Chi ha paura degli abissi della ragione?

Abissi con cui non possiamo evitare di fare i conti visto che, in caso contrario, riemergono prepotentemente nella vita di tutti i giorni.

Ci sono "metodi" (e non "dottrine") che si confrontano, tra le altre cose, con gli abissi della ragione e, più in generale, dell'animo umano.

La filosofia e la psicologia sono due di questi strumenti. Abissi nel senso di "profondità", con cui non possiamo evitare di fare i conti visto che, in caso contrario, riemergono prepotentemente nella vita di tutti i giorni. 

Ma come prima cosa bisogna sconfiggere un nemico: la paura. È frequente la convinzione che sia meglio non sapere, non inoltrarsi troppo negli abissi. Nel film Il sesto senso un bambino percepisce i morti. Li vede e ne è spaventato, tanto da esserne sconvolto. Il suo psichiatra, interpretato da Bruce Willis, gli pone una domanda semplice: «Che cosa dicono?». E qui c'è la svolta del film: il bambino supera la paura e decodifica i messaggi che percepisce dai morti che, una volta tanto, non sono zombie che tornano per ammazzare o infestare castelli ma per avere giustizia o per completare qualcosa che hanno lasciato in sospeso. Tant'è che proprio grazie alla mediazione del bambino con il "sesto senso" si riesce a dipanare il mistero della morte di una ragazzina solo apparentemente malata. Si scoprirà alla fine della pellicola che anche lo psichiatra è uno dei morti apparsi al piccolo Cole.

Ecco, "che cosa dicono gli abissi?" è il tema centrale. E non bisogna avere paura di chiederselo e di cercare una risposta. La filosofia e altre discipline servono proprio a questo. Non sempre riescono a trovare quello che cercano (anche perché a volte non esiste) ma questo non toglie niente alla necessità dell'indagine, anzi.

Per i filosofi dell'antica Grecia l'abisso è parente stretto del "caos", il luogo in cui la materia è informe, soltanto la "Mente" (per Anassagora) e il Demiurgo (per Platone) possono dargli forma, creando il "cosmo". Qui l'abisso non ha una connotazione negativa, come invece nei libri sacri. Dovremmo tenerlo a mente quando ci perdiamo nel tunnel delle nostre paure.

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Mi chiamo Alberto Di Majo. Amo le piante, il Mont Blanc, la comunicazione politica, la pubblicità. Ho studiato filosofia a Roma e a Goettingen, faccio il giornalista a Il Tempo.

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