Le Statue Parlanti… Parlano

Statue di Madama Lucrezia in un disegno cinquecentesco di M. van Heemskerck e statua di Pasquino in un disegno del Seicento
Statue di Madama Lucrezia in un disegno cinquecentesco di M. van Heemskerck e statua di Pasquino in un disegno del Seicento

Avete capito? Le statue parlano di notte e tacciono di giorno. Così pare: sono le voci di Roma, molteplici ed una, cronaca immediata e storia eterna.

Scena notturna con Lucrezia (L.), Abate Luigi (A.L.), Pasquino (P.) e voce narrante

 

Permettetemi un sommesso consiglio: se vi punge vaghezza di sentirle parlare le “Statue Parlanti”, a molti note ma da nessuno mai ascoltate, attendete che sia ora tarda, quando anche la grande piazza vicina, piazza Venezia, è silenziosa e avvicinatevi con cautela. Ci siete…?

Bene. Ora entrate con passo leggero nel piccolo largo, proprio a fianco di Palazzetto Venezia, e andate a celarvi nell’ombra e nel mistero, nell’angolo oscuro attiguo all’ingresso della Basilica di San Marco.

Potete accoccolarvi perché c’è da aspettare un po’. Non vi innervosite, scusate: se siete disposti ad aspettare a lungo nella sala d’aspetto d’un dentista, potete aspettare qualche minuto anche qui, al lume delle stelle. Del resto, ci siamo.

Sentite questa voce di contralto, morbida, pastosa, così ricca di armonici… è Lucrezia, Madama Lucrezia1 che chiama…

E quest’altra voce un po’ stridula che risponde premurosa è Luigi, l’Abate Luigi2 che parla da Piazza Vidoni.

Sì, da lontano…. ma sono le voci di Roma che si raccolgono di fronte a Lucrezia e discutono antifonicamente. Le distanze non contano.

E sentite quest’altra inconfondibile, beffarda, un po’ greve ma simpatica: è Pasquino3 che ci raggiunge da Palazzo Braschi… sì, a due passi da Piazza Navona.

P. «Allora Lucrezia, ti sei decisa…? Si può sapere chi sei…? Haha, haha! Sei Iside4? Sei Faustina5? Sei Lucrezia d’Alagno6, favorita d’Alfonso? Sei quella Lucrezia7 che rifiutò le brame di Tarquinio e per questo, haha!, si beccò una coltellata?»

L. «Pasquino, sei insopportabile con questi tuoi modi inurbani. Chi sono, te lo dirò quando tu ci rivelerai se sei Menelao, patrono dei corn… (che stavo per dire!…), o Pasquino il bottegaio o chissà chi altri.»

P. «Beh, beh, beh… pensaci un pò, nel frattempo ti dico io chi sei: tu sei madama come Imperia o come “Màtrema non vòle!”»

L. «E chi sarebbero costoro?»

P. «Ma come chi sarebbero? Imperia8, una delle più belle e costose cortigiane, colta, musicista, suonava il liuto, attrice e mignotta… ehm, volevo dire cortigiana. “Matrema non vòle”, ma dai che lo sai benissimo!, è quella che, se qualcuno bussava alla sua porta giù in strada, s’affacciava alla finestra e con una sola smicciata9, capiva se si trattava d’un bell’omo con le tasche piene oppure no: se sì, apriva e se no, diceva “messere? mi dispiace ma “matrema non vòle”, mamma non vuole, e chiudeva di botto. Tutt’e due madame come te».

L. «Ti prego di farla finita, io sono Lucrezia d’Alagno!»

P. «Non ci credo, sei talmente bella che sembri fatta per quel “mestiere”.»

L. «Insolente! Intanto io porto fortuna e tu no!»

A.L. «Amici! Amici! Permettetemi di interrompere questa vostra bella discussione storico filologica (ecc ecc) ma, vedete? Un timido raggio di sole mattinale scivola tra le colonne del Foro e le gloriose rovine…»

P. «A Luì…, strigni!»

A.L. (con enfasi forense) «…e la luce supera il colle glorioso e scende come un ruscello limpido dalle scalinate del Campidoglio e dell’Ara Coeli..  Fra poco ci raggiungerà.»

