Carmen, Caracalla 2017 [ph] Yasuko Kageyama

L'opera a Caracalla: tradizione e innovazione

Nel 1937 a Roma hanno inizio le prime rappresentazioni liriche all'aperto presso le Terme di Caracalla. Dal secondo dopoguerra esplode la stagione estiva con spettacoli grandiosi, da Carmen all'Aida, con grande successo di pubblico. Con l'arrivo delle nuove tecnologie il teatro si rinnova ed anche quest'anno è pronto ad offrire ai romani emozioni e sorprese

La prima stagione lirica alle Terme di Caracalla

«Il silenzio glorioso dei secoli ha parlato attraverso il vivente respiro dei ruderi ciclopici, illuminato da luci di sogno, fatto canoro da divine melodie, consacrato dall’amore per il grande e per il bello di una moltitudine che si sentiva erede della millenaria civiltà romana e ascoltava immobile e silenziosa: una folla di ottomila persone che col suo silenzio consacrava il suo diritto a quell’eredità spirituale».

«Una febbre, un ardore,una infaticabilità, una fede, veramente romane, hanno creato dal nulla, fra i silenzi vigilanti le vestigia imperiali, il teatro, il grande teatro moderno».

«Il popolo di Roma ha avuto ieri sera un grandissimo dono…e il popolo ha risposto con uno slancio di gratitudine sensibilissima nella gioia per la festa dell’arte e nell’applauso entusiastico».

Così le cronache dell’epoca ricordano, con caratteristica enfasi, l’inaugurazione della prima stagione lirica alle Terme di Caracalla, ottanta anni fa e precisamente il 1°Agosto 1937.

La prima rappresentazione operistica all’aperto, Aida all’Arena di Verona, risale al 1913, centenario della nascita di Giuseppe Verdi. Un enorme successo di fronte a un pubblico convenuto da tutto il mondo per un avvenimento che doveva segnare un nuovo, grandioso modo di fare spettacolo. Alla serata era presente Pietro Mascagni che fu poi promotore e artefice l’anno successivo di un analogo evento a Roma, non in un sito archeologico ma nel nuovo Stadio Nazionale che sorgeva al posto dell’attuale stadio Flaminio. Lo spettacolo «destò la generale meraviglia» ed ebbe ampia risonanza ma non potè avere ulteriore seguito a causa dei successivi eventi bellici.

L'abbinamento opera lirica-archeologia

Le rappresentazioni liriche all’aperto a Roma tornarono solo negli anni ’30 e furono spesso appannaggio del “Carro di Tespi”, struttura itinerante di grandi dimensioni che portava l’opera in giro per tutta Italia e fu presente a Villa Borghese, in Via Sannio e in vista del Colosseo. Solo nel 1937, anche sulla scia del successo dei concerti sinfonici alla basilica di Massenzio, si pensò all’abbinamento opera-archeologia organizzando una prima stagione sperimentale nell’area del Tepidarium delle Terme di Caracalla.

Tra gli scopi dell’iniziativa quello di offrire, con il prolungamento della stagione lirica, una migliore opportunità contrattuale alle masse artistiche che erano spesso costrette a emigrare in Sudamerica per poter lavorare d’estate. Si teneva naturalmente conto anche delle esigenze del crescente turismo e della possibilità di fornire rappresentazioni a prezzi popolari o comunque alla portata di tutte le tasche con le maggiori star liriche dell’epoca. Il concorso di pubblico fu subito notevole (8000 biglietti finivano esauriti ogni sera) e il successo ampio e cordiale.

Con grandi innovazioni fu costruito ex-novo un enorme palcoscenico «che si è rivelato una meraviglia di tecnica» e l’anno successivo si trovò una migliore soluzione ampliandolo ulteriormente (1800 mq) nella grande esedra del Calidarium, delimitando il boccascena (ben 22 metri) con i due caratteristici ruderi di mattoni alti più di 40 metri e cambiando l’orientamento della platea per ottenere un semicerchio di 20.000 posti (profondo 95 metri con un dislivello di 7 metri) nei giardini antistanti. Sulla superficie di un ettaro i 2500mc di legname della struttura erano integralmente smontabili con sistemi assolutamente innovativi per l’epoca.

La rinascita nel secondo dopoguerra

Due stagioni consecutive di grandi successi nella suggestione notturna dei ruderi inframezzati da pini, cipressi e cespugli di oleandri, illuminati con nuove tecnologie come non si era mai visto prima, e poi cinque anni di silenzio dovuti alla seconda guerra mondiale. Ma già nel 1945, con gli alleati a Roma, appena abolito il coprifuoco, l’opera a Caracalla riprende il suo cammino sotto le stelle: un gesto di grande coraggio e un segnale di speranza nel futuro. Fu ricostruito lo stesso palcoscenico colossale (all'epoca era il più grande del mondo) mentre la platea, ora a ventaglio con un’ampiezza massima di 110 metri (contro i 140 precedenti) fu ridimensionata a 9000 posti per una maggiore visibilità e una migliore acustica e dal 1947 poggiò su una nuovissima struttura di tubolari di ferro (se ne impiegarono circa 80 km).

