La sera dei miracoli

Brividi per una storia d'amore senza tempo

Come diceva il mitico Edoardo Vianello... sono brividi, brividi d'amor!

E allora oggi scelgo di raccontarvi l'amore, attraverso la storia di Milvia e Renato, due splendidi ottantenni in cui mi sono imbattuto alla fine di ottobre, in un pomeriggio di vento nei capelli e cuori in
panne alla periferia di Civitavecchia, dove Roma diventa Etruria, in una chiesetta di pietra e orgoglio in cui sta una Madonna che qualche anno fa pianse lacrime di sangue, compiendo un miracolo che il Vaticano non riconobbe, ma lì non ha dimenticato nessuno.
Milvia e Renato hanno celebrato sessanta anni di matrimonio, sessanta di vita insieme. Lei, una donna tosta e generosa. Lui, un uomo rigoroso e dolce. Mai una separazione, sempre una strada comune. Ogni crisi, li ha fortificati. Figli, nipoti, ora anche una pronipote. Il mare di Civitavecchia, sullo sfondo. Lei ha guidato la casa, in attesa che lui tornasse dalle navi. Ora puntano ai settanta, le nozze di ferro, come il loro amore.

Sono i miei nonni, e ve li racconto come ho fatto il 28 ottobre, nella piccola chiesa di Sant'Agostino, prima che Don Franco ci impartisse la benedizione.

«Il Signore mi perdonerà, e allora anche Don Franco dovrà adeguarsi, se in questo luogo sacro oso parlarvi, con una certa impudenza, di... miracoli. Del resto, è proprio questo il posto, no? E' che non riesco a trovare altro termine, in quest'epoca così arida, fredda, cattiva, intollerante, per definire questa lunga, appassionata, incredibile storia d'amore.
Sessanta anni di matrimonio, sessantasei anni di fidanzamento. sessantasei anni di rispetto, complicità, sostegno, comprensione, fedeltà. Ma innanzitutto, d'amore. Un miracolo, appunto. E, badate bene, non un miracolo qualsiasi. Ma un miracolo con le braccia alzate, come quello che Raffaele, interpretato da Lello Arena, provava a spiegare a Gaetano, ovviamente l'indimenticato Massimo Troisi, in Ricomincio da tre.
Ecco, celebriamo i sessanta di matrimonio di Milvia e Renato, la storia d'amore di un uomo e una donna, che in fondo, perché no, è stata, e continua ad essere una favolosa crociera. O un viaggio in traghetto, quelli di una volta, che portavano le Ferrovie in mare, uomini e merci, macchine e treni, da Civitavecchia a Golfo Aranci, con qualunque mare, al caldo e al freddo, col sole e la pioggia.
Quante volte ti abbiamo aspettato, nonno. E quante volte ti ho abbracciato al tuo ritorno, dopo tre giorni di mare, felice che saresti rimasto a casa per un po'. Renato, nonno. No, anzi, due volte papà. Sei stato il mio Hemingway, un po' scrittore e un po' capitano, un po' ferroviere e un po' pescatore. Un pescatore d'onestà. Un pescatore d'amore. Ecco, nonno. Io ti immagino sulla tua barca, in una notte di sessantasei anni fa, giovanotto col cuore in panne, a scrutare il cielo, a cercare di scoprire quale stella era la tua Milvia.
Milvia, che nome particolare, mi hanno sempre detto. E che nonna giovane hai. Ma è tua mamma? Sì, due volte mamma. Nonna, se chiudo gli occhi rivedo il film della vostra, nostra vita insieme: immagini,
suoni, gesti, sentimenti. La mia mano nella tua. La campanella della stazione di Civitavecchia che segnalava treno in arrivo. Le passeggiate al viale. I banchi del mercato. La prua bianca della Tyrsus, la nave che riportava nonno a casa al termine della traversata. I sassi del Marangone, la spiaggia di ciottoli dove conobbi il mare. Gli incappucciati della Processione del venerdì santo. Il portone di casa che si apriva prima ancora che suonassi. Il tuo sorriso spuntare tra le grate della finestra.
Nonna, nonno. Credo di poter parlare a nome di tutte le persone che vi vogliono bene, di chiunque vi abbia conosciuto, vi conosca, vi conoscerà. Per tutti noi, siete stati, siete, sarete sempre un punto di riferimento irrinunciabile. Un rifugio sicuro. Un'ancora. Una stella.
E allora, in un'epoca in cui i cantautori prendono il Nobel, io prendo in prestito le parole di un grande poeta, Lucio Dalla, e vi prego...
di non lasciarci mai soli, perché ci perderemmo se dovessimo capire
che questa notte non ci siete...».

Sì, è la propria la sera dei miracoli.

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