La fine der Più de Trastevere

Un pezzo di storia della Roma di una volta raccontato da Roberto Prili, trasteverino doc.

La notizia, incredibile, piombò come una bomba nel cuore di Trastevere, corse affannosa per le strade, i vicoli, le piccole piazze, si diffuse per le osterie, le trattoriole, le mescite, passò da finestra a finestra: «hanno ammazzato er Tinèa, un’ora fa, sul Ponte1!».
 
Possibile…?
 
Er Tinèa, er Più de Trastevere, quello che con la sua sola presenza portava ordine anche in quei vicoli nei quali la Polizia evitava di entrare, fatticonto vicolo del Bologna, il vincitore di decine e decine di duelli combattuti sotto Ponte Sisto, sul greto del fiume2, dove le lavandaie, inginocchiate una accanto all’altra lavavano i panni tra risate, grida, schiamazzi: loro si scansavano impaurite ma anche un po' ammirate mentre lampeggiavano i coltelli.
 
Come quella volta che un certo Otello, una specie de Sottopiù, che spadroneggiava un po' troppo, osò sfidarlo, e finì sbudellato, "a panza sotto", in mezzo all’acqua gialla, mentre le donne circondavano il vincitore, orgogliose di lui e mezzo innamorate. 
 
Ora, qualcuno lo aveva ammazzato: ma chi?, dove?, quando?
 
E fioccavano le supposizioni, i sospetti: si sapeva che lui aveva un'amica al di là del Ponte a via Giulia: allora, un rivale in amore...?
Era anche noto che la Polizia col Delegato in testa gli aveva chiesto aiuto molte volte come quando, al teatro Corea3, era scoppiata una rissa spaventosa e volavano i coltelli e un gruppo de scheltri4, sempre col Delegato in testa erano accorsi a calmare le acque ma non avevano concluso niente, anzi, avevano pure loro preso un sacco di botte, «’na grandinata di sganassoni», ma poi era arrivato Lui, er Tinèa, e in due minuti «tutti zitti e boni». 
 
Smacco per la Polizia, trionfo per lui... e chissà... che la forza pubblica non se la fosse legata al dito…?
 
Piano piano la verità venne a galla.
 
Dunque, sembra che le cose fossero andate così: tutte le mattine, sul presto, er Più passava sul Ponte, per andare, diceva lui, a via Giulia "per affari". Si fermava un paio d’ore e tornava nel Rione sempre per la stessa strada.
 
Ma in realtà tutti sapevano che andava da Assunta, la sua fiamma, una ragazza splendida, chi l’aveva vista, alta, slanciata, i capelli di fiamma, e due occhi azzurri «che te intontivano». 
 
Come l’avesse conquistata, fiorivano le ipotesi, visto che lui, prima di conoscerla, non si muoveva mai da Trastevere. Ma questa, come dicono molti anche a sproposito, è davvero un’altra storia.
 
Fatto sta che, ogni mattina, er Tinèa saliva la scaletta che portava sul Ponte e si trovava di fronte a Bastiano: er Pecione, come qualcuno malevolmente lo chiamava. In realtà era un ottimo e rifinito calzolaio*, intento sempre al suo lavoro, seduto al suo panchetto, circondato da scarpe, scarpette e polacchine, che riparava, anzi «rifaceva nuove», come riconosceva la maggioranza dei trasteverini, con un'abilità e rapidità che davvero stupivano, tenuto conto della grossa gobba - ecco! la gobba…! -  che gli aggravava la spalla destra.
 
Er Tinèa, si fermava, lo salutava e cominciava a carezzare quella gobba convinto che gli portasse fortuna, poi con una specie di colpetto conclusivo, se ne andava ridendo.
 
Bastiano fremeva ma stava zitto e questa scena si ripeteva due volte al giorno, andata e ritorno, tanto che la cosa era ormai risaputa e qualcuno si fermava ad assistere e farsi due risate.
 
