La sala Troisi ha bisogno di noi

Al cinema di via Induno i ragazzi del Piccolo Cinema America incontrano la cittadinanza per fare il punto della situazione sul recupero della sala dopo la vittoria del bando. Ma c'è ancora molto lavoro da fare per aprire quello che non sarà solo un cinema ma uno spazio polifunzionale, una casa per la cultura e le relazioni umane

 

Porte aperte al pubblico della Sala Troisi, almeno per un pomeriggio. Nella giornata del 17 maggio, infatti, i ragazzi dell'Associazione Piccolo Cinema America, vincitori del bando di assegnazione della sala hanno dato il benvenuto alla cittadinanza per illustrare il percorso fatto finora, i progetti futuri e le problematiche incontrate nel recupero di questo spazio, conosciuto fin dagli anni '50 come Cinema Induno dal nome della via in cui si trova, in zona Trastevere. Nel 1997, dopo oltre quarant'anni di gestione parrocchiale, la sala è stata rinominata Sala Troisi in onore del famoso attore napoletano, ed è rimasta attiva fino al 2013, anno della sua chiusura.

Che le difficoltà di questa operazione siano tante lo ha sottolineato anche Paolo Virzì: il regista livornese ha infatti introdotto l'open day riconfermando la sua ammirazione e l'appoggio all'operato dei ragazzi, avanzando anche critiche all'attuale amministrazione.
Critiche che non ha mancato di riproporre nel suo discorso Valerio Carocci, presidente dell'Associazione Piccolo Cinema America e tra i principali promotori dell'occupazione dell'omonima sala cinematografica:

È stata molto dura attraversare questi mesi. Nonostante la vittoria del bando per l'assegnazione della gestione della sala, la certezza che avevamo di poterla rendere attiva ogni giorno veniva meno per le problematiche tirate fuori dal Comune di Roma. Questo spazio è stato gestito dal 1997 al 2013 senza autorizzazioni e con abusi edilizi. Quando a febbraio siamo stati chiamati per firmare il contratto, abbiamo chiesto i dati sulla situazione dell'immobile, visto che dalla firma avremmo avuto 60 giorni di tempo per mettere in attività la sala, ma non c'è stato consegnato nulla di utile.

E ancora:

Dopo un'analisi tecnica approfondita questo cinema, che in apparenza sembrava pronto all’uso, si è rivelato invece privo di qualsivoglia agibilità e certificazione. Sono tantissimi i lavori da svolgere prima di poterlo effettivamente rendere attivo: come ad esempio aprire i controsoffitti e i pavimenti, smontare le tappezzerie, “bruciare” le poltrone per verificare che siano resistenti al fuoco, rifare tutti gli impianti e così via.


Da qui il bisogno di organizzare un open day, per presentare alla stampa, ma anche alla cittadinanza, il progetto di ristrutturazione e rifunzionalizzazione della Sala Troisi. In due anni, i ragazzi sono riusciti a raccogliere 120 mila euro, ma si tratta di una cifra insufficiente.

Abbiamo bisogno di altri 400 mila euro per completare i lavori – ha commentato Valerio – Il 40% di questa operazione viene finanziata dalla Legge Cinema, ma non basta. Occorre il contributo di tutti, una piccola donazione da parte di ognuno. Se serve siamo disposti anche ad aprire un mutuo, visto che questa società non ci permette di fare diversamente. È da febbraio che cerchiamo di dialogare con l'amministrazione, ma non siamo ancora riusciti ad avere alcuna risposta.

Anche se la situazione resta estremamente complicata, il collettivo di ragazzi non ha nessuna intenzione di arrendersi:

Vogliamo dimostrare che siamo capaci di mettere in funzione la Sala Troisi avendo anche degli incassi economici. Questo significherebbe dare una possibilità al Cinema America che resta ancora oggi il nostro primario obiettivo. Per questo dico: noi apriremo la Sala Troisi e questo è certo. Il primo giugno tornerà il Festival di San Cosimato. Tra il primo giugno e il primo agosto vogliamo l'assegnazione della sala, che contiamo di aprire a gennaio 2018.

Le modifiche da apportare per allora sono davvero tante.
«Innanzitutto, la Sala Troisi prenderà il nuovo nome di Cinema Troisi – hanno dichiarato gli architetti impegnati nel progetto, Raffaella Moscaggiuri e Claudia Tombini – e sarà uno spazio polifunzionale». Ci sarà una rifunzionalizzazione dei locali esistenti: sarà mantenuta l’unicità della sala cinematografica con 298 poltrone e il foyer-bar, che sarà flessibilmente allestito come videoteca, biblioteca cinematografica, esposizione, infopoint, postazioni internet e così via, hanno spiegato gli architetti. 

E inoltre

L’unico intervento di maggiore complessità è lo spostamento degli impianti di areazione per consentire la creazione, all’interno dell’ex locale tecnico, di una sala lettura di 150mq fruibile 24 ore su 24 con 50 singole postazioni studio. Stiamo cercando di confrontarci continuamente con Luigi Moretti, il progettista di questa struttura tipica del razionalismo italiano, per rispettare, per quanto possibile, il suo disegno originale.

Per quanto concerne la gestione del cinema, ha spiegato Valerio, l'intenzione è di lasciarsi ispirare dalla multiprogrammazione e dalle iniziative proposte dal Beltrade di Milano, dallo Stensen di Firenze, dal CinemaZero di Pordenone e dal PostModernissimo di Perugia, realtà invitate a partecipare a questa giornata di incontro.

Da loro vorremmo ereditare quell'umanità che speriamo di infondere anche nella Sala Troisi

ha detto Valerio. E per finire Ril ha chiesto:

Qual è dunque la funzione che sperate possa assumere questo spazio, luogo salvato dall'abbandono e da una cattiva gestione ma ancora capace di offrire tanto?

Vorremmo che la Sala Troisi  funga da vero e proprio polo culturale, elemento che possa stimolare e vivere nel protagonismo attivo del suo pubblico, e che sia uno spazio in cui sia possibile abitare le relazioni umane. È questo, infatti, ciò che manca oggi ai ragazzi come noi.



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