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Un bosco nel Colosseo quadrato: l'arte povera di Giuseppe Penone

La mostra, gratuita e visibile fino al 16 luglio, anticipa l’installazione della prima scultura contemporanea permanente di Roma che sarà posizionata in Largo Goldoni di fronte al negozio Fendi


Una scultura che unisce l’ambiente naturale a quello artificiale, che fonde e collega due mondi diversi e spesso contrapposti ma il cui intreccio dovrebbe essere sempre più conscio e rispettoso. Questo pensiero è il fulcro di Matrice, la selezione di opere di Giuseppe Penone esposta al Palazzo della Civiltà Italiana, il “Colosseo quadrato” dell’Eur sede della casa di moda Fendi.

Penone, uno dei più grandi scultori italiani viventi e maestro dell’arte povera. È il protagonista di un’esibizione che offre un excursus temporale esemplificativo del suo concetto di arte come opera di, con e nel paesaggio che la ospita.

Il primo legame ricercato è quello tra i locali dell'esposizione e le opere: varcata la soglia del geometrico edificio, l’occhio si perde tra le alte vetrate e i pavimenti marmorei sui quali si staglia una foresta di tronchi. Scorrendo con lo sguardo tra le due sale della mostra, unite tra loro da un piccolo corridoio bianco che ospita i disegni incorniciati di alcune opere pubbliche di Penone, la scultura contemporanea si unisce alle bianche corporature dei marmi classici che circondano il palazzo, creando un contrasto di maestosa semplicità.

Ci accoglie con Abete (2015) all’esterno, ma Foglie di pietra (2013), grandi rami sorreggono blocchi marmorei, è la prima serie che si incontra nell’ariosa stanza. Poi Soffio di foglie (1979), un mucchio di foglie di mirto schiacciate da un’invisibile presenza umana. E le due grandi pietre gemelle di Essere fiume (2010), una naturale e una artificiale. La sala è spezzata a metà dalla grande tela di Spine d’acacia - Contatto, (2006), nella quale si può scorgere il disegno di un viso tra, appunto, le sporgenti spine di acacia.

Dietro la tela, si apre Ripetere il bosco (1969-2016), una sequenza sparsa di tronchi lavorati di diverse dimensioni, e si chiude con Indistinti confini - Anio (2012) riproduzione in marmo e bronzo di un intreccio di tronchi che si affaccia sui grandi archi di vetro che svelano il panorama sui contorni di Roma.

Nel secondo grande ambiente troneggia Matrice (2015), il grande tronco di abete a metà scavato ma intaccato nelle ramificazioni, dove è incastrato un suo breve completamento bronzeo. Un tubo dove dovrebbe scorrere linfa vitale ma dove questa viene come bloccata dall’intervento umano. Sulla parete destra il tema uomo- ambiente si ripropone nella serie di autoritratti dell’artista Rovesciare i propri occhi (1970), dove mutano solo le pupille, specchio di diversi luoghi visitati.

E così si conclude quella che, a detta del curatore e critico d’arte contemporanea Massimiliano Gioni è

«una sintesi profonda tra il passare del tempo naturale e quello umano, nel quale si possono anche scorgere memorie romantiche e nostalgie di antiche civiltà perdute».

La mostra, che sarà aperta gratuitamente fino al 16 luglio, anticipa l’installazione dello scultore che verrà donata alla città da Fendi, diventando la prima scultura contemporanea permanente di Roma e verrà posizionata in Largo Goldoni, in via del Corso, di fronte al negozio del brand di moda: Foglie di pietra (2016), composta da due enormi alberi in bronzo di 18 e 9 metri che intrecciati sollevano a 5 metri un blocco di marmo. Pennone si spiega più negli sguardi che nelle parole, parla con le sue immagini di una natura fusa con l’ambiente circostante e di un uomo in ricerca di un’essenziale connubio.

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