[ph] Andrea Tiozzo

Agricoltura Blu, l'alternativa sconosciuta al grande pubblico

Uno strumento innovativo da incentivare per motivi ambientali e per migliorare la competitività delle aziende agricole. Anche a Roma e nella Regione Lazio si diffonde l'agricoltura Blu che ha questo nome perché salvaguarda acqua e aria

Agricoltura alternativa

Negli ultimi anni è aumentata la sensibilità dei consumatori per l’agricoltura, la salubrità degli alimenti e l’impatto ambientale delle attività agricole, ne è testimone il boom del biologico registrato in questi anni che grazie alla cassa di risonanza mediatica sta conquistando quote di mercato impensabili fino a pochi anni fa.

Quando si parla di agricoltura alternativa nell’immaginario del consumatore viene subito in mente l’agricoltura biologica, normata a livello comunitario dal regolamento CE 889/08 che prevede il divieto di utilizzo di fitofarmaci e concimi “di sintesi chimica”, privilegiando metodi di difesa delle coltura agronomici e biologici, ma ammettendo comunque l’utilizzo di concimi e fitofarmaci non di sintesi.

Principi e vantaggi dell'agricoltura Blu

Esiste un’altra agricoltura alternativa praticamente sconosciuta al grande pubblico che negli ultimi anni si sta avendo un più ampio impiego ed evoluzione; è l’agricoltura Blu, detta anche agricoltura conservativa.

Questo tipo di agricoltura, nata nelle grandi praterie americane negli anni ’60, e diffusasi in Italia solo negli ultimi 15-20 anni, ha tre principi chiave:

- La minima o nulla lavorazione del terreno (no-tillage o minimum-tillage) questa tecnica consente di incrementare la quantità di sostanza organica che verrebbe degradata più velocemente in un terreno arato, si ha anche una minore erosione eolica ed idrica, contenendo il deflusso di materiale terroso nei nostri fiumi;

- La copertura costante del suolo, per contenere l’erosione e favorire la biodiversità del terreno i residui colturali devono essere lasciati sul campo, nei periodi durante il quale non è presene la coltura viene favorito l’inerbimento del terreno, che consente così l’accumulo di sostanza organica, e limita l’erosione del suolo;

- La rotazione colturale, necessaria per mantenere costanti le produzioni e limitare il fenomeno della stanchezza del terreno, la rotazione viene in ogni caso attuata anche in agricoltura convenzionale ed in agricoltura biologica.

I vantaggi per l’agricoltore sono soprattutto di natura economica, in quanto queste tecniche consentono di velocizzare le operazioni di semina, limitando l’usura dei mezzi e soprattutto il consumo di carburante (il risparmio energetico varia dal 30 al 70% ed il risparmio di manodopera va dal 40 al 60%); un altro vantaggio di questo tipo di agricoltura è che è possibile seminare rapidamente, sfuggendo così alle piogge del periodo autunnale, inoltre il terreno non lavorato può essere seminato anche in condizioni di umidità tali da non rendere possibile la semina su terreno lavorato.

I vantaggi per la collettività sono essenzialmente ambientali, da una parte si ha una riduzione dell’erosione che può arrivare al 90%, ciò comporta un minore inquinamento delle acque, dovuto alle particelle di terreno trasportate dalla pioggia, viene anche ridotta l’erosione eolica e di conseguenza le polveri trasportate dal vento, la conservazione della sostanza organica è fondamentale, soprattutto nelle aziende che non hanno a disposizione letame, che rappresenta in ogni caso il miglior modo per apportare sostanza organica e nutrimento al terreno.

Un altro vantaggio ambientale di questo tipo di agricoltura è quello di limitare le emissioni di CO2 grazie alla riduzione del consumo di carburante, inoltre l’accumulo di sostanza organica nel terreno sottrae CO2 dall’atmosfera permettendo così di rispettare gli impegni climatici internazionali a cui l’Italia aderisce.

Le rese e la qualità dei prodotti dell’agricoltura conservativa sono comparabili con quelli dell’agricoltura convenzionale, tanto che a differenza dell’agricoltura biologica non esistono differenziazioni merceologiche per i prodotti da agricoltura conservativa o convenzionale.

I costi e i sussidi dalla Regione Lazio e dall'Unione Europea

L’agricoltura conservativa è nata nelle grandi esenzioni americane necessita di macchinari più costosi rispetto a quelli normalmente utilizzati, questo problema viene risolto tramite il ricorso al contoterzista, cioè un’azienda agricola esterna che effettua alcuni servizi (in questo caso la semina) per conto di un’altra azienda; questo consente anche alle piccole aziende di poter ridurre i costi e di poter godere dei vantaggi derivanti dall’uso di macchinari innovativi.

Questo tipo di agricoltura riceve dall’Unione Europea dei sussidi aggiuntivi, in quanto porta dei benefici agroambientali, la misura 10.1.5 del PSR della Regione Lazio, purtroppo non attivo per l’anno corrente prevede premi che variano in base alle colture da 130 a 300 euro ad ettaro per gli agricoltori che si impegnano ad adottare questo tipo di agricoltura.

L’agricoltura conservativa seppur promettente non è la panacea a tutti i mali dell’agricoltura, in alcuni casi si rende necessario dopo alcuni anni dissodare il terreno che con il tempo ed a causa del passaggio delle macchine agricole può diventare troppo compatto, in ogni caso è uno strumento da incentivare per motivi ambientali e per migliorare la competitività delle aziende agricole.

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Classe '86, molto loquace e perennemente affamato. 

Laureato in Agraria all'Univeristà degli Studi della Tuscia con specializzazione in politiche economiche e territoriali agricole, lavora come Dottore Agronomo libero professionista e nell'azienda agricola di famiglia. 

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