M.App, il nostro Atlante della conoscenza in un click

Oggi in 48 ore l'umanità genera la stessa quantità di informazioni prodotte dall'inizio della civiltà fino al 2003. Ginevra Azzari ha inventato un catalogo in forma di mappa: «Dovevo preparare il progetto di fine corso alla Scuola Holden, ero paralizzata e poi ho capito che visualizzare tutto quello che avevo visto e vissuto negli ultimi due anni mi avrebbe aiutato. La creatività è fatta di collegamenti»

M.App, l'app della conoscenza

Ogni 48 ore produciamo la stessa quantità di informazioni che abbiamo prodotto dall’inizio della civiltà al 2003. È impressionante da credere, eppure nel mondo della globalizzazione, dell’ipertrofia di stimoli e di notizie, è la prassi. E per non rischiare di rimanere sopraffatti da questa mole incontrollata di contenuti, l’unica soluzione possibile è la buona vecchia abitudine di fare una mappa. Ci hanno insegnato a fare mappe concettuali da sempre, dalle scuole elementari all’università, eppure non sempre ci hanno saputo spiegare anche come muoverci attraverso di esse. Perché una mappa non si esaurisce nel momento in cui la tracci. Anzi, è proprio quando ce l’hai finalmente davanti, una volta terminata, che inizia il suo compito specifico. E nel mondo digitalizzato di oggi, nella società 2.0 per eccellenza, c’è chi ha pensato di farci guidare da un’app attraverso tutte le informazioni che immagazziniamo giorno dopo giorno, per organizzare le nostre idee in percorsi creativi inaspettati.

Collegamenti e creatività

L’ideatrice di M.app è Ginevra Azzari, studentessa della Sapienza prima e della Scuola Holden di Torino subito dopo. È proprio qui, nel corso degli ultimi due anni, che Ginevra ha messo a punto il progetto per quest’applicazione, a partire dalla difficoltà oggettiva di non riuscire a gestire a lungo termine i contenuti derivanti dalla vita di tutti i giorni, che fossero appunti di lezioni seguite, film visti al cinema o discorsi scaturiti durante una normalissima cena tra amici. Necessità fa virtù, verrebbe da dire, e questa volta la tecnologia viene in nostro soccorso non soltanto per catalogare le informazioni ricevute, ma anche e soprattutto per riorganizzarle tra loro, fino a dare vita ad una rete di connessioni e rimandi. L’approccio ad un processo interpretativo aperto di questo tipo non è nuovo, basti pensare a Aby Warburg che già all’inizio del secolo scorso assemblava il suo colossale Atlante della memoria: un atlante figurativo costituito da montaggi fotografici di immagini evocative appartenenti alla memoria individuale e collettiva che, attraverso collegamenti analogici o per contrasto, si proponevano di indagare a fondo la modalità di ricezione dei motivi figurativi ricorrenti della cultura occidentale. Nel caso di M.app, ovviamente, le pretese sono meno alte, ma l’obiettivo è comunque nobile: una gestione controllata dei nostri pensieri e delle nostre conoscenze, guidata da una sorta di navigatore satellitare e convogliata verso collegamenti fecondi e stimolanti, con risvolti estremamente funzionali per l’apprendimento e la creatività, in ogni ambito.

Un'idea da realizzare

Per ora M.app è ancora soltanto un progetto, un’idea che attende finanziatori interessati a metterla in atto, ma intanto abbiamo fatto qualche domanda a Ginevra per capire meglio come funziona e quanto essa sia in grado, potenzialmente, di rivoluzionare le nostre vite.

Cos’è M.app esattamente e in cosa consiste, come funziona dal punto di vista tecnico-tecnologico?

M.app è una applicazione per organizzare in percorsi le proprie idee e stimolare la creatività. Il meccanismo è semplice e combina due gesti: da un lato quello di accumulare materiali e idee (file di testo, fotografie, video, registrazioni audio e link), dall’altro quello di stabilire uno o più itinerari tra i materiali raccolti. Da un punto A ad un punto B, attraverso tappe intermedie: da Wittgenstein all’IKEA, passando per i pastafariani, per esempio. Ne risultano delle vere e proprie mappe, che fissano i percorsi tra le idee.

