">

M. Medensky: Pause dall'infinito

Chi di noi non cerca un'appartenenza con l’invisibile? 

Chi non cerca o sa di essere una stella ?

Fuori dal corpo 

che è solo un vestito con la zip 

dentro al quale ci dimeniamo 

in cerca di mischiarci 

con altre anime 

altre intelligenze 

con il sesso e con la morte 

con l’amore più tagliente 

sperando in certi attimi bianchi che quel corpo possa lacerarsi di piacere o di dolore 

e liberarci 

da qui 

dove siamo costretti a danzare abitudini e conflitti 

a gridare 

Bollenti 

e silenti 

Spiriti 

che chiedono di danzare ancora con noi 

di essere ascoltati 

di ridere o di dirci che va tutto bene 

o che sono arrabbiati ancora 

a noi che piace immaginarli 

mentre volano 

lenti e trasparenti 

come in tutti i film che conosciamo

coperti da lenzuola morbide 

certe notti in certe case in certe estati 

Saremo anche noi così Med? 

Avremo un astuccio morbido come quelli della scuola 

dove poter piegare stretti tutti i sorrisi commoventi e i momenti divertenti?

gli sguardi rubati 

I successi e i dolori da guardare e riguardare  

Potremo portarli con noi? 

In questa casa per esempio c’è lo spirito 

di una signora 

ha la faccia buona 

non vuole disturbare 

ma è arrabbiata con le figlie  

l’hanno lasciata morire sola 

e certe notti sento addosso i suoi occhi grandi e pesanti 

guardare nuove vite abitare la sua casa 

mi guarda con tenerezza e mi racconta delle sue figlie 

mi hanno lasciata sola

dice 

poi sorride e se ne va 

non vuole disturbare 

e ci protegge 

come i figli che non abbiamo voluto 

che mettono ali di farfalla e ci accompagnano 

separati da noi 

disegnano traiettorie su qualche cielo immaginario 

perché le anime vogliono esistere 

e non sopportano di essere cancellate 

si infilano nelle tasche della memoria 

e battono le ali a primavera 

mentre corri nei parchi 

o di notte vengono a trovarti 

volando intorno a una luce 

“ quella è zia Lisetta ” 

diceva mia madre quando arrivava una farfalla 

Ed io dove sarò? 

A chi rimane la gioia infinita del momento esatto in cui sai che hai fatto un gol da bambino? 

Tutti i miei soprannomi?  

il fresco sulle lacrime asciutte dopo un adagio di Mahler ?

Il grigio di Guernica e il blu di una penna sulle dita?

Il bruciore di certe sconfitte? 

Il sapore delle ciliegie rubate? 

Il momento in cui capisci con chi vuoi trascorrere questa vita per tutta la vita ? 

Non lo so 

non lo sappiamo 

ma lo sentiamo 

diamo sempre poca fiducia al Sentire 

siamo San Tommasi del cazzo a volte 

Perché la libertà chiede così tanto spazio? 

Perché facciamo tappa in questa terra dentro di noi? 

Perché ci facciamo sentire il fuoco squarciante dell’amore e dell’odio addosso per poi farlo tornare cenere?

Mille domande ancora vorrei farvi e mi faccio 

e ogni voce dentro sa la risposta 

ma il corpo è preso dal gioco del presente 

come un infante mangia sogni ed esperienze 

talmente preso da non curarsi per nulla dell’Infinito 

Forse questo è il dono della vita 

potersi dimenticare di noi mentre esistiamo 

lasciando agli spiriti il compito di tagliare l’aria col corpo 

di parlare senza parole 

di mettere il vento dentro un violino 

di lasciare alle foglie il verde appoggiato dai nostri occhi 

un tramonto o un'alba dentro il palmo della mano che si apre e si chiude 

qui 

tutti in scena 

a danzare milioni di emozioni 

e quando saremo altrove 

quella danza parlerà di noi 

per qualche Sempre mai a caso 

e quando saremo pioggia 

ascoltate 

ascoltateci 

e lasciatevi bagnare la fronte di sorrisi. 

ARTICOLI CORRELATI

Roma Italia lab srl

Autorizzazione Tribunale di Roma n.60 del 23 marzo 2017

Sede legale: Via Festo Avieno 59, 00136

Sede operativa: Viale Castro Pretorio 25, 00185

Tel. 06 85352463

P.I. e C.F. 11448611001

Direttore Responsabile: Caterina Grignani

Redazione: Simona Pandolfi & Allegra Mondello

newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione