Er Barcarolo fantasma

Ettore Roesler Franz
Ettore Roesler Franz

Portava la gente da una parte all’altra del fiume, facendosi pagare fior di quattrinelli, perché era l’unico a fare quel lavoro e qualcuno che aveva provato a fargli concorrenza aveva dovuto piantarla subito subito…

È vero, è passato tanto tempo e i ricordi svaniscono rapidamente.

Però il nome, c’è ancora qualcuno che se lo ricorda: Giggi si chiamava, Giggi Possenti1, un bel giovane, altezza medio-alta, forte e nerboruto.

I cantastorie avevano narrato con l’aiuto della chitarra, o del mandolino, la sua storia e avevano mostrato sui loro tabelloni colorati a grandi scacchi, la vera vicenda di lui e di Ninetta, e quante lacrime «de còre» avevano versato le donne di Trastevere e quanti commenti appassionati.

Non parliamo poi delle canzoni, una in particolare di Romolo Balzani2, «Er barcaiolo romano», bellissima e dolente come dolente può essere solo Roma al tramonto sul fiume.

«Allora, nel primo riquadro, in alto, a sinistra, potete vedere» – indicavano i cantastorie con una lunga canna – «Giggi al lavoro sotto Ponte Garibaldi, dove faceva il mestiere, l’arte, diceva lui, di traghettatore».

Portava la gente da una parte all’altra del fiume, facendosi pagare fior di quattrinelli3, perché era l’unico a fare quel lavoro e qualcuno che aveva provato a fargli concorrenza aveva dovuto piantarla subito subito, perché con «Lui» non si scherzava. Aveva l’esclusiva insomma!

Un po’ più avanti dell’approdo, aveva costruito un pontile di legno ed un casotto, sempre di legno ma solido, ampio, che gli serviva da casa, dove viveva solitario ma non gli mancavano certo le visite galanti.

In più, per arrotondare, faceva il pescatore tra Ponte Garibaldi e Ponte Quattro Capi e tra Ponte Garibaldi e Ponte Sisto e poi ancora avanti, contro corrente, verso Ripa Grande e più ancora, verso il «ponte di ferro», che quella società belga aveva costruito e si faceva pagare un pedaggio, quasi all’altezza di San Giovanni dei Fiorentini, la bellissima chiesa dove è sepolto il Borromini.

Qualche volta Fiume era tranquillo e tranquilla era la voga di Giggi dalla «falcata possente» come il suo nome; qualche volta il fiume si gonfiava, la corrente e i mulinelli erano duri e pericolosi da superare, e allora…., allora era una lotta tra Giggi e la corrente e il fiume, gonfio e incattivito, alla fine doveva arrendersi e la barca passava.

Una volta, a Ripa Grande, qualcuno dalla riva aveva visto questa scena e anche dai velieri da trasporto pieni di merce da scaricare aveva applaudito e aveva chiamato a gran voce quel «barcarolo controcorènte» perché si fermasse a bere un goccio.

Fu proprio in una circostanza simile che Giggi si accostò a riva per riposare un po’, la notte era stata dura, feroce, aveva perso un remo, e la barca si rigirava, preda della corrente incattivita ma manovrando con il remo rimasto era riuscito a toccare riva, salvo.

Si era radunata una piccola folla, tutti si congratulavano con lui e festeggiavano lo scampato pericolo e c’era anche, ma più appartata, una giovane bruna, dal viso pallido ed espressivo e dai capelli neri.

Tra tutta quella gente, gli occhi di falco di Giggi si fermarono proprio su di lei, a lungo, mentre tutti lo sballottavano per portarselo, quasi in trionfo, all’osteria più vicina e i festeggiamenti duravano e duravano…

Se non credete al colpo di fulmine non so che farvi, in quel momento fu proprio così!

I due si incontrarono più volte ancora, e poi, un bel giorno, Giggi si presenta tutto «impainato4» alla casa dei fratelli di lei, conosciuti per l’arroganza che li distingueva. A loro Giggi rivolge la sua richiesta di matrimonio ma viene sprezzantemente rifiutato e messo alla porta.

A questo punto gli eventi precipitano.

Giggi rapisce Ninetta col pieno consenso di lei e se la porta via stavolta col favore della corrente alla sua casetta sul fiume, vicino a Ponte Garibaldi. Qui lo raggiunge la denuncia dei fratelli per «ratto», ma la denuncia cade di fronte alla fermezza di Ninetta che dichiara tutta la sua felicità.

E finalmente si apre un periodo sereno. Lui lavora, lei provvede alla casa e si amano, si amano, si amano.

Ma il destino è in agguato.

Qualche mese dopo, Ninetta annuncia, innamorata e felice, di essere incinta.

