Chiara Passa, Dimensioning VR4

L’altrove digitale nelle opere di Chiara Passa

«Noi siamo super connessi e viviamo questa condizione liquida del nostro tempo reale». Un viaggio oltre la dimensione percepibile tra animazioni, opere interattive, video-installazioni, video-mapping, video-sculture, widget e app.

 

Chiara Passa: la Formazione e le prime animazioni

Dalla combinazione di molti tipi di media e piattaforme ha origine e sviluppo la ricerca artistica di Chiara Passa, artista visiva che da anni analizza i cambiamenti nello “spazio liquido” attraverso una varietà di tecniche, tecnologie e dispositivi, facendo spesso ricorso alla realtà aumentata e alle tecnologie di realtà virtuale. Formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e specializzatasi in Nuovi mezzi audiovisivi con un master alla Facoltà di Lettere Moderne, dal 1997 l'artista porta avanti la sua ricerca a Roma dopo aver vissuto in varie città italiane ed europee.

La produzione è ampia e diversificata: animazioni, opere interattive, video-installazioni, opere site-specific inserite nello spazio pubblico, video-mapping, ma anche video-sculture, video-oggetti, widget e app (AR e VR) per dispositivi mobili. Chiara Passa espone i suoi lavori a livello internazionale presso musei, gallerie e festival, esplorando le potenzialità e la piena gamma espressiva offerta dai linguaggi informatici. L'abbiamo incontrata nel suo studio per approfondire il suo percorso artistico e le modalità con cui opera da anni nel settore. Come ci racconta, tutto ha avuto inizio nel 1997 con l’ideazione di alcune animazioni «geometriche, essenziali, molto minimali che giocavano sulla composizione di immagini e sullo slittamento di senso imprevisto e video-installazioni site-specific».

Un esempio è Time bomb the love, opera del 1997-1998. L’artista parte dalle forme dei missili, che «diventano strutture essenziali, sintetiche, ispirate alle architetture di Boullée e Ledoux». Attraverso la manipolazione digitale, questi missili mutano nella struttura, prendono vita, si comprimono fino a trasformarsi in dei loft, degli open space. Afferma Chiara Passa: «Il missile è simbolo dello sfondamento dello spazio e io l’ho decontestualizzato e l’ho fatto diventare uno spazio vivibile».

 

L’arte digitale è vendibile

Questa tipologia di animazione, ipnotica e sintetica, rappresenta l’avvio di una lunga sperimentazione in dialogo tra il digitale, l’arte e l’architettura; non a caso uno di questi missili è diventato un prototipo per la realizzazione di una scultura in ceramica, prodotta dalla Ceramica Gatti. Rispetto alle frequenti disquisizioni sul Post digital e sulla non vendibilità di questi lavori ritenuti di nicchia, l’artista ha sempre rifiutato l’dea di un’arte digitale non esportabile in un contesto più ampio di pubblico.

«Il mio intento, andando oltre il concetto di riproducilità tecnica dell’opera proposto da Walter Benjamin (L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica), è di restituire l’aura all’arte digitale. Le mie opere di Software art (ad esempio, Live Sculpture), sono costituite da un software che muta, trasformandosi sempre per ogni persona che ne entra in possesso. L’animazione per dispositivi mobili è anche un prodotto vendibile. Delle stampe in plexiglass non faccio una tiratura, sono tutte diverse anche nelle sfumature e composizione.

Oggi si parla molto di Post digital; in realtà fin dagli esordi della Net art e dei progetti sulla Rete e/o nella Rete io ho sempre prodotto la parte tangibile e vendibile. Post digital è solo un’etichetta per gli addetti ai lavori». 

