M. Medensky: Pugilati tra Anima e Parole – play

 

Vorrei spingere ancora quel Play

su alcuni tramonti andati

su quel walkman a bordo di una balena blu coi sedili in similpelle

con quei sedici anni

che sapevano di gasolio

sempre quello

nonostante il prezzo

spingere quel bottone nero

con le pile mezze scariche

che così le canzoni non correvano troppo

e il tempo era tutto per loro

e che per sentire quella dopo

il nastro diceva di aspettare

o serviva la matita per riavvolgere chilometri di desideri estivi

quel tasto che allargava il tempo

le scollature

le occhiate

e le timidezze

con i paesaggi che sapevano truccarsi da soli

pettinarsi col vento

tra sagome su finestrini di gomma bruciata dal sole

schermi per pensieri

e riempire i punti da uno a trentatré

quando le Bic verdi erano un prodigio

e capivamo tutto anche se non potevamo nulla

come oggi ma diverso

oggi che sappiamo tutto

ma non lo capiamo

alziamo la paletta su questo

su quello

con lo lo skip

lo switch

e lo shuffle

senza quel piacere

sessuale e potente

che provava il dito

teso e forte

su quel triangolo in rilievo

che faceva “TLok” 

a spingere in avanti il presente

che da quando corre da la colpa a noi

di essere sognatori

analogici

troppo lenti

noi che quel mondo era nostro

proprio nostro

tutto nelle mani e dentro la pelle

perché non aveva fretta di farsi spiegare

ma voglia di farsi guardare

magari anche un secondo solo

ma gigante e pieno di fantasia

dalla luna a qui

senza conoscere le misure di un attimo

sporchi di sabbia

e senza troppe maledette risposte

 

M. Medensky

 

 

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