Il risveglio che parte dall'hummus

Si chiama Hummustown ed è un catering di cucina siriana, una possibilità di lavoro per i rifugiati che adesso, attraverso un crowdfunding vuole aprire una sede. L'inventrice è Shaza Saker, arrivata in Italia all'età di tre anni e oggi program officer alla Fao. Ci racconta la sua idea e perché lavorare significa risvegliare la speranza

Mentre ascolto la musica siriana di Damascus musical group, mi chiedo come sia stato un tempo, vivere in Siria. Terra meravigliosa, mistica e affascinante la Siria, il cui nome evoca mondi lontani, pietre pregiate, fragranze orientali di spezie aulentissime. Eppure oggi, mandiamo  giù un sapore amaro ogni qualvolta ci giungono notizie belligeranti dal luogo. Poi, come se niente fosse, torniamo alle nostre attività quotidiane: chi cambia canale, chi spegne la radio o scorre il mouse sul prossimo articolo da leggere, magari incuriosito da qualche nuova trovata alimentare. 

Il cibo nel mondo, sin dai tempi dell’antichità, ha sempre avuto un valore integrante, di condivisione, unificatore. Merce di scambio, prodotto afrodisiaco, alchimia rituale. Oggi, il cibo costituisce un’opportunità economica in un mondo che cresce sempre più velocemente. È questo il punto di partenza del progetto Hummustown: la tradizione culinaria siriana per la resilienza. Un’alternativa economica per i rifugiati siriani qui a Roma, un modo per farsi conoscere e integrare la propria cultura a quella italiana, così avvinta al cibo e alla sua tradizione. La fusione che ne scaturisce mi fa viaggiare nel tempo fra tamburi incantati, suoni cromatici e colori caldi, brillanti. Dalla mezzaluna fertile alla capitale di un impero in decadenza. Laddove c’è frammentazione non resta che integrare i flussi di persone e tradizioni, tendenza che da sempre ha caratterizzato l’essere umano e stimolato la sua curiosità. Grazie alla mia passione per le tradizioni e all’esperienza professionale nel terzo settore scopro questa realtà in divenire. Fanno da sfondo all’iniziativa i locali di Scup - Sport Cultura popolare, in Via della Stazione Tuscolana, a Roma.

Fra tavoli di legno e banchetti imbanditi mi accoglie calorosamente Clara: «Qui a Scup cerchiamo di declinare il cibo come fattore sociale. Melting Pop è l'appuntamento mensile che mette sul piatto le culture popolari e da’ spazio a percorsi di auto-determinazione con progetti partecipativi e inclusivi. Questo mese, insieme al Baobab Street Food Catering, food-truck itinerante gestito da giovani di diverse nazionalità, per la prima volta abbiamo presentato il progetto Hummustown».

Hummustown è un progetto ideato da Shaza Saker a marzo del 2017, esattamente un anno fa. Arrivata in Italia dalla Siria all’età di tre anni, Shaza era stanca di osservare in disparte la situazione di persone innocenti costrette a fuggire dalla loro patria devastata dalla guerra, così ha deciso di agire. «Nonostante le competenze che i rifugiati acquisiscono nel loro Paese d'origine, una volta arrivati in un Paese straniero si trovano in uno svantaggio immediato, perché non parlano la lingua del posto e non hanno la rete di supporto che consentirebbe loro di esplorare opportunità di reddito» racconta Shaza.

«Il modo migliore per iniziare a guadagnare un reddito onesto e dignitoso è attraverso l’esercizio di un’abilità che trascende tutti i confini: la ricca tradizione culinaria della Siria»

Hummustown è un servizio di catering attivo in tutta la città, che offre opportunità lavorative per i rifugiati siriani della Capitale, preservando il loro patrimonio culturale. Oltre al prelibato hummus, dal quale prende il nome, il catering seleziona un cospicuo assortimento di deliziose pietanze siriane, tra cui falafel, foglie di vite ripiene, tabulé e gustosi dessert. Laureata in Buisness Administration presso la John Cabot University a Roma e attualmente impiegata come Program Officer della FAO, Shaza ha avviato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma GoFundMe. L’obiettivo della campagna è di raccogliere i fondi necessari per dare una sede vera e propria a questa coraggiosa impresa sociale: una cucina professionale, un ufficio, una sala riunioni e una reception.

Ad un anno dalla sua ideazione, Hummustown ha aiutato più di dieci rifugiati a diventare economicamente indipendenti. In questo momento ci sono sei rifugiati che lavorano attivamente come parte della squadra. L’obiettivo è permettere loro di raggiungere l’indipendenza economica e poter inviare aiuti alle proprie famiglie in Sira. «I rifugiati non vogliono la carità. Vogliono una possibilità». Questo credo ha ispirato Shaza a lanciare il progetto Hummustown, la cui visione futura è aiutare tutti i rifugiati a usare la loro ricchezza culturale per abbandonare l’immagine di dipendenti passivi e diventare membri attivi e indipendenti della comunità romana.

 

Foto di Elena Pascale

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