La poetica degli oggetti 

Continuando il nostro breve excursus sulla produzione di Chiara Passa, con Calling a conversation in universe l’artista ripropone l’immagine dei missili, stavolta sotto forma di obiettivo fotografico, simbolo dello spionaggio mediatico della nostra epoca. In questo caso, però, ironicamente gli obiettivi si corteggiano, «si scrutano tra di loro in un universo astratto di colori e cromie diverse, si penetrano e hanno degli amplessi». In opposizione all’antropocentrismo kantiano, Passa ci racconta la sua “poetica degli oggetti”: «le relazioni oggettuali non si esauriscono con il pensare quel determinato oggetto come unico prodotto cognitivo». L'artista, ispirata dalla object oriented ontology, crede che ogni oggetto abbia una propria metafisica e una vita propria al di là della sua forma e contenuto: «la dinamicità dei miei oggetti decontestualizzatie e animati vivono anche di questa filosofia» afferma.

Il super luogo

L’idea di un luogo non statico - in movimento oltre la propria funzionalità e interattivo con il pubblico - è il concetto alla base dei suoi successivi lavori. Super place project del 2001, per citarne uno, è l’animazione di un progetto olografico dove l’artista approfondisce il concetto di “super luogo”, creando uno spazio dinamico, liquido, in continua trasformazione.

Dichiara a proposito Chiara Passa: «ho coniato questo termine nel 1999 per connotare la serie di video-installazioni Live Architectures, in cui gli ambienti sono totalmente dinamici, muovendosi oltre la loro propria funzionalità; esattamente il contrario accade nel “non luogo”, che essendo una statica presenza, ha solo la funzione di accogliere momentaneamente uno spettatore. Il “super luogo” nella mia opera è un luogo che va incontro allo spettatore: è dinamico, si muove, si accorcia, si prolunga e porta lo spettatore a confrontarsi con un altrove digitale o altra dimensione, che ormai ci appartiene. Quest’opera di Net art, esposta al MAXXI nel dicembre 2006, presentava palazzi che crescevano tutti uguali in maniera centrifuga e centripeta con all’interno un albero e lo spettatore doveva collegarsi e crescere insieme alla pianta».

  

Nel 2002, con la video-installazione Exten(z)sion project inizia un discorso più esperienziale per lo spettatore. Quest’ultimo, immerso nel “super luogo” (tre proiezioni su pareti, più pavimento), perde il proprio equilibrio, catapultato in un’altra dimensione nella finestra del software (camera view), attraverso la quale l’artista ha dato vita all’intera animazione. Oggetti che si muovono, pareti che si spostano, la botola che si apre producendo nel visitatore la sensazione di sprofondare. L’esperienza suggestiva della perdita di controllo nel super place è amplificata dalla presenza di musica elettronica (firmata da Mokamed), sintetica e minimale, che guida il processo fruitivo ed esperienziale dell’opera.

 

Live Architectures 

Dal 1999 Chiara Passa ha generato una serie di animazioni intitolate Live Architectures, che connotano luoghi dinamici e shakerano lo spazio architettonico interno ed esterno, come in The new medium’s order is to shift, video-installazione in cui illusionisticamente le pareti si trasformano in mare con onde gigantesche, che si innalzano e abbassano fino a sommergere totalmente lo spettatore. Come spiega l’artista «l’atto del rendering prodotto dal software ti fa capire che il programma sta generando le onde del mare in tempo reale. Di questa opera ho realizzato anche un libro con i frame del processo di rendering, stampati nel formato ispirato dai quadri cinquecenteschi. Se sfogliavi ad una certa velocità il libro, questo ti restituiva l’intera animazione con i tuoi tempi. I frame per secondo nel libro li decidevi tu, invece nell’installazione erano in base alla velocità di rendering che strutturava le pareti utilizzando diverse velocità». Peccato che, per uno strano caso del destino, l’unica copia del libro si sia danneggiata a seguito di un allagamento dell’abitazione dove era conservato.

