Media Art Festival 2017 [ph] Fabiano Di Paolo

Media Art, un termine ampio che forse non necessita di delimitazioni

È possibile trovare una definizione? E se sì servirebbe a qualcosa o ne costituirebbe quasi un limite? Molte le domande a cui bisogna trovare le giuste risposte, mentre Roma cerca di indagare il rapporto tra arte e tecnologia con il Media Art Festival

Cosa sono le Media art? Cosa si intende con un termine in apparenza così ampio? Ha senso delimitarne il campo, riconoscerlo come autonomo e strutturarne intorno delle teorie? E, qualora la risposta fosse affermativa, quali sono le storie e le archeologie che lo hanno determinato?

Domande che si presentano come generali e fanno da sfondo a una considerazione ampia dell’oggetto. Di quel rapporto fra arte e tecnologia che a nostro avviso pone le sue basi più di cento anni fa. Dopo queste prime domande ne è immediatamente sopraggiunta un’altra: come è possibile che in Italia non sia stato possibile, a differenza di altri Paesi come Germania, Olanda, Stati Uniti, Giappone o Inghilterra, creare un ambiente culturale, un luogo di accoglienza, per le media art?

Più di cento anni se si guarda agli esperimenti della fine dell’Ottocento, alle sperimentazioni delle avanguardie storiche, agli anni sessanta e così fino a oggi. Un vuoto scaturito da molti pregiudizzi basati sull’idea di determinismo tecnologico che queste forme d’arte si portano dietro. Se l’accusa è sempre l’antica questione – almeno sin dai tempi della fotografia – del determinismo tecnologico, è anche vero che, soprattutto in Italia, studi approfonditi che permettessero di alleggerire tale pregiudizio non ci siano stati.

A una visione più profonda di cosa siano le media art, di quale storia e quali nuovi concetti esse siano portatori, balzerebbe davanti agli occhi non tanto l’approccio deterministico, ma il modo in cui le media art siano riuscite a mettere in crisi e ribaltare i principi di fondo di tale determinismo, ridefinendo continuamente il ruolo della tecnologia all’interno della produzione estetica e del rapporto che essa attiva nel momento in cui viene a contatto con il visitatore.

Ridefinire, dunque, e farci vedere un altro modo di concepire il nostro quotidiano, dominato sempre più da strumenti tecnologici.

Ridefinire gli ambiti è sempre qualcosa che implica atteggiamenti etici, filosofici e politici. È sempre qualcosa che implica un gioco sul limite di quegli insiemi cantoriani con i quali produciamo i nostri ambiti culturali.

Sono tematiche che abbiamo voluto indagare con il Media Art Festival di Roma, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale (FMD), con il successo della sua prima edizione (febbraio 2015), si è affermato come il luogo per eccellenza in Italia dedicato alle relazioni tra arte e nuove tecnologie che ha l’ambizione e la prospettiva di diventare un evento internazionale di riferimento nel settore. 

È un evento-progetto che crea un ponte tra musei, centri culturali, festival consimili, università, scuole e aziende, avvicinando le giovani generazioni a un nuovo modo di concepire e usare la tecnologia.

Sound art, video arte, performance, installazioni, videoinstallazioni; ma anche talk, tavole rotonde, lecture di esperti internazionali.

Sono molte le sfaccettature della Media Art e questo Festival, che rappresenta una novità assoluta nel panorama artistico, sociale e tecnologico italiano, vuole celebrarle e valorizzarle al massimo. 

Un tentativo questo di creare finalmente un ambiente per le media art in Italia, arrivata in ritardo sulla scena internazionale.

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Studioso, curatore e critico d’arte contemporanea. Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi Roma Tre, è stato Part-Time Post Doc Research Fellow nella stessa Università. Lavora come ricercatore e come coordinatore dei programmi Arte e Media presso la Fondazione Mondo Digitale ed è direttore artistico del Media Art Festival di Roma (MAXXI). Ha svolto ricerche in importanti centri quali lo ZKM di Karlsruhe, la Tate Modern, l’Università di Dundee.

Si è specializzato nell'analisi del rapporto degli artisti e dei cineasti con le nuove tecnologie e con i media. Su questa linea ha scritto diversi saggi in libri e riviste specializzate e ha partecipato a Convegni internazionali. Ѐ autore del libro Media Art. Prospettive delle arti verso il XXI secolo. Storie, teorie, preservazione (Mimesis, 2016)Ѐ curatore del progetto di Europa Creativa ENLIGHT per SPECTRA Festival (Aberdeen), Media Art Festival (Roma), Article Biennale (Stavanger) e coordinatore del progetto il “Carbon Footprint attraverso le arti digitali” con Fondazione Mondo Digitale e Dipartimento di Fisica La Sapienza.

Fra le mostre e le rassegne curate, oltre alle sopramenzionate, si segnala: “Micol Assaël. Lettura di un’onda”, curata insieme a Bruno Corà al Museo Riso di Palermo; “Italian Way” Ars Electronica Festival (Linz); “The Power To Change the World” (MAXXI, nel contesto del Media Art Festival); “Michele Cossyro: mondi paralleli” (Galleria Contact, Roma); “Filippo Panseca. Armonie Digitali” (Galleria BAD di Milano);  la mostra con Ezio Pagano “Ignazio Moncada. Pittura: aniconica passione mediterranea” (Galleria Adalberto Catanzaro, Bagheria 2015). Dirige la sezione “Sperimentali” del Festival internazionale di cortometraggi “Corti and Cigarettes” (dal 2008, Auditorium Conciliazione di Roma). Ѐ stato anche l’ideatore e curatore del programma televisivo Entr’acte intermediale. Rubrica di videoarte e cinema sperimentale.

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