M.Medensky: Preghiera alla Signora Effe

A te che si devono tutte le discese dalla Luna 

gli sbarchi sulle nuvole 

il gioco di farle assomigliare 

a noi 

a chi amiamo   

a Topolino , a qualche zia o a un cammello 

tu che ci dimentichi di essere 

che colori ancora  certi tramonti di blu 

sopra di noi 

seduti e persi su gomitoli di sassi e tra rotoli di onde

ricordaci di quando ancora squagliavamo parole  

tutte quelle che si possono smontare

e che basta una vocale per cambiare un senso 

quelle con cui si può ancora giocare 

a sfidarti 

o la borsa o la vita 

quella vera 

di vita 

qual è in fondo ? 

io lo chiedo ancora a te

esperta di carezze sulla testa dei bambini 

tu che sai ubriacarci di bugie a colori 

assassina della ragione 

e regina di ricordi 

Signora Effe 

dimmelo tu 

ti ricordi ?  

Quando ci siamo tuffati nel vulcano 

o siamo quasi caduti dentro l’infinito scivolando tra le righe di un maccherone  

Quando suonavamo insieme coriandoli d’amianto 

parlando con Gesù in casa di alieni  

mentre fuori il nostro orso gigante mangiava la polvere di stelle frantumate

con le sue sette zampe fatte di buio  

dove siamo caduti adesso ? 

che ci facciamo qua ?

in questa realtà così crudele 

così secca

sfatta di governanti 

di numeri pari 

di certi binari 

tornami addosso Signora Effe

tornami sopra  

riprendi quella piccola mano 

riforniscila di elio 

e in cima al grattacielo 

fammi rivedere il mondo tutto bianco di nuovo 

fammelo imbrattare ancora 

a mani piene e sporche 

a disegni disegnati male 

che non è più solo una gara tra scimmie vestite 

dammi una gomma 

con cui cancellare i banchieri 

tutti quelli che indossano il grigio dentro 

che servono gli aridi sorrisi 

lasciameli sporcare di sguaiate risate 

cucimi una tuta aderente e inventiamo un nome 

con o senza mantello 

fammi volare 

ancora 

sopra la mia scuola arrugginita  

fammi riscavalcare i ferri allargandoli col petto 

perché ancora non voglio arrendermi 

e fammi sparare con due dita 

a tutti gli algoritmi 

vendicando l’innocenza 

versa nel mio bicchiere il sapore dell’anima di chi ci piace 

senza doverne capire il trucco 

senza cercare il difetto 

senza guadagnarci 

ne vedere dritto 

ridacci il nostro nano quotidiano 

imbratta la ragione degli stolti 

degli storti 

dei quasi morti 

ballami tutto il tuo tip tap in testa  

mischialo a piedi brasiliani

neri di sabbia 

e lindi di rabbia  

apri tutte le bocche 

mettici un verso e una parolaccia 

la più peggio che c’hai 

di quelle che non ti fanno dire da piccoli 

che cade saliva della bocca mentre la mastichi al vento 

mettila dentro le orecchie e alla coscienza di tutte le maestre 

che ci facevano solo pregare e sentire in colpa 

incollala dentro le dentiere delle madri egoiste 

e Prudila nel sedere dei ragionieri dei numeri e della paura 

che dicano tutti 

Cacca   

e che la follia torni un pregio 

in ogni coro di orsi trasparenti 

e poi 

riportami su quella spiaggia 

a primavera 

quando si scappa dagli inverni 

e le onde fanno il solletico 

nascoste 

che se ci metti i piedi nudi 

e poi ti guardi intorno 

anche se ti vede qualcuno 

stavolta 

a diventare rosso ci pensa solo il sole   

 

M.Medensky

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