 

All’interno della serie Live Architectures, l’artista sperimenta diverse tecnologie e dispositivi. In Speaking at the wall, installazione interattiva, i connotati dello spazio vivibile mutano attraverso le voci degli spettatori. Spiega sempre Chiara Passa:«In Speaking at the wall, il luogo si muove e l’architettura diventa viva e vibrante attraverso la voce del pubblico che diviene processo dell’opera d’arte in continua trasformazioneDi quest’opera ho prodotto anche un software, stampe su plexiglass e un’app per telefoni».

 

Realtà e second life

Molto più complessa e laboriosa l’opera interattiva Over the limbo del 2009:

«Sei tra second life e mondo reale. In second life ci sono delle isole. Io chattavo nel mio ambiente reale (una galleria) con le persone che incontravo lì, in second life… Attraverso un processo di mapping e croma-key in real time, sono riuscita a fondere il mondo di second life con quello reale dove ero presente proiettata in una sorta di limbo. Qui c’è un aspetto più performativo del mio lavoro, l’avatar e l’essere umano. Nella realtà e all’improvviso ci si può trovare ovunque, nel software, nel mondo virtuale o in una stanza. Noi spendiamo ogni giorno tanto del nostro tempo “virtualmente” e quindi e viviamo questa condizione liquida del nostro tempo reale».

 

Sempre dalla serie Live Architectures, la video-installazione Meta Motus del 2010 esplora l’architettura come interfaccia attraverso il movimento e la tecnologia del camera-tracking che riprende gli spostamenti dello spettatore in tempo reale. Anche in questo caso Chiara Passa sottolinea la possibilità di produrre da questo lavoro opere di Software art, tutte diverse in base a chi le usa e lascia la traccia: «la matrice (ovvero lo spettatore) è sempre diversa e l’opera si autogenera in continuazione. Lo spettatore è anche coautore attivo del processo e quindi dell’opera».

 

Un’app ispirata a Michelangelo

Nel 2010 The Virtual Prigione è stata un’app molto scaricata da Apple Store per l’intero suo anno di vita, ora esiste online in una versione un po’ diversa per browserThe Virtual Prigione, ispirata ai Prigioni di Michelangelo, vede il corpo dell’artista come massa marmorea che può essere intrappolato nella materia dallo spettatore cambiando lo strumento-scalpello e riportato a una forma primordiale (un cubo di marmo), decidendo di “togliere” materia, scolpire e sublimare la forma in un determinato corpo marmoreo. Non mi sembra casuale il richiamo a Michelangelo, ai concetti di “finito/non finito”, esportabili anche nel processo creativo della Passa, in cui le opere digitali sono in continua e possibile evoluzione.

Interessante anche Live sculpture, opera di Software art interattiva, dove lo spettatore diventa una scultura viva. L’utente infatti, quando è davanti allo specchio-scultura viene scansionato e filmato in tempo reale da una web-cam installata dietro la cornice, per poi essere rimodellato e riproposto in scala attraverso una proiezione video. L’opera gioca sulla percezione del sé e sulla soggettività dello spettatore all’interno di una cornice barocca, sempre nel formato dei quadri rinascimentali. Come spiega Chiara Passa: «Lev Manovich, ne Il linguaggio dei nuovi media, ha visto che i quadri rinascimentali avevano una cornice rettangolare (simile all’odierna misura in pixel 768x576), atta a catturare lo spettatore e portarlo all’interno del quadro. Nella mia opera c’è anche un discorso architettonico: la cornice è una finestra su uno spazio fluido in cui lo spettatore si muove». Esiste di quest’opera anche la versione video-scultorea contenente il software.

 

La realtà spaziale aumentata

Alcune opere, come Augmented irreality o Tales from space, approfondiscono il concetto di “architettura impossibile” e sono realizzate attraverso tecniche di realtà spaziale aumentata e video-mapping che creano livelli meta-dimensionali di lettura dell’opera stessa.

 

Con Talking in strings entra in gioco Twitter e l’interazione con il “parlare in stringhe” (in loco e in collegamento web esterno) attraverso hastag via twitter; lo spettatore veniva avvolto in tempo reale da fasci di frasi che ruotando, si trasformavano in stringhe di luce velocissime. 

