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Album di famiglia

Nos Archives lancia un contest sulla memoria della famiglia, i giovani filmmaker dovranno pescare tra le prime immagini girate con telecamere non professionali, tra compleanni, matrimoni e gite fuori porta. Ril ha parlato con Cecilia Pagliarani, co-fondatrice del progetto, che svela: «stiamo restaurando un film di una famiglia inglese che in vacanza si è trovata nelo stesso albergo con Charlie Chaplin e Paulette Goddard»

Un bambino che lecca la paletta della torta, non resiste, ha tre anni ed è il suo compleanno. Su di lui si posa lo sguardo innamorato ed indulgente della famiglia e quello dell’obiettivo di una delle prime telecamere non professionali. Matrimoni, battesimi, gite al mare o in campagna a bordo di una lambretta, sono queste le memorie private dalle famiglie confluite in Nos Archives, il primo archivio privato mondiale di video ed immagini amatoriali. Un tesoro di più di 13 mila filmati, dal 1922 al 1984 ed un ricco repertorio fotografico.

Cinquant’anni di storia che attraverso queste immagini ci mostra cambiamenti sociali ed economici. E quest’anno, per la quinta edizione del premio Il gusto della memoria, lo sguardo si posa sulla famiglia: il tassello base dell’organizzazione sociale che cambia, va in crisi o si reinventa e in questo percorso ci restituisce la nostra immagine. Il contest è aperto a tutti. I partecipanti dovranno utilizzare almeno il 60% di immagini d’archivio, massimo un minuto dall’Archivio Luce, il resto da nosarchives.com. Gli aggiornamenti sono sulla pagina Facebook.

Nos Archives nasce nel 2010, dall'intento di Cecilia Pagliarani, regista e montatrice cinematografica, insegnante di linguaggio cinematografico e Manuel Kleidman, scenografo di teatro, creatore di marionette e carri teatrali, pittore, incisore su legno e bronzo, collezionista ed esperto in arte palestinese. L'archivio nasce dopo il trasferimento del fondo di pellicole Super8 che la Suricata srl, societa di produzione di cultura, aveva acquisito dal 2004 e in seguito alla creazione di un archivio visivo da mettere in rete. Il portale ha due obiettivi: offrire la possibilità alle famiglie di digitalizzare il proprio materiale in Full HD e di pagare come da un qualsiasi fotografo di quartiere: 1 euro al minuto. E poi guadagnare il 50% sui diritti di vendita delle licenze di utilizzo.

Ril ha incontrato Cecilia Pagliarani, direttrice artistica e cofondatrice del festival di cinema vintage Il gusto della memoria.

Il tema della famiglia è molto attuale, il nucleo base della società negli ultimi anni è molto cambiato. Quali sono le svolte più evidenti che vede tra ieri e oggi, pensando al materiale di archivio che possedete?

Il materiale del nostro archivio copre gli anni dal 1917 al 1984, già nell'arco di questi 70 anni la vita nelle famiglie ha subito numerosi cambiamenti. Non abbiamo super8 di oggi ( a parte quelli che giro io stessa) ed è per questo che abbiamo indetto questo concorso sulla famiglia.

È un laboratorio di meta-linguaggio, in un certo senso, raccontare una famiglia con i filmini di un'altra, di altre, creare un proprio filmino di famiglia atemporale. Per la parte sociologica della sua domanda, posso solo dare la mia opinione, non essendo titolata per dare valutazioni scientifiche: credo che la forma delle famiglie oggi sia molto diversa, ma la tipologia di nucleo, quella no. Ci sono sempre due persone che decidono che tra mille cose che potrebbero fare, il piano che perseguiranno è quello di costruire una famiglia. Il sesso delle due persone e se apportano al nucleo elementi pregressi, come figli da precedenti unioni, non ha molta importanza e non cambia la natura del nucleo, a mio parere.

E come è cambiato il modo di filmare la famiglia? Oggi si scatta e si filma ad ogni ora, quasi senza pensare...

Infatti la maggior parte delle documentazioni che troviamo spalmate in rete sono molto sciatte, tecnicamente, proprio perché l'importante è ormai diventato documentare l'attimo esatto in cui le cose accadono e condividerlo. La forma mentis di un cinematore era molto diversa: basti pensare che, dal momento in cui filmava al momento in cui poteva rivedere le immagini, in genere passava almeno una settimana.

Come è nato l'archivio? Pensate di aggiungerci in futuro anche materiali più recenti?

L'archivio è nato per la mia passione per le pellicole in formato ridotto. Otto anni fa avevo un progetto di un bus che avrebbe attraversato l'Europa con uno scanner per digitalizzare i filmini nei Paesi piu piccoli, alla riceca delle immagini di un'Europa che non esiste piu. L'Italia è un Paese particolare, nel resto d'Europa i borghi sono stati rimpiazzati da immobili moderni. L'archivio è sempre stato aperto ai materiali contemporanei, purché girati in pellicola.

La memoria è una parola che rischia di "impolverarsi", con queste iniziative si cerca di ri-attualizzarla. Come è stato accolto il vostro bando? Le edizioni precedenti hanno registrato una buona partecipazione? Si ricorda un progetto vincitore in particolare? 

Il nostro festival e il nostro lavoro sulle immagni antiche è molto anticonformista rispetto all'ortodossia di certi archivi audiovisivi. Noi cerchiamo di rifettere su tutte le potenzialità delle immagini, spesso scardinandole dal binomio immagine/datazione. Ora lavoriamo su progetti come il Vart (che abbiamo lanciato con gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo), una ricerca di scambio creativo tra compositori di musica elettronica e registi che devono costruire dal vivo una performance su un tema dato alla serata, il compositore con la sue macchine e il regista con le immagini antiche pre-selezionate. Abbiamo anche attivato un workshop nella nostra sede romana a San Giovanni dal nome VartLab. Inoltre, organizziamo serate di cinema muto moderno, con orchestre live e filmini antichi e stiamo restaurando un film di una famiglia inglese che in vacanza si trova nello stesso albergo con Charlie Chaplin e Paulette Goddard, l'attrice de Il Grande Dittarore.

 

 

 

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