Nella bottega del liutaio

Luca Tagliaferri ha il suo negozio a Torpignattara, ha lasciato il posto fisso per dedicarsi alla costruzione di strumenti musicali, un mestiere in bilico tra l'arte e il sapere da musicista. Siamo andati a conoscerlo e a vederlo lavorare

Quello del liutaio è un mestiere antichissimo, che nella mente dei profani non addetti ai lavori evoca scenari medievali e romantici, e assume una connotazione quasi magica. La liuteria è infatti il luogo in cui prende vita lo strumento musicale, che poi a sua volta dà vita al suono. Si tratta di uno dei pochi mestieri artigiani che ancora resistono all'interno della società consumistica e globalizzata ma è da considerare anche come una vera e propria forma d'arte. Richiede infatti sia grande abilità tecnica che senso estetico e genio creativo, e ogni strumento prodotto in questo modo è un'opera unica e irripetibile.

Per conoscere meglio questo mestiere siamo andati a trovare il liutaio Luca Tagliaferri, vincitore del Concorso Internazionale di Liuteria Anlai di Sesto Fiorentino di quest'anno. Il suo negozio è uno dei pochissimi a Roma, si trova a Torpignattara ed è un "buchetto" di pochi metri quadri pieno di strumenti e profumato di legno. Qui si effettuano restauri e riparazioni di diversi strumenti ma la specializzazione è nella realizzazione di chitarre classiche e acustiche. 

Luca è un liutaio timido e anti social network che come vetrina per farsi conoscere a quella virtuale preferisce quella del suo negozio (passandoci davanti infatti si può sbirciare all'interno e ammirarlo all'opera). Sono solo un paio di anni che svolge quest'attività in maniera professionale, prima faceva tutt'altro lavoro: il programmatore per una grande ditta. Non soddisfatto di quella vita non ha mai smesso di inseguire i suoi sogni, prima laureandosi in Sociologia e poi rispolverando la sua altra passione, la chitarra, grazie alla quale è riuscito finalmente a dedicarsi a un mestiere - è proprio il caso di dirlo - più nelle sue corde. Noi di Roma Italia Lab siamo andati a vederlo al lavoro e gli abbiamo fatto qualche domanda:

Qualche anno fa ha deciso di cambiare totalmente mestiere, di lasciare il lavoro dipendente che faceva da una vita per diventare liutaio. Come hanno reagito i suoi cari quando ha detto loro che mollava il posto fisso per diventare un artigiano?

Non ho avuto problemi per questo, mia moglie mi ha sempre sostenuto.

Ma cosa è stato a far scattare la molla per lasciare tutto e cambiare vita?

Era una cosa a cui pensavo da tempo. Ho approfittato di un momento favorevole al lavoro, c'erano delle riduzioni del personale e ho usufruito di diverse agevolazioni. Diciamo che aspettavo il momento giusto e il momento giusto alla fine è arrivato. 

Da dove viene questa passione? È ereditata da qualche parente o è nata con lei?

No, nella mia famiglia non ce l'aveva nessuno, ma io ho sempre avuto la passione per i lavori manuali. 

Quindi è più legata al lavoro manuale che alla musica?

No, è dovuta certamente anche alla musica.

Lei suona? 

Ho suonato per diversi anni chitarra classica. È un amore che ho sempre avuto e che ho tuttora. Anche perché secondo me è impossibile costruire uno strumento se poi non sei in grado di capirlo. Ci sono molti liutai che non suonano una nota e sono anche bravi. Per me è incomprensibile! Non dico che devi essere bravo ma almeno saper suonare lo strumento, perché se non sai suonare non percepisci le sfumature, non capisci come migliorare e non puoi evolvere verso un progetto maturo.

Quale è stato concretamente il suo percorso per arrivare qui oggi? Come si diventa liutai? 