Inaspettato, «Giggi se cambiò» come diceva un’altra canzone di qualche anno dopo «er fattaccio de ponte Garibbaldi»: lui non ne vuole sapere, le chiede di abortire, la vuole portare al Brefotrofio, quello che sta dietro il grande «fontanone» del Gianicolo, lassù in alto, bello marmoreo e solenne, di fronte alla vista di tutta Roma.

Ninetta piange, scongiura, non può credere che il suo uomo sia così «infame», ma lui è irremovibile. Allora lei fugge, non si sa esattamente come, ma riesce a tornare a casa sua, dai fratelli. Quei due, ancor più infami la cacciano via come la più volgare delle «mignotte5».

Si disse poi che lei avesse vagato qua e là per un giorno o due interi, disperata, dormendo all’aperto, come poteva; tutte le porte erano chiuse per lei, e alla fine, tornata proprio nel posto dove aveva incontrato il suo amore la prima volta, un passo dopo l’altro, eccola che entra nel fiume, fino a che l’acqua non la sovrasta e la corrente la trascina via.

Dicevo che gli eventi precipitano, la notizia corre veloce e così arriva alle orecchie di lui.

Già divorato dal rimorso, senza sapere bene cosa sta facendo, salta sulla sua barca e comincia a remare come un pazzo, su su, contro corrente, supera i gorghi di Ponte Sisto, e avanti avanti verso Ripa Grande e oltre, fino a che (si era fatta «prima sera»), gli sembra di intravedere un qualcosa di bruno a fior d’acqua, «è lei!», grida a se stesso, si avvicina di più, si sporge, cade in acqua e la corrente lo travolge. Giggi non ha più né forza né volontà di lottare col fiume, se ne va con lui e con Ninetta per sempre.

«la Luna da lassù fa capoccella
rischiara l’occhi de Ninetta bella6»

Passò tempo, il ricordo del fattaccio di Giggi e Ninetta era sempre vivo, ma se ne parlava di meno.

Succedevano tante cose sulle rive del fiume tra ponte e ponte.

Si era sparsa la voce, falsa come risultò più tardi, che qualcuno, un tedesco, pareva, avesse tentato, di notte, di fregarsi la Bocca della Verità, a Santa Maria in Cosmedin o dei Greci e che la Bocca gli avesse «morsicato» la mano; si parlò, e come, di una contessa polacca che aveva ammazzato a revolverate l’amante, un grosso ufficiale di cavalleria. E insomma tante cose…

Di Giggi e Ninetta bella, un po’ meno.

Ma una notte di luna piena, gialla sembrava e contrariata, tre amici, Melchiade di vicolo del Cedro, Omero e Remo di vicolo della Scala si incontrarono davanti a Santa Dorotea per andare a «passo scellerato» come scherzava Melchiade a cercare un’osteria e si fermarono a prendere fiato a Ponte Sisto.

Calma era la notte e senza vento, Fiume scorreva tranquillo tra uno sbrilluccichìod’acque fra onda e onda. Silenzioso e profondo.

I tre amici appoggiati alla balaustra di ferro, guardavano verso Ponte Garibaldi. E a un certo punto, qualcosa accadde…

Una nebbia densa e chiara si era formata improvvisa attorno ai grandi piloni del Ponte e si poggiava mollemente sul fiume; a poco a poco, proprio nel mezzo di questo chiarore, si andava addensando un grumo di nebbia più scuro che cresceva e una forma, sì una forma umana, si agitava su se stessa nel ritmo lento del rematore.

«È lui!», mormorò Melchiade, stringendo il braccio di Omero che gli stava vicino: la forma remava, remava disperatamente contro la corrente rigonfia, ma non avanzava di un centimetro. Poi, lentamente, si dissolse a filo d’acqua.

Sparì e con lui ogni nebbia, tutto tornò sereno, limpido.

I tre amici si guardarono in volto e senza parlare, passo dopo passo, se ne tornarono a casa, nel silenzio della notte.

 

Piccolo dizionario romanesco e note:
 
1 Giggi Possenti: nome parzialmente inventato.
2 Romolo Balzani: autore di canzoni molto belle, nobili e molto popolari. 
Quattrinelli: da quattrino, piccole monete, spiccioli.
Impainato: verbo originale da “paino”, elegantone da strapazzo.
5 Mignotta: prostituta, il nome sembra derivare dall’uso nell’antica roma di definire i figli di madre sconosciuta “filii matris ignotae”, contratto poi in “mignotta”.
6 Versi: tratti dalla nota canzone di Romolo Balzani.
Sbrilluccichìo: dal verbo romanesco sbrilluccicare. Indica un brillare piccolo e fitto.
 
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Roberto Prili, ahilui padre di Ilaria, grecista e latinista, ama la musica, il canto, la poesia, gli gnocchi alla romana e i gatti di cui è devoto amico. Si vanta di essere un trasteverino doc. Autore di un’ampia letteratura poetica in italiano e in romanesco, di saggi di storia della musica.