 

Nella serie Dimensioning, invece, il discorso sulla realtà aumentata si sviluppa con varie tecniche e tecnologie ed ispirandosi alla antica tecnica dell’affresco. Afferma l'artista:

«I primi progetti di realtà spaziale aumentata sono proprio gli affreschi di Villa dei Misteri di Pompei. Io ho ripreso la tecnica dell’affresco per creare matrici scultoree geometriche per la realtà aumentata, mixando sempre effimero e tangibile. In questo modo chiunque può portarsi a casa un’opera digitale che ha come matrice un affresco in una bacheca di plexiglass». 

Public art

Interessanti anche i video-mapping in spazi pubblici, come per esempio Hemispheric is watching you. Quest’opera, ambientata a Valencia nel 2012, è incentrata sul concetto di sorveglianza, sull’essere perennemente guardati ogni giorno mentre ci muoviamo in uno spazio pubblico. «In questo caso», come racconta la Passa, «è il visitatore nello spazio pubblico che lo anima con i suoi movimenti; il corpo dello spettatore da osservatore è osservato e minacciato in continuazione da questo palazzo che diventa un grande occhio guardiano». L’arte digitale in spazi pubblici rende partecipe il pubblico attraverso l’interazione multipla.

Fondamentale nel percorso artistico di Chiara Passa anche la rara serie di Net land art virtuale su Google earth. Un esempio in tal senso è costituito da Augmented forces, dove l’artista si è ispirata alla performance di Gino De Dominicis del ’69 - Quadrati Cerchi (Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell'acqua) - dove cercava di formare dei quadrati nell’acqua di uno stagno buttando dei sassi. Dice a proposito la Passa: «Nel ’69 non si poteva, adesso con la realtà aumentata sì e ho colto l’occasione e la magia di creare una sorta di droste effect in Google earth. Quindi, ad Ostia il mare è diventato quadrato e tutta la cittadina è andata sotto acqua per il propagarsi di onde anomale attraverso la realtà aumentata. Nessun luogo è più stabile, ormai tutto è mobile».

Recentemente abbiamo visto un'opera di Chiara Passa esposta al MAXXI al Media Art Festival 2017.

Concludiamo il nostro incontro con l’artista, adesso impegnata anche come insegnante nel workshop di Tecnologie immersive all'interno del progetto REDFest, chiedendole di raccontarci qualcosa sulla sua attività didattica:

«All’Accademia di Belle Arti di Roma ho due corsi: Digital video (dove faccio con gli studenti un discorso sulla narrazione non lineare e interattiva e realtà virtuale) e Applicazioni digitali per le arti visive (dove insegno arte interattiva attraverso vari linguaggi di programmazione ad oggetti e realtà aumentata)».

Public art, Net art, realtà aumentata e "super luogo"… tanti sono i temi che abbiamo approfondito con Chiara Passa. Non ci resta che seguire i prossimi sviluppi delle sue ricerche e proiettarci in altri mondi, oltre il digitale.

 

 

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Storico dell’arte, archivista e curatore. 

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a: simonapandolfi@romaitalialab.it.

Cresciuta in una tranquilla città di mare, ho sempre mirato lo sguardo verso orizzonti indefiniti. Poi è arrivata la frenetica e caotica Roma e qui adoro perdermi tra i vicoli e le storie di quartiere. Non riesco a stare ferma, ho bisogno di fare più cose contemporaneamente, sempre credendoci! Sognatrice e idealista, amo mixare le mie passioni: arte, fotografia, poesia, cinema e teatro... altrimenti mi annoio. 

Come un cannibale di notte divoro libri e serie tv, oppure scrivo tutto quello che mi passa per la testa e che non farò mai leggere a nessuno. Raccolgo oggetti trovati per strada, sono sempre alla ricerca di nuovi amuleti.   

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