                             Visuale della platea, Teatro di Caracalla, anni Cinquanta

Il nuovo impianto elettrico consentì ulteriori miracoli in scena. Gli iniziali due settori dal 1952 furono divisi in tre, per permettere una politica di prezzi più bassi che si rivolgeva ai giovani e ai turisti di tutte le fasce in un’atmosfera cordiale e partecipe. Si era realizzato un teatro di massa di sicuro richiamo popolare, senza abdicare alla qualità, garantita dai complessi artistici e tecnici del teatro, dal livello altissimo delle grandi scenografie dipinte e costruite, dalla presenza dei massimi artisti vocali internazionali.

Quasi in competizione con quanto avveniva in quegli stessi anni a Cinecittà, il Teatro dell’Opera proponeva nella sua stagione estiva spettacoli grandiosi. Oltre alle centinaia di coristi, danzatori e comparse, fecero la loro apparizione cavalli e somarelli in Carmen e Cavalleria Rusticana; leoni nel raro Poliuto; cammelli e elefanti nella popolarissima Aida che vedeva entrare al galoppo la quadriga di Radames al culmine del trionfo.

Regina incontrastata della programmazione Aida ha superato le 500 rappresentazioni con un singolare record di presenza: 30 stagioni consecutive tra il 1952 e il 1982 ; gli altri titoli sono stati e sono quelli del grande repertorio prevalentemente italiano e non sono più di trenta. Un ampliamento sarebbe auspicabile, come già avviene con successo in altri spazi estivi.

La querelle tra le sovrintendenze fino all'arrivo delle nuove tecnologie

La presenza del palcoscenico all’interno dell’antico complesso delle Terme di Caracalla e le superfetazioni in finti mattoni di scenografia che coprivano gli impianti e avevano modificato nel tempo la sagoma degli enormi ruderi in mattoni che sono un po’ l’emblema del complesso, hanno causato una lunga querelle tra le due sovrintendenze interessate, quella del Teatro e quella Archeologica.

L’area fu quindi abbandonata nel 1993 per consentirne il restauro; la stagione estiva del teatro si tenne in maniera ridotta in altri siti (tra cui Piazza di Siena e la Curva Nord dello Stadio Olimpico) finchè nel 2001 non si potè tornare, sia pure in maniera fortemente ridimensionata, alla gloriosa sede archeologica. Dopo le iniziali incertezze si è optato per una soluzione ottimale.

L’antico palcoscenico, ridotto a misure meno trionfali si avvantaggia di nuove e più sofisticate tecnologie ed è stato avanzato verso i giardini avendo come meraviglioso sfondo l’intero complesso monumentale che consente ai migliori registi e scenografi di ottenere effetti spettacolari e di incomparabile suggestione grazie alle moderne e raffinate tecniche di proiezione. La platea, ridotta ora a 4000 comodi posti di ampia visibilità e agevole ascolto ( con un innovativo impianto di amplificazione che assicura al suono la massima naturalezza) ha lo stesso orientamento della precedente ed è certamente meno dispersiva. È rimasta la piacevole atmosfera di kermesse popolare e quel tono simpaticamente informale che unisce gli spettatori delle più svariate provenienze geografiche e sociali.

Il programma del 2017

Caracalla 2017 vede in scena tre titoli di opere popolari, in scena fino al 9 agosto per un totale di 23 serate.

Carmen, un nuovo allestimento di Valentina Carrasco con Samal Blak e Luis Carvalho per scene e costumi ha un’originale ambientazione contemporanea al confine tra il Messico e gli Stati Uniti (il famigerato muro dei diseredati) infedele al libretto dell'opera di Bizet la cui tragica vicenda si svolge in una Spagna pittoresca e folklorica, ma di accattivante presa drammaturgica. La varietà delle soluzioni scenografiche che padroneggiano con maestria le tecniche di proiezione trasformano via via i gloriosi ruderi nelle enormi teste dei Presidenti Americani di Mount Rushmore, simbolo di libertà, nelle ricreate stratificazioni del Grand Canyon o nelle enormi maschere macabre e coloratissime della tradizione latino americana della festa dei morti che incorniciano la conclusione della tragica vicenda.

Molto più banale la ripresa di Tosca (opera amatissima a Roma anche per le sue suggestioni locali) in un modesto allestimento che non tiene conto di uno spazio così speciale. Spazio che l’imminente Nabucco utilizzerà invece integralmente a sfondo della vicenda, come era già avvenuto nel 1984 con lo stesso titolo quando per la prima volta ci si rese conto della potenza evocativa della scenografia naturale.

Direttori di solida e riposata routine e compagnie di canto formate da artisti collaudati (cui si affiancano i giovani artisti della benemerita FABBRICA del teatro, sia in ruoli primari che in ruoli minori) garantiscono il buon esito delle recite che si susseguono con il ritmo proprio di un grande teatro.

ARTICOLI CORRELATI

avatar

Imprenditore per nascita, appassionato di opera lirica per precoce vocazione. Curioso d'arte. Ha collaborato con Radio3 e pubblicato su riviste specializzate.

Roma Italia lab srl

Autorizzazione Tribunale di Roma n.60 del 23 marzo 2017

Sede legale: Via Festo Avieno 59, 00136

Sede operativa: Viale Castro Pretorio 25, 00185

Tel. 06 85352463

P.I. e C.F. 11448611001

Direttore Responsabile: Caterina Grignani

Redazione: Simona Pandolfi & Allegra Mondello

newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione