Insetti e patate, resistenze culturali ieri ed oggi

In fatto di cibo gli italiani sono conservatori, un italiano su due è contrario ai "novel food" e soprattutto agli insetti. Ma non è la prima volta che sulla tavola arrivano ingredienti apparentemente lontani dalle nostre radici culinarie. Come la patata, per anni considerata una pianta demoniaca e portatrice di malattie per il suo aspetto bitorzoluto, diffusasi in tutta Europa grazie a uno stratagemma dei sovrani francesi Luigi XVI e Maria Antonietta

Gli italiani amano le novità ma dipende in quale ambito; fanno code chilometriche per aggiudicarsi il nuovo smartphone e spesso e volentieri si indebitano per poter acquistare l’automobile ultimo modello, ma quando si tratta di cibo diventiamo estremamente reazionari. Proprio in questi giorni, per la precisione a partire dal 1 gennaio 2018, entra in vigore il "Regolamento UE n. 2015/2283" che disciplina il commercio dei novel food, e darà il via al commercio di insetti commestibili in tutta l’Unione Europea e quindi anche in Italia.

Come prevedibile per il momento gli italiani non sono molto propensi a cibarsi di insetti, un po' per la naturale repulsione che proviamo alla loro vista ma anche perché gli insetti non fanno parte della nostra cultura alimentare. Un italiano su due si dice contrario ai novel food (indagine Coldiretti/Ixesi). Molte le reazioni disgustate e contrarie a questa “imposizione” dell’Unione Europea.

Questi atteggiamenti avverse a nuovi cibi non sono certo nuove, andando indietro di qualche secolo una situazione analoga a quella che oggi si ha con i novel food c’è stata con l’introduzione dei nuovi cibi provenienti dalle Americhe. Per quanto può sembrare lontano dalla nostra realtà, prima della scoperta dell’America, molti cibi che oggi fanno parte della tradizione culinaria italiana erano a noi del tutto sconosciuti, patata, pomodoro, mais, cacao, peperoni, arachidi e molti altri cibi a cui siamo abituati. E che come nel caso del pomodoro sono diventati quasi l’emblema della cucina italiana mentre fino alla scoperta dell’America erano sconosciuti. Ed anche dopo la loro introduzione hanno dovuto faticare non poco per essere accettati ed entrare a far parte a pieno titolo della dieta quotidiana nostrana.

Le patate, di cui oggi ci nutriamo tranquillamente, hanno faticato non poco ad essere accolte nel nuovo continente; l’introduzione della patata è stata una grande rivoluzione, soprattutto per le classi più povere, in quanto un ettaro coltivato a patata sfamava più persone dello stesso ettaro coltivato a cereali, senza contare il fatto che coltivando patate non era necessario dover ricorrere al mulino come per i cereali, mulino spesso di proprietà del signorotto locale che voleva essere pagato per tale concessione.

La patata però, come dicevamo, è stata a lungo snobbata nel vecchio continente, dove fu importata nella metà del 1500, e per lungo tempo rimase relegata agli orti botanici; d'altronde la patata è una solanacea e all’epoca tutte le solanacee conosciute in Europa erano velenose, come velenose sono le foglie ed i frutti di patata e i tuberi stessi crudi.

Verso il 1700 i governi dei paesi dell’Europa centrale cercarono di far diffondere l’utilizzo della patata come alimento ma con scarsi risultati, la pianta era considerata velenosa, inoltre i suoi tuberi crescevano sotto terra e presentavano un aspetto bitorzoluto, non troppo dissimile dalle piaghe causate da qualche oscura malattia, caratteristiche sufficienti a farla etichettare dalla popolazione come pianta demoniaca, e a destinare i suoi tuberi all’alimentazione degli animali o delle classi sociali più povere.

La patata si diffuse lentamente come alimento solo a causa della fame e delle periodiche carestie che in quegli anni colpivano la popolazione. Un’astuta mossa per promuovere il consumo di patate fu messa in atto in Francia, dove per risolvere il problema delle carestie della metà del ‘700 l’Accademia di Besançon fece un bando intitolato Studio delle sostanze alimentari che potrebbe ridurre le calamità di una carestia, a cui rispose l’agronomo Antoine Augustin Parmentier, che nella la sua prigionia in Prussia durante la guerra dei sette anni, come tutti i prigionieri, fu nutrito con le patate ed ebbe modo di apprezzarne le virtù. Così il nostro agronomo partecipò al bando e convinse l’accademia, ma rimaneva ancora il problema di convincere la popolazione a cibarsi di patate; nonostante l'offerta di banchetti e degustazioni gratuite alla popolazione sembrava non ci fosse nulla da fare.

I sovrani di Francia Luigi XVI e Maria Antonietta volevano che il popolo francese si nutrisse di patate per scongiurare carestie e possibili rivoluzioni, non funzionando l’imposizione decisero di giocare d’astuzia. Fecero seminare delle patate in una loro tenuta e quando le piante iniziarono a spuntare dispiegarono un gran numero di soldati a sorveglianza dei campi, sorveglianza che però di notte veniva volontariamente diminuita; questo non poté che incuriosire la popolazione lì vicina. Se questi tuberi venivano sorvegliati notte e giorno dovevano pur valere qualcosa e così nottetempo i contadini andavano a far razzia nei campi del re per rubare questi preziosi tuberi. Il risultato fu che con gli anni la patata si diffuse in Francia e nel resto d’Europa.

Questo divertente aneddoto vuole far capire come spesso molte paure e preconcetti che abbiamo sul cibo sono solo dei pregiudizi, e che nonostante il mondo moderno e l’istruzione siamo ancora pieni di preconcetti, e di conseguenza finiamo per essere governati dalla pubblicità più che dalla nostra testa o palato.

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Classe '86, molto loquace e perennemente affamato. 

Laureato in Agraria all'Univeristà degli Studi della Tuscia con specializzazione in politiche economiche e territoriali agricole, lavora come Dottore Agronomo libero professionista e nell'azienda agricola di famiglia. 

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