Simone Frignani, l'inventore di cammini

Tutto è iniziato da una passione e da una ricerca personale per arrivare ad essere un mestiere. una guida e un cammino, quello di San Benedetto, che è entrato nell'atlante ufficiale del Mibact e che viene percorso da persone di tutto il mondo

Ci sono mestieri e mestieri. Alcuni più tradizionali, si potrebbe dire quasi ordinari, spesso routinari, non per questo meno nobili, perché il lavoro comunque nobilita (almeno così dovrebbe essere), ma che forse stimolano poco la fantasia e dunque meno attraenti. Ce ne sono altri che, al contrario, non sono veri e propri mestieri ma delle autentiche missioni, quasi vocazioni, certamente passioni che, per i più fortunati, si trasformano in lavori. 

Ne sa qualcosa Simone Frignani che da anni batte in lungo e largo l’Italia promuovendo, tracciando e inventando cammini a piedi lungo lo Stivale, un vero e proprio inventore di cammini, un pioniere dei viaggi slow dal forte accento spirituale.

«Questa passione – spiega Frignani a Roma Italia Lab - è nata un po’ per gioco. Stare in mezzo alla natura e camminare fa parte del mio dna perché fino a 25 anni ho fatto parte degli scout. Nel 1996 in Spagna, quando il boom era ancora lontano, ho conosciuto il mondo dei pellegrinaggi. All’epoca anche il cammino di Santiago era poco frequentato. Non sapevo che questa passione mi avrebbe cambiato la vita». 

Dopo aver svolto svariati mestieri (prima tecnico per l’estero in un colorificio ceramico, poi l’apertura di una agenzia di viaggi CTS per studenti, mentre d’estate accompagnava gruppi di Avventure nel mondo), il biologo Frignani nel 2009 si imbatte in un viaggio decisivo, quello sul Monte Athos, in Grecia, luogo sacro del cristianesimo ortodosso, una repubblica monastica che sorge nella parte più orientale della penisola calcidica. Il viaggio itinerante colpisce Simone, sempre più affascinato dalla cultura monastica. Si iscrive a studi religiosi per approfondire la fede, si laurea e diventa insegnate di religione. Nel frattempo ha un’intuizione folgorante. 

Non avevo ancora le idee chiare ma qualcosa iniziò a girarmi per la testa. Nel 2009 ho fatto il primo cammino in Italia. Sono partito da un luogo benedettino, Camaldoli, poi sono arrivato a La Verna, Assisi, Loreto. Ho ripercorso un tratto del cammino di Francesco e della via Lauretana. Mi accorsi della bellezza di questa esperienza. Partii mosso da una ricerca personale, avevo circa 40 anni, un’età in cui è inevitabile tracciare un bilancio della vita. Ho trovato risposte e anche molte domande. Rimasi folgorato dalla spiritualità del cammino. Nel mio cammino solitario ho dormito quasi sempre all’aperto in mezzo ai boschi, mosso da tanto spirito francescano. È stata una grande esperienza di viaggio interiore dentro la mia anima. Così è nata l’idea di creare un cammino benedettino. Mi dissi: perché non unire l’interesse per il monachesimo con l’esperienza del cammino?

Così è nata l’idea del Cammino di San Benedetto, un cammino a piedi che unisce i tre luoghi (tolta Roma, che il santo considerava "corrotta e decadente"), in cui è certa la presenza di San Benedetto: Norcia, dove il santo è nato nel 480 d.C., Subiaco, dove si è ritirato per 30 anni, e Montecassino, dove ha scritto la regola ed è morto. Simone è partito da uno studio cartografico accurato, un’ipotesi di cammino e tante prove sul campo. Oggi il cammino è entrato nell' Atlante ufficiale del Mibact, presentato la settimana scorsa dal ministro Dario Franceschini.

Ho messo in piedi questo cammino nel giro di tre anni – racconta Frignani - prendendo tante spine nelle gambe e dedicandogli il poco tempo libero che avevo. Nel 2011 ho proposto questo progetto ad una casa editrice, Terre di Mezzo, e ho scritto la prima guida, uscita nel 2012. Non pensavo a quello che sarebbe venuto dopo. Dalla seconda estate è cominciata ad arrivare tanta gente, nel 2014 è uscita l’edizione in tedesco. Da un mese è uscita la guida in inglese. Ormai da due anni il cammino è percorso da 4mila persone, tanti stranieri, anche da Scandinavia e Stati Uniti.

Oggi Frignani è anche presidente dell’associazione degli Amici del Cammino di San Benedetto che raccoglie le tante persone che hanno preso a cuore il progetto e accolgono con entusiasmo e calore i pellegrini nei tanti bellissimi borghi che il cammino attraversa (da Castel di Tora a Cascia, da Roccasecca a Trevi nel Lazio), paesi e città di un’Italia autentica, purtroppo in via di estinzione, dove il tempo sembra essersi fermato e dove è possibile riscoprire quel senso della vita sempre più consumato dalla frenesia della vita moderna. Dopo il cammino di San Benedetto, sono arrivati altri progetti, non meno ambiziosi e importanti. Prima ha ideato Italia Coast to coast (guida edita sempre da Terre di Mezzo), un cammino che va dall’Adriatico al Tirreno, dal monte Conero al monte Argentario, tagliando diagonalmente l’Italia centrale. 400 km in 18 tappe a piedi (9 in bici). Poi ha preso in mano la via Romea-Germanica, un cammino riscoperto dallo storico e antropologo Giovanni Caselli. Parte da Stade, a nord di Amburgo, e arriva fino a Roma, ricongiungendosi con la via Francigena a Montefiascone, vicino Viterbo. 1000 km esatti da fare in 46 tappe a piedi. Era il percorso dei pellegrini che venivano dal nord Europa per recarsi a Roma. 

È un percorso molto bello e ha un grande significato – spiega Frignani -  promuovere questa via significa promuovere l’ecumenismo, perché parte in una zona luterana e arriva nel cuore del cattolicesimo, unendosi ad un cammino che proviene dal mondo anglicano (la Francigena parte da Canterbury, in Inghilterra). Racchiude mondo protestante, anglicano e cattolico. E’ un percorso che ha chiesto di essere riconosciuto tra i cammini europei. 

Oggi Frignani è un ambasciatore vivente del viaggio spirituale a piedi, un mondo, quello dei cammini, in grande espansione ed evoluzione. Presto sarà a Geo&Geo proprio per parlare di cammini. Ma come si diventa inventore di cammini?

Come per tutte le invenzioni, ci vuole l’idea buona – spiega - L’idea è la motivazione, poi serve un buono studio cartografico e conoscere il più possibile il territorio, prendendo se necessario tanti rovi nelle gambe, in modo da tracciare al meglio il percorso. Serve tanta, tanta passione. Io, nel mio piccolo, credo di essere riuscito a trasmettere il mio entusiasmo, perché quello che era il mio sogno poi è stato condiviso. Nel 2009 nemmeno si parlava di cammini a piedi, poi nel giro di pochi anni il fenomeno è esploso. 

 

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Nato e cresciuto a Roma, sono giornalista professionista dal 2012. Da sempre appassionato di storia, perché non possiamo capire il presente se non conosciamo il passato.

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