroteca, miniera per nuove generazioni e per gli appassionati. Alle fiere, invece, la fascia d’età si abbassa, diventando immediatamente eventi di massa e social, con la promozione online e sui social network. Qui il pubblico è compreso dai venti in su e c’è la pretesa di trovare i dischi pubblicati recentemente: sapete quante copie ha venduto il disco di Lady Gaga? 314 000!

E quindi, chi compra, che cosa preferisce? Quale genere va più di moda nel mercato del vinile? Sicuramente il dato più eclatante è che sembra che la musica del disco formato 33 giri si sia fermata al rock classico e progressive degli anni Settanta. Le risposte all’unisono, infatti, riguardano il genere rock, con una scala che va dal rock progressive, italiano e inglese, al rock classico degli Stones o dei Beatles, passando per il metal, ancora molto distribuito e primo prodotto venduto da Pink Moon. «Addirittura», afferma un espositore milanese: «Il rock progressive italiano, della Premiata Forneria Marconi, Le Orme, Il Banco del Mutuo Soccorso, va molto di moda in Giappone. Potrei raccontare di quanti dischi ho venduto all’ultima fiera di Milano. C’erano solo giapponesi

Marino, espositore e dj romano, afferma che in Italia vanno di moda le music library, degli artisti più vari, che inseriscono le loro tracce per sonorizzare film e pubblicità. I dischi più ricercati, invece, sono i 45 giri garage music e il rhythm&blues degli anni Cinquanta. Un altro storico negozio romano Elastic Rock nel quartiere di Monteverde, vende per la maggiore rock degli anni Settanta, Beatles, i King Crimson e il progressive italiano. Per quanto riguarda gli appassionati storici, invece, il rock è il genere più collezionato, poi il jazz e il folk.

Negozi fedeli alla tradizione del vinile e storici di Roma, oltre ai già citati, sono Trasmission (Via dei salenti, zona Termini) e Discoteca Laziale (via Giolitti). Da qualche anno, anche le grandi catene distributive come Feltrinelli stanno ampliando il reparto musica, con la vendita del pop-rock internazionale in vinile.

C’è chi si preoccupa delle applicazioni mp3 che scaricano velocemente, anche solo partendo da un link di YouTube, tracce o interi album di un artista. C’è chi si preoccupa di Spotify, rivoluzione sensazionale che elimina il problema fisico e lo spazio materiale necessario a conservare nelle librerie dischi e cd, regalando gratuitamente musica in ogni dispositivo. Certo, basta scaricare l’app. Ma non è chiaro se l’ascolto e la bellezza della musica derivi dalla possibilità di avere più dispositivi e un mare magnum di scelte su supporti diversi, o se averne così tante, sia un danno irrimediabile per le generazioni che verranno. Ai posteri, l’ardua sentenza. Nel frattempo, cambiamo il disco sul piatto.

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