4 chiacchiere con Benni al Baol Pirates Club

Sono passati quasi 30 anni dall'uscita di «Baol» e Benni, in un'associazione culturale che porta proprio il nome del libro, si concede per quattro chiacchiere ricordando amici come Fo e De André, parlando di satira e comicità e spiegando come dà voce «all'orchestra che ho in testa»

L’ironia e l’autoironia a lezione di comicità. Quando ha scritto Baol era il 1990; sconosciuta era la tecnologia, la smart life, il mondo virtuale e i bastoni per fare i selfie. Ma Stefano Benni, nelle vesti di un predicatore visionario, aveva immaginato tutto. Il suo stile unico, sprezzante ma riflessivo, ha scardinato le regole del genere giallo, ribaltando le basi della lingua stessa. Ironia, comicità e un prendersi poco sul serio - «Ero bellissimo all’epoca» dice l'autoreha reso l’evento del 31 gennaio, un appuntamento unico.

Un format multitasking al Baol Pirates Club, a San Lorenza: una chiacchierata informale, tra un drink e una battuta, la lettura ad alta voce intervallata dalle domande di Ilaria Pantusa – che ha scritto una tesi di laurea sull’autore bolognese - e la discussione aperta con il pubblico. E dove poteva accadere tutto questo, se non nel locale che ha preso il nome del suo romanzo distopico?

«Stefano ha ispirato tanti di noi e tutt’ora continua ad ispirare belle cose come il Baol. Baol è una casa per tutti, è un salotto culturale dove ci sentiamo tutti a casa. Semplicemente l’ispirazione è che il bar non esiste, il bar è qui solo perché qualcuno aveva bisogno di una chiacchiera o di una birra da bere» hanno affermato i ragazzi che gestiscono il locale.

«Ogni mio libro nasce in un modo diverso. Nel 1990, ho sentito che stava per accadere qualcosa di grande e, allo stesso tempo, di pericoloso. Baol parla di tutto ciò. Detesto i gialli ma leggevo molti libri di Raymond Chandler e mi piace il giallo americano d’azione. Volevo un personaggio che fosse un po’ mago ma anche dotato di grande ironia, caratteristica che è scomparsa negli anni...» ha detto Benni.

Un discorso sul comico e sull’esigenza di voler raccontare più d’una semplice storia: Baol si intreccia con la vita personale di Stefano che stava per conoscere due grandi artisti del panorama culturale italiano. «In quegli anni avevo conosciuto Dario Fo, anche se era difficile essere suo amico. E discutevamo molto sul comico, avevamo idee diverse. Incontrarlo mi ha aperto la testa, avevo delle resistenze ma quello che gli dicevo gli interessava» ha raccontato Benni. Nasce dalle conversazioni con Fo, il personaggio di Grapatax, un grande comico che, dopo essere stato sotto le luci della ribalta, si ritira dalle scene.

«Ma Dario non si era ritirato! Spesso succede che ai comici, ad un certo punto della carriera, gli caschi addosso tutta la tristezza e vedono le difficoltà anche se usano ironia. Avevo in mente la storia di Stanlio e Ollio..». Nel 1990 usciva Le Nuvole di De André e la canzone La domenica delle salme colpì l’opinione pubblica più delle altre tracce.

I ricordi di Benni con il cantautore genovese sono vividissimi:

«Fabrizio era di una serietà impressionante ma anche un pazzo completo, un eccessivo, anche se molto timido. Io gli dicevo “Ci ho messo tre anni per spiegare perché non mi stanno bene delle cose. Tu ci hai messo una canzone, 30 righe!" ...aveva il dono della sintesi ma aveva anche la capacità straordinaria dell’ironia, si prendeva in giro».

Benni sfonda le regole del linguaggio, inventandone uno privato, anarchico, infrangendo le categorie della letteratura italiana classica, facendo dell’immaginazione e della fantasia il palco per una storia, come quella di Baol, a cavallo tra il comico e il satirico: «Io non parlo molto bene dell’Italia, ma c’è una cosa da dire: l’italiano è una delle più belle lingue del mondo. È una lingua bastarda e meticcia, fatta di cinque lingue, greco latino, spagnolo, arabo. È una lingua che tutti ci invidiano. È come se avessi un’orchestra di parole in testa: allora perché non devo usare tutti gli strumenti che la lingua mi offre? Per molto tempo gli scrittori italiani sono rimasti legati ad uno stile, io invece lo stile lo cambio»

«Quando sono proprio giù di morale, vado in un bar che si chiama Apocalypso. È un bar polisemico transdiversale interclassista: fino a mezzanotte ci vanno quelli che dopo vanno in un altro posto. Dopo mezzanotte ci vanno quelli che non hanno un altro posto dove andare. Dopo le quattro ci vanno quelli che non sanno nemmeno più in che posto sono».

Ma comicità fa rima anche con caos. E caos è il termine opposto di ordine. Benni sfrutta questi macro concetti per trovare nella distopia il canale comunicativo ed espressivo più efficace per mettere sotto la lente d’ingrandimento caratteri e impressioni del costante cambiamento della società: «Comicità è parlare anche di caos e ordine. Prima fai saltare in aria tutto. Il comico crea una situazione di tale  disordine, il caos è tornare ad un linguaggio primitivo, simbolico e iniziale, è linguaggio della filosofia e dell’ordinario. Entriamo in un mondo pericoloso dove non soltanto gli altri vanno presi in giro ma anche tu devi essere autoironico». Si dice che la comicità sia lo specchio del mondo. L’Italia, in questo senso, riflette un declino culturale più che consistente: se un popolo ha il senso dell’umorismo personale, significa che c’è stato «un calo d’intelligenza». «Ora ci sono le imitazioni ma non è più satira politica. I politici godono oramai, non si incazza più nessuno. Trent’anni sono tanti, per un libro. Ho visto cambiare l’Italia dal lume al petrolio al telefonino che mio figlio mi ha obbligato ad usare. Il cambiamento si vede. E quando vedo la comicità televisiva, penso d’aver visto tempi migliori». Che possa essere veramente un mago Baol a poter salvare le nostre coscienze dall’oblio?

 

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Classe '92, leggermente iperattiva. Appassionata alla scrittura sin da piccola, redigevo, per pura pignoleria personale, schede e recensioni dei miei primi libri di lettura. La scrittura poi si è abbinata alla musica. Per comporre un pezzo o per prendere ispirazione. Appassionata amante del rock e prog anni '60 e '70 italiano e straniero, sono collezionista di vinili, unico supporto disponibile nella mia abitazione. Da sempre attiva su tematiche sociali e di pubblica utilità, ho vissuto una lunga esperienza lavorativa nel territorio di Corviale a Roma. Le idee e la creatività non mancano, anzi, corrono ogni giorno. La mia scrivania è sempre coperta di post it e memo. Ma nel cassetto c'è un romanzo (ancora) da completare.  

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