writing magazine PDF

C’era una volta...

Ora che non riesco più a correre i 100 metri con uno zaino in spalla pieno di spray inseguito da un cane pastore tedesco dopo una notte di bagordi e che, dopo aver dipinto un muro legale e un’ora o due di accogliente divano, dormo beato e senza rimpianti, ho pensato un bel po’ a cosa avrei potuto fare per contribuire ancora alla cultura del writing. Bol ci racconta il suo percorso di innovazione

Tutto è iniziato nel 1984

1984 è di certo il titolo del celebre ed ancora attuale romanzo di George Orwell, ma è anche l’anno in cui l’allora quattordicenne che ora vi scrive comprò il Commodore64 con i suoi esigui risparmi ed iniziò a programmare in BASIC (Beginner's All-purpose Symbolic Instruction Code). Non mi sono mai identificato con la definizione di generation X a cui sarei stato associato in seguito e sono sempre stato fiero di aver vissuto quegli anni di fervore elettronico-digitale utilizzando tutte le tecnologie alla portata del mio portafogli. Nel frattempo quel gran ferroviere di mio padre, come secondo lavoro, riparava macchine da scrivere, grovigli inestricabili di leve e molle, che presto da meccaniche sarebbero diventate elettriche-elettroniche, e tra un trenino elettrico della LIMA ed un saldatore a stagno mi trasmise la passione per la tecnologia.

Il writing e le fanzine

Nel gennaio 1990 ho iniziato a dipingere con gli spray facendo writing, lettering, pupazzi e tag. Questa passione artistica o vandalica (a seconda dei punti di vista) ha generato una comunità produttrice di opere d’arte su muri e metallo (materiale per lo più rotabile, tipo carrozze ferroviarie e metropolitane), di testi, di fumetti e di altre interessanti creazioni. Così, ad un certo punto, alcuni di noi si sono ritrovati, o comunque avevano accesso, ad una grande quantità di materiali documentali sulla cultura Hip Hop, di cui fa parte la disciplina del writing, ed hanno deciso di utilizzarli per creare delle raccolte. Se l’idea iniziale era quella dei così detti black book (raccoglitori realizzati dai writers stessi che contenevano soprattutto disegni preparatori e foto delle opere) presto si passò a quella delle fanzine autoprodotte. Spesso fotocopiate in bianco e nero, rilegate con la spillatrice e distribuite a mano in modalità peer to peer avevano un basso impatto visivo e una tiratura bassa. L’avvento del colore, della stampa in tipografia ad un ragionevole costo, la maturità grafica data dall’esperienza, la ricchezza dei contenuti e la distribuzione alle jam (raduni di writers) sono stati dei bei passi avanti che hanno portato all’apice di questo tipo di informazione quando una delle prime fanzine italiane cominciò ad essere distribuita nelle edicole di tutta Italia.

Per anni ho raccolto e scambiato foto di opere mie, della mia crew e della mia citta/nazione in generale e le ho inviate a riviste di questo genere in tutto il mondo, ricevendo spesso delle copie dei magazine da collezionare e/o distribuire su Roma. L’aspetto più interessante delle fanzine autoprodotte (cioè autofinanziate e distribuite fuori dei canali ufficiali, spesso non rispettando le regole dell’attività editoriale, del copyright, del direttore responsabile, senza registrazione a tribunali ecc.) è che se da una parte si trincerano dietro un’illegalità che le rende fruibili solo a chi è underground dall’altra sono lo specchio più veritiero del fenomeno del writing in quanto non hanno limiti editoriali imposti e sono realizzate da chi realizza le opere in esse contenute, dunque sono senza filtri di ogni tipo, pura essenza direttamente dal produttore al consumatore.

Writing Magazine PDF

Ora che non riesco più a correre i 100 metri con uno zaino in spalla pieno di spray inseguito da un cane pastore tedesco dopo una notte di bagordi e che, dopo aver dipinto un muro legale e un’ora o due di accogliente divano, dormo beato e senza rimpianti, ho pensato un bel po’ a cosa avrei potuto fare per contribuire ancora alla cultura del writing. Così nel febbraio 2017, forte della mia collezione di fanzine, dei numerosi contatti su Facebook e dell’idea che la memoria è un ingranaggio collettivo a cui tutti e tutte dobbiamo contribuire anche innovando ho deciso di aprire una pagina chiamata Writing Magazine PDF. La pagina Facebook in questione è solamente lo strumento per accedere alle fanzine di writing italiane che, scansionate da me e da numerosi altri collaboratori, vengono caricate e rappresentate dalle foto delle copertine. Dalla descrizione delle singole foto si accede al link web per scaricare gratuitamente il file PDF contenente tutte le pagine della rivista. Copia di tutte le fanzine pubblicate la si può trovare contemporaneamente anche a link per la gioia di chi non ha un profilo Facebook.

Oltre al valore documentale del fenomeno del writing italiano, la pagina svolge un piccolo ruolo sociale. Tutte le riviste pubblicate infatti prevedono una fase di autorizzazione informale da parte degli autori con cui necessariamente devo venire in contatto. Questo rigenera lo stesso spirito di unione, di collaborazione, condivisione e di rispetto per il lavoro altrui di cui abbiamo goduto nei primi anni del writing italiano. Le interazioni descrivono la felicità di chi rivede il suo primo pannello dipinto in ferrovia e pubblicato sulla vecchia fanzine, di chi recupera la rivista che produceva e di cui non possiede più copie in archivio, di chi scopre che quello che lui fa ora lo facevano anche altri più di 30 anni fa fino a chi si ritrova nei commenti con chi aveva perduto di vista negli anni. È tutto un susseguirsi di emozioni, di ricordi piacevoli, di soddisfazioni ri-innovate da una tecnologia gratuita e teoricamente alla portata di tutti.

Se volete collaborare o siete interessati a questo progetto potete contattarmi, sarà un piacere accogliervi, qualsiasi siano le vostre capacità o conoscenze tecnologiche.

 

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Pietro Maiozzi, writer dagli anni '90 con la tag BOL, ha dipinto in strada su muri e treni. Le sue opere sono pubblicate in riviste underground e cataloghi internazionali. Colleziona tutto ciò che riguarda la vecchia scuola del writing e le prime produzioni della street art. È amministratore su Facebook della pagina WritingMagazinePDF e del gruppo Cacciatori di Street Art.

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