IRuna, sound agrodolce tra ironia e solitudini

A novembre è uscito il suo primo EP Bacche di Goji, che è pronta a portare in giro nei locali romani e non solo: IRuna ci racconta la genesi del suo lavoro e dei nuovi obiettivi. Dopo aver capito che «per avere successo non è necessario scrivere come un uomo»

Ho appuntamento con Irene Montesi in un bar di San Lorenzo, quartiere dove vive, per prenderci un caffè. Forse avrete sentito parlare di lei con il nome di IRuna, cantautrice romana emergente che sta iniziando a farsi conoscere nel panorama musicale della capitale (e oltre). Il suo primo EP, Bacche di Goji, ha visto la luce a novembre e il videoclip della title track è stato immediatamente pubblicato su Repubblica.it. In totale sono quattro tracce – di cui IRuna ha curato i testi, la musica e gli arrangiamenti – che espongono in maniera scanzonata diversi temi, da argomenti più romantici a tematiche più ironiche, senza tralasciare critiche a un certo attuale modo di porsi nei confronti del mondo.

«Bacche di Goji ha un intento provocatorio: è un titolo che vuole un po' prendere in giro certe tendenze new age che vanno di moda» mi racconta.
Con una madre costaricana e un padre uruguayano, IRuna - nata a Roma quasi 30 anni fa - ha avuto modo di conoscere molto bene le sonorità lontane di quei posti. Soprattutto, però, ad averla influenzata sono i testi di quelle canzoni, con le loro tematiche e una scrittura più schietta e semplice.

                         

 

«Fin da piccola ho ascoltato davvero ogni genere musicale – spiega – sino ad evolvere verso sonorità più soul, un po’ come la musica preferita da mia madre. Amo molto le voci nere e quelle femminili potenti, e credo che questo sia uno dei motivi per cui poi mi sono buttata nel jazz, oltre al fatto che mio padre ne ascoltava tanto. Questi due elementi hanno influenzato molto i miei gusti». Ma non sono solo i genitori ad avere instillato in IRuna la passione per la musica: nella sua famiglia ci sono anche uno zio etnomusicologo e un altro compositore. La strada, insomma, non poteva che essere questa.

«Da quando ho 18 anni ho iniziato a studiare canto, anche se in maniera un po’ discontinua. A 21 anni ho iniziato a fare jazz suonando con altri musicisti, anche se non andavo molto a esibirmi in giro per locali. Parallelamente ho studiato Scienze Politiche alla Sapienza, un corso di studi grazie al quale ho viaggiato tanto e ho visitato molti Paesi. Poi mentre stavo facendo un master in Olanda, ho avuto un incidente alla spalla e ho praticamente smesso di cantare». Segue quindi un periodo un po' difficile che vede il suo ritorno a Roma per cause di forza maggiore.

«È in questa situazione che ho ricominciato a cantare e a comporre: per me era innegabile che la cosa mi facesse star bene, e quindi ho deciso, da un anno a questa parte, di dedicarmi davvero a questa attività. Ho imparato a suonare l'ukulele e mi sono esibita in diversi locali insieme a una band, fino ad arrivare all'uscita del mio EP, a novembre».
EP che conta quattro canzoni diverse ma non schizofreniche, legate comunque da un filo conduttore sebbene sia percepibile un sound che muta a ogni canzone presentando le varie sfaccettature delle sonorità di IRuna: oltre alla title track abbiamo Dutch Samba («C'è tutta la mia esperienza olandese qui, con tanto di critica a conoscenti desiderosi di girare il mondo ma intolleranti verso il prossimo»), Teletrasporto («Canzone romantica, che racconta di un amore triste senza rinunciare a una punta di ironia») e Una cattiva notizia («Un brano dove l'interlocutore assume un ruolo più importante, non è un semplice “tu” generico»).

Sicuramente, però, la canzone che più colpisce al primo ascolto è proprio Bacche di Goji, dove chi canta afferma di sentirsi “sola (un cane perso in autostrada), sola (la zattera della Medusa), sola (l'ultima pedina a dama), sola (come la sorella di Mozart). Una solitudine che però non spaventa, anzi: «Credo sia fondamentale per creare qualcosa di diverso, per tirare fuori ciò che hai dentro quando sei nel pieno del trambusto di ciò che fai – spiega IRunasolo a un certo grado di solitudine si muovono in te delle cose che ti portano sì a soffrire, ma anche ad affrontare quei dolori che non vuoi accettare. Alla fine, però, riesci a farcela e a risolvere il tutto. Io ce l'ho fatta scrivendo canzoni».
Anche se farlo non è stato così semplice perché, prima, c'era da acquisire la consapevolezza del proprio valore in quanto donna: «La metafora della sorella di Mozart chiama in causa la questione della componente femminile nel processo di creazione. Non è facile arrivare ad un punto in cui ti convinci finalmente di avere il diritto di prendere parola in questo processo. È una situazione che ho subito per diversi motivi». Pensare che c'è stato anche chi le ha consigliato, per avere successo, di scrivere le sue canzoni come se fosse un uomo: «Davvero, non capisco il perché. Il punto di vista femminile sulle cose è interessante in quanto tale. Sono contenta di aver fatto un percorso che mi abbia portato a esternare la mia reale visione del mondo, anche in maniera giocosa con la musica»

Percorso che la sta portando piano piano ad affermarsi nell'ambiente musicale, particolarmente vivace nella capitale: «In questi ultimi anni Roma e dintorni si stanno facendo sentire, divenendo un centro di produzione musicale molto importante. Prima del 2010 la musica indipendente più rock forse era spostata più verso il nord Italia, ma il gusto ora è un po' cambiato. In città c'è un fermento musicale percepibile e anche i locali romani si sono mossi in questo senso. Una cosa che mi auguro, però, è che la componente femminile in questo ambiente cresca. Conosco varie artiste che stimo molto, ma dobbiamo fare ancora un po' di strada per affermarci».
Per ora, per chi avesse voglia di sentire dal vivo la voce di IRuna e le sue canzoni, l'appuntamento è per il 3 febbraio al Pigneto, al Pierrot Le Fou. Il 15 febbraio si esibirà anche allo Sparwasser per partire, verso marzo, per il nord Italia, dove l'aspetta un mini tour.
«Il mio obiettivo a breve termine è riuscire a fare un album ben prodotto e ben arrangiato, una proposta musicale nuova e fresca – conclude – Non deve essere per forza di successo, ma vorrei che dicesse qualcosa di diverso, aggiungendo altro al panorama musicale italiano».

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Adottata da Roma, appassionata di cinema e affamata di film, ha cercato di dar forma alle sue passioni con una laurea in Lettere Moderne alla Sapienza e un Master in Critica Giornalistica. Perennemente alla ricerca di cose da fare e da vedere, che sia una proiezione, un concerto, uno spettacolo teatrale o una mostra d'arte, ha deciso anni fa di impegnarsi nel raccontare ciò che le piace scrivendo per diverse testate e di fare altrettanto per ciò che non le piace. Profondamente convinta che i gatti domineranno il mondo e che viaggiare sia indispensabile, non ha ancora capito quale sia davvero il suo piatto preferito, ma è determinata a scoprirlo il prima possibile.

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