L. «Ah sì, è vero… si fa giorno e noi, le voci di Roma, torniamo nel nostro austero silenzio.»

A.L. «…e ci ritroviamo qui, la notte prossima, anzi, vorrebbero unirsi alle nostre voci il Babbuino, il Facchino, e quell’altro, come si chiama, Marforio.»

L. (sdegnosa) «Per carità, Luigi, quelle sono voci minori…! Poi, io quel Marforio che pretende di aver nome da Martis Forum, figurarsi, proprio non lo sopporto.»

P. «Sentite voi due! All’austero silenzio ci tornate voi, io devo parlà! Sono la più importante voce della città, parlo della sua bellezza e dei suo guai: “quod non fecerunt barbari, non fecerunt barberini, fecerunt… i magnoni, ieri, oggi e sempre…10

E intanto ve saluto che a pensacce me sò venute le madonne.

Ciao Lucrè… quanto sei bbella…!»

 

Scusate se prendo la parola ancora io, voce narrante.

Avete capito? Le statue parlano di notte e tacciono di giorno. Così pare: sono le voci di Roma, molteplici ed una, cronaca immediata e storia eterna.

Si ritrovano tutte da Lucrezia e consuonano. Qualche volta parlano dei mali della città, qualche volta battibeccano come stasera. Per ascoltarle ancora, sapete come fare.

Però datemi retta, non raccontate quello che avete visto e sentito.

Tanto, nessuno vi crederebbe…

 

Piccolo dizionario romanesco e note:

1 Madama Lucrezia: una delle sette statue parlanti di Roma. Lucrezia portava fortuna a chi si inchinava di fronte a lei, e dicono antiche cronache che di fronte a lei ci fosse la fila.

2 Abate Luigi: scultura togata di epoca tardo-romana.

3 Pasquino: la più celebre statua parlante di Roma, nella notte fogli contenenti satire venivano appesi attorno alla statua e andavano a colpire i personaggi pubblici più importanti. Erano dette “pasquinate”, e permettevano ai romani di esprimere il proprio malcontento.

4 Iside: Il culto di questa dea egiziana penetrò largamente in Roma a partire dal I sec. d.C., ma l’attribuzione è smentita dal grande panneggio che avvolge la statua.

5 Faustina: Annia Galeria Faustina, imperatrice, moglie di Antonino Pio. Questa attribuzione non sembra accettabile considerando l’acconciatura dei capelli della statua.

6 Lucrezia d’Alagno: attribuzione popolaresca. Molto probabilmente questa Lucrezia fu una favorita di Alfonso V d’Aragona.

7 Lucrezia: l’assassinio o suicidio di questa Lucrezia determinò la rivolta dei romani contro i Tarquini, la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica.

8 Imperia: una delle più belle e “virtuose” cortigiane, detta la Divina Imperia, le cui grazie furono contese da alti personalità della Corte Pontificia, cardinali compresi.

9 Smicciare: sbirciare, guardare con sguardo particolarmente acuto.

10 «Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini»: «quello che non hanno fatto i barbari, lo hanno fatto i Barberini». E’ una delle più famose “pasquinate”, frase satirica indirizzata a Papa Urbano VIII Barberini e ai membri della sua famiglia. Qui Pasquino la rende attuale, indirizzandola ai politici dei nostri tempi…

 

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Roberto Prili, ahilui padre di Ilaria, grecista e latinista, ama la musica, il canto, la poesia, gli gnocchi alla romana e i gatti di cui è devoto amico. Si vanta di essere un trasteverino doc. Autore di un’ampia letteratura poetica in italiano e in romanesco, di saggi di storia della musica.