Zi' Giulio, voce de Roma

Trastevere, un Rione che guardava agli avvenimenti dall’alto in basso. Scettico per definizione, come chi ne ha viste e sentite troppe per lasciarsi abbindolare...

«A Nèna…! Scénni!!»

La voce di Omero risuonava per tutto il vicolo del Cedro…

«Che vòi..» fu la risposta di Nèna, affacciata alla finestra, ancora tutta scapigliata.

«Scénni» ripeté Omero, questa volta sotto voce.

«Scénni che Quello ce da ’no Scudo2»

Non furono necessarie altre insistenze. Qualche secondo dopo, Nèna era per strada, a fianco del marito, mentre sistemava le ultime forcine nei capelli.

«Ma davero? E come mai?»

Urgono a questo punto, una precisazione e un passo indietro.

Precisazione: Quello, con la "q" maiuscola era il Duce.

Passo indietro: la distribuzione presso il Commissariato di zona si inquadrava, in quel 1937, nella politica demografica del Regime che favoriva le famiglie numerose e scoraggiava gli scapoli, appioppando loro una bella tassa.

Si pone a questo punto una domanda: Trastevere era forse un Rione3 “mussoliniano”? Decisamente no.

Era un Rione che guardava agli avvenimenti dall’alto in basso. Scettico per definizione, come chi ne ha viste e sentite troppe per lasciarsi abbindolare, e a troppi capovolgimenti aveva assistito per prendersela eccessivamente a cuore.

Comunque, sta il fatto, che nel 1922, quando ci fu la “marcia su Roma”, un quartiere e un Rione avevano accolto i sopraggiunti a muso duro.

A San Lorenzo4 c’erano state pistolettate, morti e feriti da tutte e due le parti.

In Trastevere i marciatori non avevano nemmeno provato a entrare, sommersi dall’indifferenza, parente prossima dell’ostilità.

E forse, ora, nel 1937, più di dieci anni dopo, le cinque lire, lo scudo, tutto sommato una bella sommetta per quei tempi, erano un modo per tenersi buoni i trasteverini, non si sa mai…

Ecco perché quella mattina, alle porte del commissariato della Pubblica Sicurezza, c’era una piccola folla via via crescente di mariti, mogli, ragazzini, ordinata, inattesa.

E c’era anche Zi' Giulio1, rigorosamente scapolo e solo, anche in mezzo a tanta gente.

Altezza medio-alta, traccagnotto, un viso che sembrava scolpito nel legno, occhi neri vivaci, ironici ma anche benevoli, venditore di lumache che cerca e trova lui stesso, di quelle grandicelle polpute, cibo prelibato e costoso, da vendere “all’estero” a Campo dei Fiori, proprio sotto la statua di Giordano Bruno «qui dove il rogo arse5».

Aveva avuto un grande amore, Giulio, poco più che ventenne, forse ora ne ha poco più di cinquanta, un amore serio ma finito male perché Lidia aveva dovuto soggiacere alla volontà del padre che la negava a “un venditore di lumache”, ancorché benestante, e la destinava, nientemenoché, capirai, a una Guardia Svizzera, un sergente. Figurarsi…!

Da allora era rimasto scapolo, ne pagava la tassa e... non gli mancavano le avventure vissute con eleganza, generosità e patti chiari.

Quando si trovò di fronte al commissario, costui, appollaiato dietro alla scrivania lo guardò sorpreso e dopo un attimo di esitazione, a bocca aperta:

«e voi?», fece.

«Sto qui solo per lo Scudo, risarcimento danni» disse Giulio imperturbabile.

«Ma.... il Duce… lo dona ai capi famiglia»

 «Apposta»

«E quale sarebbe... la famiglia vostra...?»

«Me stesso! Padre, figlio, fratello!»

«Sentite, voi siete una lingua sacrilega. Vi conosciamo, vi teniamo d’occhio. Voi, per dirne una, siete quello che si lamenta perché abbiamo perduto l’Impero! E invece il Duce, lui, ce lo ha dato, l’Impero!»

«Ma io parlo di cose serie!» ribatte Giulio «perché da quando Odoacre6…»

«Basta!» urlò il commissario, fuori dalla grazia di Dio, dando una manata sulla scrivania e alzandosi in piedi bassotto e grassottello.

«Fuori di qui, per questa volta!»

Lui lo fissò a lungo in atto di pietà, poi lentamente si avviò all’uscita e con passo da vincitore se ne tornò a casa.

E per il Rione corse la voce che Giulio le aveva cantate al Regio Commissario.

Passarono rapidi gli anni e arrivò il tremendo 1944.

I tedeschi avevano occupato Roma e i loro stivali ferrati risuonavano tetri sul selciato della città, c’era stata il rastrellamento degli ebrei nel Ghetto7 e Giulio contribuì a salvarne alcuni miracolosamente sfuggiti alla cattura nascondendo un ragazzo a casa sua, che poi fece passare, complice tutto il Rione, per un nipote, tramite un complicato giro di parentele. E bisogna aggiungere che malgrado il pericolo, a Roma molti furono gli ebrei salvati nelle case private o negli istituti religiosi.

Lenti, cupi, passarono i giorni.

Poi, un mattino del febbraio, sul Gianicolo, apparve un grosso cartello ai piedi della bella statua equestre di Giuseppe Garibaldi che guarda in basso la grande città cui il Tevere “serve da cintura”8.

«A Peppi' scenni che so' tornati!»

Questa era la scritta ed era un’invocazione, una speranza, un invito al glorioso condottiero e soprattutto ai romani perché riprendessero l’antica lotta risorgimentale.

Lo scritto scomparve rapidamente, il Commissario, non più Regio, che pochi giorni dopo sparì dalla circolazione e si seppe, a cose finite, che era andato a nascondersi9 in un convento, sembra sull’Aventino, il Commissario, dico, mandò due uomini in motocicletta che, arrampicati sul monumento, se lo portarono via, zitti zitti, guardandosi attorno come due ladri.

Nel Rione, al solito, la cosa fu risaputa, e molti pensarono che fosse stato Giulio, proprio lui, l’autore dell’impresa. Glielo chiesero più volte al momento che le nuove autorità volevano dargli un riconoscimento, una medaglia per questo gesto. Lui non confermò mai, ma neanche smentì.

Una volta gli sfuggì una frase ermetica e romanesca: «ma sì..! So' cose, che se se devono fa', se fanno10».

 

 

Piccolo dizionario romano e note:

1 Zi' Giulio: Prozio di chi scrive, trasteverino vero, famoso per la lingua tagliente e sintetica, famoso anche lamentarsi sempre della fine dell'Impero romano. Uomo coraggioso, forte e solitario.

2 Scudo: moneta d'argento del valore di cinque lire corrispondenti ad una somma abbastanza rilevante, col volto di Vittorio Emanuele III inciso su una delle facce.

3 Rioni: la parola rioni deriva da regiones, la divisione dell'Urbe voluta da Augusto. Per questo Rione non va confuso con quartiere.

4 San Lorenzo: noto quartiere romano anarchico e antifascista.

«Qui dove il rogo arse»: questa frase appare nella scritta incisa ai piedi della statua del grande filosofo martire, esattamente dove egli era stato arso vivo nel 1600. 

6 Odoacre: il guerriero barbaro che depose l'ultimo Re di Roma, Romolo Augustolo.

7 Rastrellamento del Ghetto: Sabato 16 ottobre 1943 i tedeschi circondarono il Ghetto e deportarono tutta la popolazione di 1259 persone, trasferite nei campi di concentramento. Ne tornarono solo 16.

“Serve da cintura”: verso che appare in una nota canzone romana, "Quanto sei bella Roma".

Nascondersi:  sentendo che il tempo volgeva al peggio per gli uomini come lui, gli Alleati erano già sotto Cassino.

10 «Ma sì..! So' cose, che se se devono fa', se fanno»: il rischio corso per mettere quel cartello, in un momento tanto critico era altissimo e il messaggio particolarmente sentito dalla popolazione. I tedeschi, in quel momento, imponevano le loro brutali leggi di guerra in tutto il territorio. 

 

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Roberto Prili, ahilui padre di Ilaria, grecista e latinista, ama la musica, il canto, la poesia, gli gnocchi alla romana e i gatti di cui è devoto amico. Si vanta di essere un trasteverino doc. Autore di un’ampia letteratura poetica in italiano e in romanesco, di saggi di storia della musica.

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