Questa è un'attività per cui non ci sono scuole vere e proprie, c'è solo un corso a Milano che dura cinque anni e naturalmente ci sono moltissime domande rispetto ai posti disponibili. Io ho frequentato un corso, ma era poco più che indicativo. Poi trascinato da un collega sono andato da un altro liutaio ad imparare il mestiere. Ho imparato andando a bottega come si faceva un tempo.

 

Il suo è un mestiere che richiede grandi abilità tecniche, rigore e pazienza, ma è anche considerato una forma d'arte. Quanto è importante la creatività?

Secondo me è importante. Ho imparato cos'è l'arte e la creatività quando questa attività la facevo come hobby insieme ad un amico, che aveva delle buone intuizioni. Spesso improvvisando e lasciando da parte il progetto che si stava seguendo lo strumento viene meglio, e poi c'è sempre qualcosa che nessuno aveva ancora pensato, sperimentando esce sempre qualcosa di nuovo. Deve esserci questo momento, dell'intuizione e della sperimentazione, per poi arrivare ad un progetto maturo. Secondo me tecnica e creatività servono entrambe, anche se nell'ambito classico sono molto conservatori. A me ad esempio piacciono i bei colori intensi, ma ho capito che devo cercare di adeguarmi più al gusto degli altri, dal punto di vista estetico.

Il suo è un mestiere che esiste da secoli. Le tecnologie hanno modificato la tradizione e il modo di praticarlo o è una delle poche professioni rimaste immutate nonostante il progresso?

La liuteria oggi è un lavoro a metà tra sapienza antica e tecniche e materiali innovativi. Alcuni hanno iniziato a dedicarsi a progetti innovativi, utilizzando materiali e strumenti nuovi, però poi alla fine gran parte del lavoro è rimasto lo stesso. Diciamo che è un'attività che sta un po' nel passato e un po' nel futuro. Effettivamente la tecnologia aiuta, e non accettarla non ha senso, però la cosa interessante è che molte cose sono rimaste invariate. Ad esempio nonostante le tante colle in commercio quella più in uso è ancora quella che si usa da sempre, la colla animale, fatta di pelli e ossa in polvere. Dicono che ancora oggi sia la migliore in assoluto, e che dal punto di vista acustico non sia ancora stata superata.

Chi sono i suoi clienti?

C'è un po' di tutto. Ci sta quello che viene semplicemente con la chitarra spaccata da aggiustare per il figlio, ma ho conosciuto anche diversi musicisti. Questa è secondo me la cosa più interessante, perché magari vengono per sistemare qualcosa e poi nasce un rapporto di amicizia. Ad esempio ho conosciuto un chitarrista che fa anche il meccanico e siamo arrivati al punto che lui mi ripara la macchina e io gli aggiusto la chitarra, facciamo il baratto!

Però in un'epoca in cui tutto è prodotto in maniera industriale, rapidamente e a basso costo, perché un musicista dovrebbe venire da lei?

Nella chitarra classica lo strumento ha bisogno di alcune caratteristiche e un chitarrista deve passare per forza per il liutaio, al contrario dell'elettrico per cui sull'industriale si trova già di tutto e quelle che si fanno costruire sono veramente strumenti di nicchia, da professionisti. Anche io quando ho iniziato a suonare la chitarra classica ho girato tanti negozi e ne ho provate tante, anche molto costose, ma non mi piaceva come suonavano. Finché non ne ho provata una di un liutaio, ed era tutta un'altra cosa! Questo perché tutto ciò che rientra in un processo industriale è nemico del suono. Fanno prodotti robusti, spingono sulla resistenza ma poi lo strumento perde la capacità di vibrare e perde il suono. Il fatto a mano non può venire perfetto, però è anche quello che conferisce l'aspetto artigianale.

Del resto sono anche le imperfezioni a dare personalità e unicità..

Sì, sicuramente si perde di perfezione, ma quello che conta è il suono. Secondo me alla fine l'estetica conta fino ad un certo punto. Una chitarra può essere bella quanto ti pare, ma se non suona...

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