M. Medensky: Vidi, vissi, Abissi

Abissi  

certi momenti brevi e densi 

il luccichio di una moneta che chiama 

la voglia di prenderla 

di averla 

che sfida e chiede le mani nel buio 

quel buio che abbiamo tutti e che sappiamo bene solo noi 

abissi pensieri 

sogni lenti 

giudizi incastrati 

dentro tentacoli di genitori 

nascosti da sabbie invisibili 

dolori segreti 

o gli occhi elettrici dell’ambizione

che nuotano disperati e chiedono di scendere come fosse salire 

la Pazienza 

è un abisso 

dove l’ancora non arriva più 

i discorsi profondi caduti in fondo alle liste di carta 

persi dentro notti di anni e amici fa 

più giù di un ippocampo che non saluta più 

scomodi 

freddi 

come certi montaggi 

ormai lenti 

certe scene 

certi film 

certe ex 

che sono abissi 

di nulla lontano 

quello che rimane di certi amori 

o certe periferie che avevi abitato 

quartieri e canzoni 

certi autunni 

certi fascisti e certi comunisti oggi 

gli amici che hanno capito tutto col culo dei padri  

tutti abissi sbiaditi 

i valori dei tuoi 

dei tuoi nonni 

in cambio di tonni sbronzi 

e bronzi finti  

e scarpe da ginnastica 

scacchi russi arrugginiti 

pesci elettrici e caviale 

lontani laggiù  

con le partite a Risiko

e i professori che sapevano spiegare Pirandello 

che mandano su bolle di passato 

in certi discorsi densi di etica e dadi naufragati nell’abisso

Le borse delle donne 

abissi infiniti

gli accendini scomparsi 

le lavatrici che gridano imbavagliate di notte 

certe porte 

certe camerette 

quando le dita umide possono lasciar gridare tutto il buio 

che si tiene per se 

dentro la testa che fa scoppiare il corpo 

in quel pozzo di luna 

dove stanno i buchi neri 

quando tutti 

diventiamo abissi 

la lentezza di certi pesci 

la liquirizia in bocca 

le sette di sera quando sei stanco 

i discorsi dei tassisti

abissi infiniti di solitudine molesta 

i vaffanculo non detti 

e quelli con gli occhi 

i giorni e gli anni 

che ci specchiano come certe curve sfatte di notte per le strade di Amalfi 

certi occhi neri

zitti e soli 

certi laghi calmi 

fermi e profondi  

il calore nelle grida di un gatto rinchiuso  

i locali vuoti 

certi cantautori 

sono abissi 

tutti gli abissi che guardo e galleggio 

con la cannuccia 

infilata nel petrolio di una notte nera 

ma non bevo 

perché ho dato 

monete e sangue

troppe  

a tutti i pirati che ho incontrato 

eccovi la mappa 

sono in fila laggiù 

tutte le pietre che brillano passato 

fatevi tentare 

prendete un bel respiro 

lungo più di mezza vita  

oro rosa e perle blu 

vestitevi di piombo 

lasciate qui il futuro 

e la luna per vedere chi eravate 

oggi rimango a guardare 

come un alba che non vuole pescare 

dondolo 

galleggio 

e vi guardo  

solo ogni tanto 

dall’alto 

da qui. 

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