M. Medensky: Giallo

Che poi a cosa ci serve il giallo ? 

è solo una bugia che imita il sole 

al posto dei sogni per quando non sono d’oro 

è il gel che costa meno sulla testa della felicità 

certi giorni non so proprio che farci con tutto questo giallo 

quello lucido dei semafori di Roma 

o quello che ti si pianta negli occhi di fretta con i primi fiori a primavera 

quello sui libri usati e sbiaditi sopra certe bancarelle 

che mi ricorda sempre che non c’ero quando qualcuno li leggeva tutti 

che mentre io non avevo tempo 

qualcuno al posto mio conosceva tutti gli assassini d’inchiostro che non potrò mai più scovare 

anche quello sul dorso di topolino che sapeva di domenica mattina si è lasciato dimenticare 

o quello del miracolo di quando la pallina da tennis rimaneva intrappolata tra i buchi di una rete di ferro

o sui vecchi taxi fradici di vernice calda d’agosto 

Non si palesa il giallo 

è il sapore di zafferano quando non hai ancora imparato a ricordare che sapore ha 

si nasconde il giallo 

ammazza i moscerini 

è sempre troppo o troppo poco 

quando abita il sole non puoi guardarlo 

quando veste alcune stelle è troppo lontano 

è fatto così il giallo 

vuole giocare a nascondino

solo sulle dita dei bambini 

lì 

ci si posa 

comodo e sdraiato nei pastelli 

sui cerchi sbagliati appoggiati sopra l’orizzonte 

disteso sui raggi disegnati a caso 

sopra case semplici con le pareti storte 

lì vuole stare e farsi guardare 

appoggiato all’orgoglio di un complimento ricevuto 

piccolo e gigante 

di una mamma che va sempre di fretta 

che tanto lui c’è 

e lo sanno tutti in fondo 

 

M. Medensky 

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