Ultima chiamata per partiti senza memoria

«ho ritenuto fin dall'inizio che ci fosse il rischio che i populisti fossero la risposta sbagliata a una domanda giusta».

Non ho mai sottovalutato il populismo e, dunque, non ho condiviso il senso spregiativo con cui negli ultimi ultimi anni sono stati etichettati i movimenti che si sono battuti per tagliare sprechi e privilegi e per rimettere al centro i bisogni dei cittadini in un'epoca, peraltro, di grave crisi economica.
Tanti osservatori li hanno considerati fenomeni passeggeri, movimenti destinati a tramontare nel giro di pochi mesi, buoni soltanto a catalizzare la rabbia degli italiani in una ristretta fase storica. Insomma, hanno pensato che alla fine l'avrebbe spuntata l'establishment. Non è stato così e la vittoria di Trump negli Stati Uniti è stata soltanto l'ultimo colpo di scena in una storia lunga e coerente.
Nonostante il mio approccio sia stato differente rispetto a tanti, ho ritenuto fin dall'inizio che ci fosse il rischio che i populisti fossero la risposta sbagliata a una domanda giusta. Cioè che pur riuscendo a interpretare le necessità delle persone e a tentare di rimettere la realtà al centro della politica non potessero governare per la mancanza di un quadro coerente e di una visione di futuro, di un piano che guardasse alle prossime generazioni.
Ora i nodi stanno arrivando al pettine. In Olanda gli estremisti di Wilders hanno avuto un risultato deludente e resteranno all'opposizione. In Germania la cavalcata di Alternative fuer Deutscheland si è fermata, ponendo in bilico la leadership stessa del movimento. Aspettiamo la Francia ma secondo gli scenari che sembrano più probabili Marine Le Pen non ha possibilità di imporsi al ballottaggio alle prossime elezioni, nonostante gli scandali che stanno colpendo i suoi avversari (e un po' anche lei).
In Italia la situazione è diversa: il MoVimento 5 Stelle continua a crescere (i sondaggi gli danno oltre il 30 per cento). Non potrebbe essere altrimenti. Perché sia nel centrosinistra sia nel centrodestra non hanno ancora compreso che il dibattito pubblico deve cambiare passo, che serve un riformismo deciso e una classe dirigente competente e orientata al bene comune. Persone che non vogliono perdere tempo e che siano capaci di legare il proprio destino politico a risultati a breve termine. Se il Pd e Forza Italia, che sono i partiti più solidi del nostro sistema politico, non percorrono questa strada, allora da noi i cinque stelle catalizzeranno, giustamente, i consensi degli italiani.
Basterebbe che i partiti ritrovassero la memoria e recuperassero l'ambizione che avevano una volta di cambiare davvero le cose senza curarsi (troppo) dell'arricchimento personale. Dal lato opposto il MoVimento di Grillo e Casaleggio dovrebbe porsi subito un problema serio: se il suo obiettivo è quello di andare al governo per cambiare questo Paese, come riuscirà a stabilire un progetto di futuro soddisfacendo tutti gli interessi (alcuni in palese contrasto tra loro) che rappresenta?

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