Un tuffo a Orbetello

Tra i 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone ce n’è uno conosciuto da pochi (ma certamente buoni): il tuffatore di Flavio Giurato

Tra i 100 dischi italiani più belli di sempre secondo la rivista Rolling Stone ce n’è uno conosciuto da pochi (ma certamente buoni). Ci sono ottime probabilità che di questa cricca faccia parte chi negli anni ottanta seguiva il glorioso Mister Fantasy. Impossibile non illuminarsi ripensando al programma tv dedicato alla “musica da vedere” che precedeva di tre anni la nascita dell’emittente Videomusic ed era condotto da Carlo Massarini, che di quell’album fu sostenitore e promotore.

Il tuffatore di Flavio Giurato è un sorprendente concept album classe 1982, che si staglia in mezzo a un trittico di lavori di cui fanno parte Per futili motivi e Marco Polo, dischi ormai fuori catalogo. Stupisce lo stile fuori dagli schemi per il cantautorato dell’epoca: una struttura narrativa forte che però spicca il volo grazie agli arrangiamenti dal respiro ampio tra jazz e ‘lo-fi’, percussioni e incursioni dell’inglese. Tra i musicisti, anche session men d’eccezione come Mel Collins (King Crimson, The Alan Parsons Project) e Ray Cooper (Elton John, Rolling Stones). La copertina trae ispirazione dal quadro di David Hockney del 1967 A bigger splash. Dal profondo all’aria, appunto.
Un disco che si poteva intitolare anche «Una storia d’amore nata durante un torneo di tennis a Orbetello e altri fatti di gioventù». Il concept è l’amore, infatti, ma tra le righe ci sono le inquietudini dei trentenni di allora, sfumature di sociale e politica sullo sfondo della Roma di piazza Euclide e della «primissima Toscana».

Allora Il tuffatore era stato apprezzato, benché presto accantonato, forse anche per il minore impatto ottenuto dal successivo Marco Polo che ne ha disperso velocemente la scia. Ma, dopo avere lavorato come musicoterapeuta negli ospedali psichiatrici, tra il 2002 e il 2015 Flavio Giurato si è riaffacciato sulle scene e ha pubblicato due album per la gioia dei fan della prima ora e la curiosità degli adepti più recenti.
Per alcuni invece quel cantautore atletico e solitario aveva davvero significato qualcosa già dal suo esordio. Tra questi, non se lo era lasciato sfuggire Federico Fiumani, per esempio, in quella new wave dei primi ottanta in cui dava vita ai Diaframma – il loro primo singolo è del 1982 – ma anche negli anni a venire, ai tempi di Io amo lei.

Poi la riscoperta, che ha avuto inizio già nel 2004 quando Il tuffatore è stato oggetto del libro Il Tuffatore. Racconti e opinioni su Flavio Giurato, pubblicato dalla coraggiosa casa editrice No Reply. Una raccolta di diciotto racconti ispirati all’album e firmati da autori come Paolo Nori, Tiziano Scarpa, Fulvio Abbate, Gianrico Carofiglio, Aldo Nove cui si aggiunge un piccolo apparato di testi critici di Antonio Di Pollina, Ernesto De Pascale, Simone Lenzi (Virginiana Miller) e altri giornalisti.

Oggi che ormai Il tuffatore si può considerare un album che riemerge dal passato ciclicamente con vitalità ogni volta rinnovata, come l’atleta dall’acqua («Voglio essere un tuffatore, per rinascere ogni volta dall’acqua all’aria»), si consigliano lunghe immersioni in Orbetello, Orbetello ali e nomi, Valterchiari.

https://www.youtube.com/watch?v=YEcK5-kXLro

 

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Per approfondire

Flavio Giurato


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Si occupa di editoria da tanto e ascolta musica da sempre. Ha lasciato Roma per Milano per dire che vive tra due città. Una canzone: Edge of Seventeen di Stevie Nicks. Una parola: pizza. Il suo blog personale è 6 canzoni prima di colazione.