«Bellissime», le piccole modelle in un film

La moda bimbo pone un problema di rappresentazione ed autorappresentazione. Cosa significa truccare una bambina di sei anni e farla sfilare vestita come una mini adulta? Flavia Piccinni aveva raccontato il mondo dei baby modelli con «Bellissime», un libro che adesso diventerà un film con Elisa Amoruso alla regia

«Bellissime», nel mondo della moda dei bambini

«Quando arrivi in fondo alla passerella spingi bene sull’anca» dice una madre alla figlia poco prima che inizi la sfilata. Capelli perfetti, occhi truccati, turni di lavoro lunghi, competizione ed esibizionismo, siamo nel mondo della cosiddetta moda bimbo. Un settore che muove un giro di affari di 3 miliardi e che per noi emerge nelle riviste, nelle pubblicità e nei grandi eventi come Pitti bimbo che si tiene ogni anno a Firenze.

Un universo che viene spontaneo ricondurre ad un immaginario americano ma che esiste anche in Italia. Ci ricorda le reginette di bellezza e, nel migliore dei casi, ci riporta ad Olive: la ragazzina di Miss Little Sunshine che con pochi passi di danza e un sorriso bambinesco svelava e smontava le contraddizioni del mondo dei concorsi.

Anche questo tema è stato affrontato in occasione Fiera dell’editoria delle donne che si è tenuta dall’8 al 13 marzo alla Casa Internazionale delle donne. Il punto di partenza è stato il libro di Flavia Piccinni, giornalista, Bellissime, edito da Fandango (2017), un testo che ha contribuito a portare all’attenzione un mondo di lavoro sottopagato - e spesso poco rispettoso delle esigenze dei piccoli modelli - ma anche a riaprire il dibattito sull’immagine, l’autorappresentazione e gli stereotipi che questo contesto genera e perpetra. Un libro che diventerà un film, annuncia Laura Buffoni, critica e festival programmer che si occupa dello sviluppo progetti cinematografici per Fandango, che aggiunge: «Flavia scrive per immagini ha un approccio visivo e tattile, è molto dura ma allo stesso tempo non giudicante. Flavia ha trovato a mio avviso la giusta distanza». Una giusta distanza alla quale si aggiungerà lo sguardo di Elisa Amoruso, regista e scenggiatrice che ha già raccontato molte storie di donne e che ha debuttato alla regia cinematografica con il lungometraggio Fuoristrada - l’indimenticabile storia di Pino, meccanico con la passione dei rally che diventerà donna - menzione speciale nella sezione Prospettive al Festival di Roma del 2013 e candidato ai Nastri d’argento per il documentario.

Parola all’autrice, che racconta come è nata la sua esplorazione nella moda bimbo: «ho accompagnato una mia amica a una sfilata di bambine della provincia toscana, le ho viste molto diverse dalla me bambina di circa 25 anni fa. Vestite con mini bikini e tanga, truccatissime. I genitori mangiavano mentre le bambine sfilavano. Una volta dichiarati i vincitori, le mamme hanno iniziato a litigare. Ho pensato: qui c’è una storia da raccontare, mi sono chiesta chi fossero questi bambini e genitori». E cosi Flavia Piccinni inizia a muoversi tra sfilate più o meno grandi, fino alla più famosa che è Pitti Bimbo. «Una bimba un giorno mi ha detto “non mi piacciono i set perché non mi danno da bere”, inizialmente pensavo si riferisse e succhi di frutta, merende, invece la bambina si riferiva all’acqua: meno bevono, meno devono andare in bagno rischiando di rovinare trucco e abiti. Il primo racconto è stato un audiodocumentario per il programma "Tre soldi" di Radio Rai tre e poi è venuto il libro».

Lo stereotipo di genere, rappresentazione e autorappresentazione

È un mondo lavorativo non regolamentato, tanto che dopo la pubblicazione si alza un polverone di accuse all’autrice, il Fatto Quotidiano titola “Piccole schiave a pitti bimbo” e poi Piccinni riceve la diffida da Pitti. «Ma io ero sicura di quello che avevo ascoltato - prosegue l’autrice - poi è arrivata la prima interrogazione parlamentare sul discorso dell’acqua negata, poi una seconda sulla strumentalizzazione delle bambine e sullo stereotipo di genere. L’Espresso  intervista il responsabile Pitti che scarica tutto sui genitori, un modo per spostare il focus e spegnere il dibattito». Successivamente un disegno di legge mira a introdurre uno psicologo, a porre dei limiti come ad esempio vietare il lucida labbra ai bimbi di due anni e il  mascara a quelle di sei, ma dopo un po’ di rumore sui media la legge rimane lettera morta.

«Bellissime» diventa un film

Elisa Amoruso pone l’accento rsul tema insito: l’autorappresetnazione e rappresentazione del femminile, al cospetto di bimbe di cinque anni che si fanno i selfie e puntano il loro successo tutto sulla bellezza. «Mi sono subito appassionata al progetto, tra le varie storia c’è quella di  Giovanna che ora ha 22 anni ed è stata testimonial di Barbie in tutta Europa» spiega Amoruso che aggiunge dettagli sul futuro film, ora in fase di scrittura: «il collante sarà il rapporto tra una madre e una figlia, proprio per chiedersi che tipo di modello femminile propone una madre alla figlia sui temi di bellezza e autorappresentazione». Tra le tante storie con al centro esibizionismo o ignoranza c’è anche quella di una mamma che ha avuto una figlia bellissima, lei, rappresentante di elettrodomestici con un marito disoccupato non poteva credere che con qualche foto si portava a casa 500 euro. «Li ho usati tutti per i miei figli quei soldi...» racconta questa madre. Principesse lolite (…) estremi e non corpi del gioco si legge nel libro, l’autrice si chiede: cosa accade a una bambina quando viene truccata ed emula una velina la cui immagine è studiata per eccitare gli adulti? Percepisce la potenza del suo corpo, risponde. Si diffondono così modelli che non hanno nulla di emancipato o creativo, corpi usati per promuovere un viaggio, un prosciutto, una valigia, in modo indifferente, i corpi insomma sono diventati manichini. Anche quelli dei bambini.

 

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Caterina Grignani è il direttore responsabile di Roma Italia Lab. 

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Fatto: studi letterari, viaggi con la scusa dello studio, stage e contro stage, insegnare italiano nonostante una incorreggibile "r" moscia, miglia di navigazione a vela, scampare a una tempesta, coltivare odori per cucinare, scrivere racconti, sopravvivere a un inseguimento di cinghiali

Da fare: rendere celebre Roma Italia Lab, tornare in Polinesia, scrivere un libro, avere una cucciolata di cani in salotto, suonare la pianola con le basi registrate ai matrimoni, andare all'isola di Pasqua e a Mosca e alle Azzorre, pimpare la 500 di mia nonna


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