M.app funziona come un vero e proprio navigatore GPS, per viaggiare nella creatività senza perdere l’orientamento. È un gioco che permette di scoprire combinazioni inaspettate e stabilirne di nuove. Destinatari del progetto sono gli studenti, le aziende e tutti coloro che vogliono organizzare le proprie conoscenze e connetterle in modo creativo.

Il funzionamento è semplice: ogni giorno l’utente carica i suoi contenuti. Ogni contenuto è rappresentato da un pallino sull’app. Un pallino è collegato ad un altro da un’etichetta o una parola chiave in comune. Quindi, dopo un mese che si utilizza M.app, quello che si vede è una sorta di Atlante personale, costituito da tanti pallini.

Il passo successivo è usare il navigatore e iniziare ad esplorarlo attraverso percorsi incredibili. Basta inserire un punto di partenza, ad esempio gli appunti presi dopo una lezione su Calvino, e un punto di arrivo, ad esempio la ricetta di quel dolce con la marmellata che faceva sempre la nonna. 

Attraverso un algoritmo semantico (lo stesso con cui funziona Google, ad esempio) emergerà una struttura, un percorso, che usa gli altri contenuti (le tappe del percorso) per collegare il punto di partenza e il punto di arrivo. 

Da dove nasce l’idea di quest’app, cosa ti ha spinto a crearla?

Alla fine di due anni di studio alla Scuola Holden avrei dovuto presentare il mio progetto. Sono entrata nel pallone: troppi stimoli, troppe idee, troppe nuove informazioni per poterle digerire in due anni e tirarne fuori un progetto. Ero paralizzata. Così ho preso tutti i quaderni pieni di appunti e li ho riletti. Man mano che li leggevo trascrivevo qualche idea o concetto chiave su un enorme foglio di carta, e dove vedevo un collegamento tracciavo una linea. Alla fine ho guardato il foglio e la paura era sparita: tutto quello che provavo era un enorme sollievo. Sollievo perché potevo visualizzare una buona parte di quello che avevo visto e vissuto negli ultimi due anni. A quel punto collegare le idee per tirarne fuori una nuova era diventato più semplice. 

Ho pensato che se ogni studente avesse avuto a disposizione un’app sul telefono che gli permettesse di fare questo, avrebbe trattenuto a sé molte informazioni che spesso vanno perdute e non avrebbe rischiato di rimanere paralizzato dall’enormità del mondo come me. Dare un senso, un percorso, alle cose è un gesto bellissimo ma faticoso.

Quali pensi possano essere i vantaggi derivanti dall’uso di quest’app nella vita quotidiana, nell’apprendimento e nello sviluppo della creatività?

Se le scuole lo fornissero come strumento didattico, ogni studente sarebbe costretto a caricare ogni giorno un certo numero di contenuti. Il suo Atlante si allargherebbe in un attimo e le informazioni perse sarebbero minime. Con un simile Atlante sotto gli occhi, individuare i collegamenti alla base di tutto sarebbe molto più semplice. E anche ritrovare vecchi appunti o costruire percorsi di senso tra le materie e gli argomenti più disparati. Credo che la creatività derivi proprio da questo: riuscire a unire due elementi che all’apparenza non potrebbero essere più distanti. Credo anche che con la nascita della Rete e l’inizio della globalizzazione l’espansione dei saperi si è fatta incontrollabile, e "globale" è diventato sinonimo di "complesso". Per questo il globale è sempre meno pensato: non siamo più in grado di coglierlo. Ci perdiamo al suo interno con facilità. Avere un navigatore per orientarci meglio può essere d’aiuto. A chiunque.

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Dopo una laurea triennale in lettere moderne alla Sapienza, ho deciso di deviare leggermente la mia rotta scegliendo la magistrale in storia dell’arte. In realtà, ho solo irrobustito le radici umanistiche su cui ho deciso di arrampicarmi già da tempo, seguendo quella che è la mia passione più grande fin da quando ero bambina. Sono nata a Roma e qui ho sempre vissuto, accettando fino ad ora i compromessi di questa città così maestosa e insieme tanto disorganizzata. Amo accogliere quello che le persone hanno da raccontare, anche quando per farlo non scelgono le parole.

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