Totò e Pasolini sul set di "Uccellacci e uccellini" [ph] Divo Cavicchioli

Tutte le strade di Pasolini

L'intellettuale che rubò gli occhi al sottoproletariato per poter narrare la vita e le storie di una fetta di società romana, all'epoca non ancora raccontata, rivive nel volume di Dario Pontuale, edito da Nova Delphi. Un dizionario urbano che ripercorre le strade delle periferie percorse dallo scrittore o immortalate nei suoi film, dal Gazometro ai Mercati generali, Fiumicino, passando per il Trullo, per poi arrivare ai quartieri di Roma Est

Dalla street art dedicata, alle proiezioni in pubblica piazza, agli approfondimenti tematici, Roma ricorda, sempre, o quasi sempre, Pier Paolo Pasolini. È un richiamo duplice, però. Perché, stando agli studi ferratissimi di Dario Pontuale, c’è molto di più di una eco della memoria collettiva: «Il mio lavoro è una relazione basata su una coincidenza: uscivo di casa, vedevo il Gazometro, facevo due passi e vedevo Borgata Petrelli, luoghi prettamente pasoliniani».

In realtà, Dario Pontuale, classe ’78, aveva pensato a questo percorso durante gli anni dell'università, per una possibile tesi di laurea. A distanza di diversi anni, Dario è ormai critico letterario, scrittore, studioso di letteratura internazionale e la sua tesi si è trasformata in un lavoro durato sedici mesi e che ha prodotto La Roma di Pasolini (Dizionario Urbano), in libreria da dicembre. E se Pasolini non è mai andato via da Roma, Dario l’ha seguito nelle vie, nelle case della gente, ha ripercorso strade che dapprima erano prati e campagne periferiche, riconosciuto le stesse persone che frequentavano lo scrittore fruilano, quasi cercandone l’ombra e le gesta. Dario ha cercato di catturare le immagini di un passato che, a distanza di quarantadue anni dalla morte, il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, sembra ancora non essere sbiadito. Anzi. È vivo e brulica di dettagli da scoprire. Dagli stencil sul Lungotevere Testaccio, al Macro, alle iscrizioni murali alla Certosa di Torpignattara, passando per i cimiteri.

Pasolini, l’intellettuale che rubò gli occhi al sottoproletariato per poter raccontare la vita e le storie di una fetta di società è qui raccontato frazionato in lettere. Dalla A alla V, «perché a Z non c’era nulla!», un dizionario urbano che ripercorre storie e racconti di venticinque anni romani. Un rapporto, quello di Roma e Pasolini, solido e verace, l’unione della «misera e nobile città»: «La fascia media, la piccola e media borghesia, non l’ha mai considerata. Frequentava o gli intellettuali o il sottoproletariato», afferma l’autore.

Per la Nova Delphi, casa editrice indipendente di Roma, nata nel 2010 con sede a Torpignattara, si tratta una pubblicazione particolarmente importante: «Un libro unico del suo genere. L’idea alla base era di riunire in un unico volume tutte le informazioni che di solito troviamo disperse in molteplici supporti», racconta l’editore Germano Panettieri. L’evento di presentazione è inserito nella rassegna culturale Mista, organizzata presso il locale Stavio, nel quartiere Ostiense, di fronte al Gazometro: «Mista deriva da misto, ciò che è mescolato con altri elementi. Con la parola mista si può indicare anche qualcosa di impuro, di promiscuo. Tredici appuntamenti per tredici storie diverse per conoscere mastri birrai, editori, macellai, viticoltori», afferma Valentina Parisi di Mista.

All'autore abbiamo chiesto.

Di libri su Pasolini, di critica e di approfondimento, ne sono usciti davvero molti. Che cosa ha di nuovo questo testo rispetto agli altri, e perché dovrebbe porsi in maniera differente per affrontare lo studio o la lettura di Pasolini?

Essenzialmente se sei una persona che ama la città e Pasolini, in questo testo c’è un connubio inscindibile. Non puoi conoscere Pasolini se non conosci la Roma di Pasolini e intendo come l’ha vissuta, le persone e i posti che ha frequentato. Sono due aspetti della stessa medaglia. In questo senso, è un libro unico perché ha una visione enciclopedica. È il tentativo di conciliare tutto questo, partendo dalla città, afferma l’editore.

Alfabeto di indicazioni, stradario ma anche breviario, La Roma di Pasolini è un volume a tutto tondo: dal Gazometro ai Mercati generali, alla Roma Fiumicino, passando per il Trullo, per poi arrivare ai quartieri di Roma Est, Casilina, Prenestina, Tuscolana, passando per le vie consolari, Pasolini ha ripreso e filmato, nelle sue pellicole, scene di urbanità. Nel tentativo di marcare il territorio e di dare spazio alla memoria collettiva, Dario usa Pasolini per imprimere nella carta spiragli di storia e di letteratura.

Pasolini vede la trasformazione quando ha già conosciuto i borghetti periferici. E la sua ricerca nasce proprio lì, nella curiosità, la stessa che lo animava a Casarsa, di cercare la naturalezza, la purezza di linguaggio, di pensiero e di azione. Ma da Casarsa fugge per via dell’omosessualità, perdendo il mito della purezza del contadino. Ma poi, scopre la borgata a Roma

Pasolini porta al cinema, nei romanzi e nelle poesie una fetta di cittadinanza che era rimasta esclusa dal mondo letterario e culturale e contribuisce, con il suo stesso studio, a definirne l’identità.

Ma è Roma che ha aperto gli occhi di Pasolini o è Pasolini ad aver utilizzato Roma per i suoi studi?

Nessuna di tutte e due ed entrambe. Pasolini ha usato Roma per fotografare uno spaccato d’Italia preciso. In queste persone vedeva coloro che doveva difendere. E Roma era la fotografia di un’Italia neorealista. Fino a quel momento nel cinema e nella poesia non era mai stata raccontata così - prosegue Dario Pontuale.

La Roma di Pasolini è stato presentato anche durante l’ultima edizione di Più Libri Più Liberi, nella Nuvola dell’EUR. Il successo del libro ha creato un intenso traffico di fotografie sui social; lettori che, libro alla mano, si fotografano e fotografano il luogo pasoliniano. Un’occasione per fare passeggiate tematiche e una buona guida tecnica e curiosa, soprattutto, per i romani. E se tutte le strade portano a Roma, Roma porta a Pasolini.

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Classe '92, leggermente iperattiva. Appassionata alla scrittura sin da piccola, redigevo, per pura pignoleria personale, schede e recensioni dei miei primi libri di lettura. La scrittura poi si è abbinata alla musica. Per comporre un pezzo o per prendere ispirazione. Appassionata amante del rock e prog anni '60 e '70 italiano e straniero, sono collezionista di vinili, unico supporto disponibile nella mia abitazione. Da sempre attiva su tematiche sociali e di pubblica utilità, ho vissuto una lunga esperienza lavorativa nel territorio di Corviale a Roma. Le idee e la creatività non mancano, anzi, corrono ogni giorno. La mia scrivania è sempre coperta di post it e memo. Ma nel cassetto c'è un romanzo (ancora) da completare.  

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