[ph] Damiano Rosa

Anna Caterina Antonacci e il mestiere del soprano

Il mezzosoprano e soprano da anni protagonista della scena lirica italiana e internazionale si esibisce a Roma nell'Aula Magna dell'Università La Sapienza. Questo non è un mestiere che si improvvisa, ci vuole costanza, studio e tanta dedizione e la IUC si conferma una prestigiosa istituzione che forma talenti

La storia dell'Istituzione Universitaria dei Concerti

La Giunta alla sua settantatreesima stagione, la gloriosa IUC - Istituzione Universitaria dei Concerti occupa ormai saldamente un posto di rilievo nella vita musicale romana.

Nata sulle macerie provocate dalla Seconda Guerra Mondiale, ha saputo subito intercettare un nuovo pubblico di giovani, studenti, lavoratori e professionisti affiancandosi alle istituzioni storiche (in primis l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e l’Accademia Filarmonica Romana) con la proposta sia di solisti di rilevanza internazionale che di giovani promesse destinate a importanti carriere, tutti poi presenze costanti e ricorrenti per lunghi anni. Vanno ricordati, tra i nomi storici, almeno quelli dei pianisti Backhaus e Kempff, Fisher e Cortot, Ciccolini e Pollini; dei violinisti Menuhin, Accardo e Ughi; del violoncellista Fournier; del chitarrista Segovia; del Quartetto Italiano.

I programmi di impostazione culturale e formativa nello stesso tempo, le conferenze, i concerti, la formazione di un coro dilettantistico contribuirono a fidelizzare fortemente il pubblico della IUC finchè l’inagibilità dell’Aula Magna dell’Università, nel 1968, costrinse l’Istituzione, dopo varie peregrinazioni, a trasferirsi nella nuova sede stabile presso l’Auditorio San Leone Magno. Fu lo spunto per una rinnovata apertura verso un pubblico giovanile curioso di conoscenze musicali, che si consolidò, dalla stagione 77/78, grazie alla convenzione con le Autorità Accademiche che consentì di recuperare, accanto alla stagione pubblica a pagamento presso il San Leone Magno, lo spazio dell’Aula Magna dell’Università, per una serie di concerti gratuiti destinati agli studenti e ai docenti.

È dalla stagione 1993/94 che la IUC è infine tornata stabilmente, per la sua stagione, nella sede originaria: l’ampia e confortevole Aula Magna dell’Università La Sapienza, dominata dal variamente discusso e apprezzato affresco di Mario Sironi L’Italia tra le Arti e le Scienze (attualmente in restauro, ma sostituito da una fedele gigantografia), che funge da monumentale sfondo alle scelte stimolanti della programmazione.

I 32 concerti della stagione 2017/18, che si svolgerà fino a maggio, offrono un excursus vasto e vario nel tempo e nella geografia musicale con la consueta presenza di grandi solisti che attraversano sia il repertorio che le nuove e spesso insolite proposte di un attraente caleidoscopio sonoro.

Il recente concerto inaugurale della stagione col bel titolo di Gerusalemme: celeste e terrena, perduta e liberata mette a confronto musiche profane (Monteverdi, Lully) ispirate dal celebrato poema di Torquato Tasso che individua in Gerusalemme l’emblema dello scontro fra la civiltà cristiana e quella islamica; musiche religiose ispirate dalla Gerusalemme biblica delle Lamentazioni del profeta Geremia (opera “ritrovata” del seicentesco maestro di cappella in San Petronio, il bolognese Giovanni Paolo Colonna); musiche del Barocco romano (Arcangelo Corelli) quando la capitale della cristianità era considerata la “nuova” Gerusalemme.

La sorprendente carriera di Anna Caterina Antonacci 

In questo ben congegnato gioco di specchi si è mossa con estremo agio l’Accademia degli Astrusi con la direzione musicale di Federico Ferri, una delle realtà più importanti del panorama barocco internazionale con la vocazione per la riscoperta e valorizzazione del repertorio dimenticato. Con loro, in artistica comunione di intenti, Anna Caterina Antonacci, straordinaria esecutrice e stilista raffinata, tra le poche cantanti di rango internazionale in grado, oggi, di rendere un concerto un evento. La sua fisicità avvincente e coinvolgente, la sua vocalità in continua evoluzione e al costante servizio di una interprete introspettiva e sorprendente sanno creare un fluido unico con il pubblico. Carriera esemplare la sua, che ha attraversato ai massimi livelli quattro secoli di teatro musicale cui si aggiungono le esibizioni solistiche, vere e proprie «one woman show», che spaziano dalla musica antica alle liriche italiane; dalle mèlodies francesi ai lieder tedeschi in una costante ricerca di nuovi stimoli musicali e culturali.

La sua esecuzione del Combattimento di Tancredi e Clorinda, dai Madrigali guerrieri et amorosi di Claudio Monteverdi (celebrato quest’anno nel 450mo anniversario della nascita) in cui assume i tre diversi ruoli che non si sovrappongono mai, è grande teatro nella sua sobria intensità. Tancredi, cavaliere cristiano, ama Clorinda, guerriera musulmana e in una ronda notturna la incontra e non la riconosce, vestita dell’armatura nemica. Nella sfida sanguinosa che segue Clorinda soccombe implorando il battesimo (siamo ai tempi della Controriforma!). E Tancredi rimasto «senza voce e moto… premendo il suo affanno a dar si volse/vita con l’acqua a chi col ferro uccise»… Il «recitar cantando», sugli incalzanti versi del Tasso assume qui una mirabile e intima concisione, alternandosi con lo “stile concitato” che raggiunge effetti di impressionante espressività. La Antonacci sa cogliere tutti i colori e i sentimenti della musica, con un uso magistrale della voce e dei silenzi.

Intercalato dalla sincera emozione religiosa delle Lectiones di Colonna, il concerto si è concluso nel segno di Armida, la maliarda musulmana inviata a sedurre e perdere i guerrieri cristiani, sedotta a sua volta e abbandonata dal paladino Rinaldo. Una figura che ha ispirato molti compositori; tra questi il fiorentino Lulli, trionfatore sulle scene parigine (1686) col nome di Jean-Baptiste Lully, dalla cui tragédie en musique sono stati presentati alcuni estratti in cui emergono dal canto della Antonacci i furori e le fragilità della donna.

L’ottimo complesso strumentale L’Accademia degli Astrusi e il direttore Federico Ferri hanno saputo cogliere un vibrante e meritato successo con la loro pregevole e apprezzata esecuzione.

Anna Caterina Antonacci ha ritrovato l’abbraccio caloroso del pubblico romano che le ha tributato un’appassionata ovazione. Potremo rivederla a dicembre, al Teatro Costanzi nella Voix Humaine, ormai un classico del ‘900, musicato da Francis Poulenc sul celebre monologo di Jean Cocteau. Un appuntamento da non perdere.

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Imprenditore per nascita, appassionato di opera lirica per precoce vocazione. Curioso d'arte. Ha collaborato con Radio3 e pubblicato su riviste specializzate.

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