Dark Circus

Stereoptik, Dark Circus: il circense si reinventa

Il duo francese metto in scena a Roma un circo 2.0, che sfrutta l'immaginario e non gli animali, che impiega tecniche ancora più sottili e minuziose delle tradizionali acrobazie e giocolerie

Ci sono mestieri che sembrano destinati a morire, e che invece riescono a risorgere dalle proprie presunte ceneri.

Quello del circense sembrava proprio uno di questi, e invece è riuscito, soprattutto negli ultimi anni, a trovare nuove declinazioni in chiave contemporanea, originali e innovative, allontanandosi con creatività dagli stereotipi e dai preconcetti dell'immaginario collettivo più comune.

Ne è un esempio Dark Circus, spettacolo del duo francese STEREOPTIK che torna per il secondo anno consecutivo in scena a Roma nell'ambito di Romaeuropa Festival in collaborazione con La Francia in Scena.

 

 

La magia dello spettacolo dal vivo che tanto ha affascinato generazioni di bambini e che forse nel mondo di oggi sta iniziando a perdere presa e smalto non è più vissuta sotto un tendone ma ammirata su un grande schermo bianco all'interno del MACRO Testaccio. Qui, i due musicisti e illustratori Romain Bermond e Jean-Baptiste Maillet mettono in scena un circo 2.0, che sfrutta l'immaginario e non gli animali, che impiega tecniche ancora più sottili e minuziose delle tradizionali acrobazie e giocolerie. 

Partendo da una storia originale di Pef (Pierre Elie Ferrier), il Dark Circus crea un mondo divertente e raffinato, capace di stupire e divertire i bambini così come di toccare la sensibilità degli adulti. Una poesia narrata attraverso l'uso della luce e delle sagome in cartone come nel più tradizionale teatro delle ombre, attraverso i disegni a pennarello e sulla sabbia eseguiti dal vivo che guidano tratto dopo tratto alla creazione di interi universi. E così da macchie d'inchiostro e di colore scaturiscono improvvise illustrazioni, i cartoni animati più semplici e artigianali.

STEREOPTIK riesce a dare forma e sostanza a un divertente e folle mondo circense, fatto di avventure anche sfortunate, come suggerisce il suo stesso motto, ripetuto nel corso di tutto lo spettacolo dal capocomico: «venite per lo spettacolo, restate per il disastro».

Un circo che infatti non presenta un solo lieto fine, ma ha svariate conclusioni: la lanciatrice di coltelli colpisce il suo amato, uccidendolo; il cavallo domato riesce a liberarsi e a tornare a correre in libertà; il domatore di leoni mangiato dal leone stesso anche se poi viene spassosamente riportato in vita; l'uomo cannone si perde nell'etere; la trapezista sbaglia il numero e cade rumorosamente. Finali allegri e altri più malinconici e tristi, così come lo sono quelli della vita. Mai bianchi o neri, ma sempre sfumati.

Dark Circus racconta una storia non monolitica ma frammentata, le cui sfaccettature sono rappresentate e caratterizzate attraverso tecniche artistiche diverse. Ma non per questo perde di unità e coerenza, anzi è proprio nella sua diversificazione che acquista coerenza narrativa e aumenta il suo fascino. È una fiaba contemporanea ma profondamente ancorata alle migliori tradizioni del passato, capace di resuscitare la primordiale aura magica del circo in uno stile moderno, personale e sorprendente.

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Emiliana di campagna trapiantata in suolo romano di città, scrivo di musica, teatro, arte e cose belle. Vorrei dire qualcosa di più originale del fatto che mi piace viaggiare, leggere e ascoltare musica, ma purtroppo è proprio quello che amo di più fare. Anche mangiare, ma pure qui nulla di nuovo.

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