Un giorno, al ritorno da via Giulia, si presentò con Assunta, bella elegante sorridente, al braccio, perché Lui aveva deciso di presentarla finalmente al Rione come la sua donna, passeggiando trionfalmente per le strade; arrivato di fronte a Bastiano, ecco, mi pare di vederlo, si ferma e carezza a lungo la gobba, poi prende la mano di Assunta e la porta sopra la sua, invitandola a palparla: «porta fortuna eppoi, vero? Bastiano è buono, è 'n amico, permette…».
 
Risa squillanti di lei e grida strozzata di lui perché er Gobbo de Ponte si era alzato di scatto e gli aveva piantato il suo trincetto affilatissimo nel ventre, proprio sotto la cintura dei pantaloni, con una mossa de sguincio5 per provocare una ferita larga, profonda, mortale e metteje - come si diceva - le budella in mano.
 
Er Tinèa lo fissa con uno sguardo sorpreso e uno strano mezzo sorriso. Mette le mani sullo squarcio e le ritira piene di sangue, fa un passo verso Assunta che gridava terrorizzata e crolla lungo sul selciato scuro di Ponte Sisto. Morto.
 
Così finì er Più de Trastevere, l’ultimo, perché dopo di lui nemmeno i mejo garganti6 osarono assumere quel titolo.
 
Due giorni dopo, un lungo corteo attraversava il Fiume per portarlo "all’ultimo soggiorno" come disse il parroco in persona che guidava la folla con tanto di Gonfalone.
 
Con lui se ne andava un altro pezzo della storia tragica e gloriosa del Trastevere d’una volta.
 
 
Piccolo dizionario romanesco:
 
1 Ponte: Il ponte con la maiuscola è per definizione Ponte Sisto. Quando un trasteverino superava Ponte diceva che stava andando all’estero.
 
2 Fiume: Il Tevere, che riassume la storia di Roma e quindi del mondo, per i romani è sempre stato il Fiume in sé. La maiuscola è d’obbligo!
 
Teatro Corea: anfiteatro ligneo, costruito dalla famiglia dei Correa, donde il nome, sulle rovine del Mausoleo di Augusto, sostituto pochi anni dopo dall’Augusteo, famosa sala dedicata alla musica classica, demolita a sua volta definitivamente negli anni ’30 per lasciare il posto alla sacra nudità della tomba di Augusto, in piazza Augusto Imperatore. 
Nel Teatro Corea fu ospitata una corrida con esito assolutamente fallimentare.
 
4 Scheltri: piccolo plotone di guardie scelte che indossavano una giubba con filature d’argento orizzontali sul petto.
I trasteverini per questo li chiamavano scheltri, cioè scheletri. 
 
5 De sguincio: colpo di coltello da sotto in su, con una mossa diagonale a forma di sette.
 
6 Gargante: termine di antica tradizione, derivante da poemi cavallereschi, molto amati dal popolo, come "Guerino il Meschino" e "I reali di Francia", indicava un personaggio spavaldo, nerboruto, e prepotente.
 
 * Calzolaio: secondo altre fonti sarebbe stato un sarto.
 

ARTICOLI CORRELATI

Domeniche teatrali lungo il Tevere

Tevereterno e il dopo Kentridge

Il sogno di Costantino

Remo Remotti, un antieroe di strada al Macro

L'animale che è in me

Open House Roma aperta e gratuita

Alcuni consigli per la Giornata «Porte aperte a Roma»

avatar

Roberto Prili, ahilui padre di Ilaria, grecista e latinista, ama la musica, il canto, la poesia, gli gnocchi alla romana e i gatti di cui è devoto amico. Si vanta di essere un trasteverino doc. Autore di un’ampia letteratura poetica in italiano e in romanesco, di saggi di storia della musica.

Roma Italia lab srl

Autorizzazione Tribunale di Roma n.60 del 23 marzo 2017

Sede legale: Via Festo Avieno 59, 00136

Sede operativa: Viale Castro Pretorio 25, 00185

Tel. 06 85352463

P.I. e C.F. 11448611001

Direttore Responsabile: Caterina Grignani

Redazione: Simona Pandolfi & Allegra Mondello

newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione