Dentro i quadri (e le città) con Google

Arriva a Roma il Google Grand Tour e rappresenta la città attraverso la statua di Pasquino. Un viaggio sulle orme di Goethe che vuole aprire nuovi percorsi in città includendo la realtà virtuale. Appuntamento il 2 e 3 dicembre al Macro Testaccio

Daydream, Tilt Brush, ARCore, Art Camera. Sembrano parole quasi senza senso, e invece sono le modernissime tecnologie che Google ha usato per la sua mostra itinerante che sbarca al Macro Testaccio il 2 e 3 dicembre, dalle 14 alle 22. 

La mostra, gratuita, è partita da Venezia, poi è approdata a Siena, Palermo e infine il Google Grand Tour, questo il nome completo, è arrivato a Roma. Goethe sarebbe contento di sapere che a oltre 200 anni di distanza ancora viene celebrato quel viaggio destinato a cambiare la percezione dell’Italia nel mondo, a celebrare le meraviglie del Belpaese e diffonderne la fama in tutto il mondo. Palermo, Siena, Venezia e Roma: sono loro le protagoniste indiscusse dell’evento, ognuna vissuta analizzando un particolare aspetto. Si parte con l’immagine di una veduta del Canal Grande di Canaletto: grazie alla Art Camera di Google si possono ingrandire i particolari del quadro e arrivare ad ammirare aspetti non percepibili ad occhio nudo, come ad esempio i panni stesi di un palazzo o i volti delle persone sedute su una imbarcazione.

Si arriva poi a Siena, dove la scena è dominata dal Palio. Grazie al visore Google DayDream ci si può immergere in Piazza del Campo, con una visuale a 360° gradi, proprio nel momento della partenza della celebre corsa. Un’esperienza emozionante e fuori dal comune: ci si estranea dalla realtà per immergersi nella folla vociante della piazza, proprio mentre sta per partire la corsa di cavalli più famosa del mondo.

Roma invece non è rappresentata né dal Colosseo, né da piazza di Spagna o dalla Basilica di San Pietro, come ci si potrebbe aspettare. Per la Capitale è stata scelta la statua di Pasquino, la statua parlante più famosa della città. Ha accolto nei secoli le celebri pasquinate, cioè sonetti in romanesco pungenti e critici verso le autorità, un vero spazio di libertà della città. Google definisce le pasquinate una prima forma di “comunicazione aperta”, concetto che alla base dei social network, ma forse su questo si potrebbe dissentire. Oggi la statua, che si trova nei pressi di Palazzo Braschi, è mutilata: Google ha riprodotto una copia integra e, attraverso Google ARCore, uno strumento per vedere la realtà aumentata dagli smartphone, mostra i messaggi che hanno lasciato decine di studenti delle scuole di Roma, proprio come fossero vere e proprie pasquinate. 

Merita un passaggio anche il Google Tilt Brush, una tecnologia che non solo permette una visione 3D in virtual reality, ma anche la possibilità di dipingere questa realtà virtuale e partecipare a un’opera collettiva di street art digitale. Google Earth VR accompagnerà, invece, i visitatori in un viaggio che consentirà loro di esplorare le mille facce di Palermo: dalle meraviglie dell'architettura normanna alla vita quotidiana nelle vie tradizionali. 

«Tutte le tecnologie di questa mostra sono straordinarie perché ci permettono di riscoprire dei capolavori in un modo nuovo – spiega Enrico Bellini, Public policy manager di Google Italia – Forse la più innovativa è quella applicata a Pasquino. La Art Camera, invece, può avere importanti implicazione nell’ambito dello studio delle opere d’arte e non solo: basti pensare che ancora oggi il quadro del Canaletto è studiato dagli esperti delle maree per capire come sono cambiate nel tempo».

Il progetto è promosso da Roma Capitale assessorato Crescita Culturale e assessorato Roma Semplice ed è realizzato in collaborazione con il Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, Outdoor Project by nufactory, Fondazione Musei Civici di Venezia, Accademia dei Fisiocritici, Consorzio per la Tutela del Palio di Siena e Teatro Massimo di Palermo. 

«Queste tecnologie - ha affermato il vicesindaco di Roma Luca Bergamo – possono avere un enorme potere di arricchimento della capacità di ciascuno di comprendere il mondo anche e soprattutto se riescono ad essere vissute in una esperienza collettiva. La tecnologia può aiutare ad arrivare a diffondere quel diritto alla cultura che non è riconosciuto a tutti e che invece dovrebbe esserlo perché è un meccanismo fondamentale dell’emancipazione umana». 

Nella Capitale la mostra è stata preceduta da una serie di incontri nelle Biblioteche della Capitale, dove i ragazzi delle scuole hanno potuto scoprire in anteprima le meraviglie tecnologiche contenute nella mostra. Con gli studenti i ragazzi del Comitato Giovani della Commissione italiana dell’Unesco, che hanno anche contribuito a molti dei contenuti presenti sulla piattaforma web. 

Sulla piattaforma di Google Art&Culture si sviluppano una serie di percorsi visuali per conoscere meglio le quattro città oggetto della mostra, una rassegna legata dal tema come la cultura italiana ha contribuito a trasformare il mondo moderno: si ricorda, ad esempio, che a Roma è nato nel 1734 il primo Museo di arte pubblica, i Musei Capitolini, che ospitava all’epoca i sei bronzi donati alla città da Papa Sisto IV. Si racconta la tradizione della Festa del Redentore a Venezia, nata in seguito ai tragici eventi della peste del 1575, la nascita del Teatro Massimo di Palermo, e la vita delle contrade di Siena. Merita attenzione anche la parte dedicata ai 9 film e libri dedicati al Grand Tour: a partire dal viaggio in Italia di Goethe del 1816, per arrivare a Frankestein di Mary Shelley, scritto proprio durante un viaggio della scrittrice nel Belpaese. Anche Twain e Gibbon furono ispirati dal Grand Tour. Tra i film ci sono Camera con vista del 1985, di James Ivory, e Un incantevole aprile di Mike Newell del 1991. 

Anche il sindaco di Roma, Virginia Raggi, non è voluta mancare alla presentazione dell’evento: «Vedere città dove non si può andare con un'esperienza così avvolgente consente di democratizzare la possibilità di viaggiare. Questo legame che si crea attraverso la tecnologia tra passato e presente permette anche di riscrivere un po’ i canoni di una città come Roma che non vogliamo assolutamente sia percepita come un museo, come qualcosa che non si può toccare. La possibilità di interagire, creare nuovi percorsi, nuove opportunità sull'arte, anche classica, ci permette di vivere e far percepire Roma come un laboratorio pulsante». 

 

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Nato e cresciuto a Roma, sono giornalista professionista dal 2012. Da sempre appassionato di storia, perché non possiamo capire il presente se non conosciamo il passato.

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